Toscana

MAREMOTO ASIA: SALGONO A 68.000 LE VITTIME ACCERTATE

Oscilla tra i circa 68.000 accertati e gli oltre 80.000 stimati dalle autorità locali il bilancio non ancora definitivo delle vittime del sisma che lo scorso 26 dicembre, sfiorando i 9 gradi della scala Richter, ha provocato una serie di potenti maremoti in Asia sudorientale. Mentre aumentano di giorno in giorno le cifre ufficiali di deceduti e dispersi, l’Indonesia continua a detenere il triste primato del maggior numero di morti, 32.502 contati fino a questo momento. In particolare è stata colpita la provincia di Aceh, situata sull’estremo lembo nordoccidentale dell’isola di Sumatra e teatro di una quasi trentennale guerriglia separatista; i giornali locali hanno definito il capoluogo, Banda Aceh, “una città di cadaveri”, mentre l’elettricità e le telecomunicazioni sono ancora in gran parte sospese e i generi alimentari scarseggiano. Un elevato prezzo in termini di vite umane è stato pagato anche dallo Sri Lanka (ex-Ceylon), grande isola immersa nell’Oceano Indiano a sud dell’India e a nord dell’arcipelago delle Maldive, dove si contano finora 21.714 morti accertati, ma si stima che il numero possa salire a 25.000.

Secondo il sito ‘Tamilnet’, espressione dei separatisti appartenenti alla minoranza etnica tamil, solo nel nordest – territorio controllato dalla guerriglia – i morti sono più di 10.000, soprattutto nella città di Amparai, che da sola ne conta 5.350. In India le autorità ufficiali parlano di quasi 12.500 vittime, tra cui almeno 7.000 uccise negli arcipelaghi Andaman e Nicobar, peraltro più vicini a Myanmar (ex-Birmania) e Indonesia piuttosto che al territorio indiano; un funzionario di polizia ha calcolato che uno su cinque abitanti del gruppo di isole Nicobar è morto, disperso o ferito.

In Thailandia i bilanci ufficiali riferiscono di 1.538 deceduti, ma secondo varie stime si potrebbe arrivare anche a 7.000, in particolare nelle località turistiche frequentate da numerosi stranieri. Il ‘Bangkok Post’, quotidiano tailandese, sottolinea la disperazione dei congiunti delle vittime e lo shock dei sopravvissuti, ma ricorda anche che, secondo il ministero del Turismo e dello Sport, la catastrofe potrebbe provocare la perdita di 200.000 posti di lavoro nel settore turistico.

Anche nell’ex-Birmania, Paese retto da un decennale regime militare, si teme un crollo del turismo, nonostante la situazione sia meno disastrosa che in altre nazioni e i morti accertati finora siano, secondo fonti ufficiali, novanta. Contenuto il numero delle vittime anche in Malesia (65) e nell’arcipelago delle Maldive (52), mentre in Bangladesh ci sono stati due soli morti. I maremoti hanno raggiunto anche le coste dell’Africa occidentale, dove si contano fino a questo momento 40 morti in Somalia, 10 in Tanzania e uno in Kenya.Misna