Toscana

MAREMOTO SUD-EST ASIATICO, OLTRE 80 MILA MORTI IL BILANCIO PROVVISORIO; FINI: 600 ITALIANI DISPERSI

Sono già 80mila le vittime accertate del maremoto che ha devastato il sud est asiatico. Secondo la Croce Rossa internazionale, che già da tempo ha stimato i morti in più di centomila, quelli accertati sono 83 mila. Solo in Indonesia è salito a 45.268 il bilancio provvisorio dei morti, ma le stime parlano di 80 mila. A Banda Aceh è morta una persona su 4. Nel Sud della Thailandia (1.975 morti accertati) ci sono 4.100 dispersi. In India i morti sono 12.500. Più contenuto il bilancio degli altri paesi coinvolti: 56 nel Myanmar (ex-Birmania), 75 alle Maldive, 65 in Malaysia, 40 in Somalia, 10 in Tanzania, 2 in Bangladesh e 1 in Kenya. Secondo l’agenzia Misna nello Sri Lanka ci sono 25.000 morti che vengono sepolti nelle fosse comuni dove finiscono anche i cadaveri dei turisti. Alcuni vengono cremati sul posto. A Pukhet, il bilancio dei morti è di 1.687 morti e di 4.265 dispersi. Difficile identificare i morti. L’Oceano Indiano appare ai sommozzatori un mare morto: distrutta la barriera corallina e scomparsi i pesci. Migliaia di corpi sono ancora persi in mare, abbandonati al sole, in zone irraggiungibili, nascosti sotto macerie e rovine lasciate dalla furia del peggiore tsunami della storia. Ma ora sono i vivi la principale preoccupazione delle organizzazioni umanitarie. L’Organizzazione mondiale della sanità ha messo in guardia che malaria, tifo, colera e altre malattie potrebbero uccidere tanto se non di più del maremoto. Cinque milioni di persone, che hanno perso tutto nella catastrofe, sono a rischio, senza acqua potabile, senza cibo, senza tetto, medicinali, aiuti di alcun genere.

Oltre cinque milioni i senzatetto secondo le prime stimei diffuse dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). “Stimiano a cinque milioni i profughi e le persone a rischio nella regione”, ha dichiarato Harsaran Pandey, portavoce dell’Oms per l’Asia del Sud. Pandey ha precisato che tre milioni di loro si trovano in Indonesia e un altro milione a Sri Lanka. Gli altri sono ripartiti tra India, Maldive e vari paesi.

E sono almeno 5 mila – secondo bilanci ancora non definitivi – i turisti europei ancora dispersi nel sud est asiatico e le speranze di ritrovarli vivi si affievoliscono di ora in ora. Tra di loro ci sono anche 600 italiani, e ieri il ministro degli Esteri Gianfranco Fini ha invitato a prepararsi al peggio, così come tutte le autorità delle altre nazioni europee coinvolte. Ufficialmente solo 212 vacanzieri europei sono stati dichiarati morti. Tra coloro ancora dispersi vi sono 1500 svedesi, 930 norvegesi, 1000 tedeschi, 600 italiani, 219 danesi, 200 finlanesi, 200 cittadini della Repubblica Ceca. Gli italiani presenti nelle aree colpite, tra vacanzieri e residenti, sarebbero stati, sempre secondo il ministro Fini, “almeno 8 mila”.

Il ministro ha anche reso noto che il numero delle vittime accertate è salito a 14 poiché, attraverso internet, è stato identificato il corpo di un uomo travolto dall’onda nell’isola di Phi Phi, in Thailandia. Si tratta di un veneziano, Alberto Boscolo, 38 anni. E in serata dalla Farnesina l’annuncio di un altra vittima identificata, Fabrizio Fanesi, deceduto a Pukhet. “Siamo fortemente allarmati per almeno 600 connazionali non rintracciabili o di cui non si hanno notizie”, ha detto Fini nella conferenza stampa di ieri pomeriggio, aggiungendo che purtroppo con passare delle ore aumenta il pessimismo. Almeno 300 di essi sono dispersi nelle zone di Khao Lak, Khrabi e Phi Phi. E ancora più esplicito ha affermato: “Se i morti accertati sono 14, sappiamo che sono di più. Altrimenti non vi avrei detto che siamo fortemente preoccupati per gli altri di cui non ci sono notizie”.

I numeri sono aumentati in maniera vistosa, ha spiegato Fini, perché da oggi prendono in considerazione anche i 3.500 italiani residenti nelle zone del disastro, che però sono piuù facilmente rintracciabili. E inoltre, nelle ultime 36 ore sono giunte all’Unità di crisi della Farnesina almeno 3000 segnalazioni nominative in più, che hanno così raggiunto il totale di oltre 5.500. Tuttavia, il problema continuano ad essere i cosiddetti “turisti fai da te”, poiché ormai sono ridotti a meno di una decina i dispersi tra quanti sono partiti con i tour operator. In questo quadro, Fini ha ribadito che comunque continuerà ad attenersi ad “una doverosa prudenza” nel comunicare le informazioni. Il ministro ha anche sottolineato che la macchina organizzativa lavora a pieno ritmo e che in tre giorni sono stati rintracciati o rimpatriati circa 3.500 connazionali. Sono stati rintracciati 50 feriti negli ospedali della zona di Phuket e due nello Sri Lanka ”purtroppo in condizioni gravi”.