Toscana

MEDIO ORIENTE: 500 FAMIGLIE ISRAELIANE E PALESTINESI FERITE DAL CONFLITTO INSIEME PER DIRE NO ALL’ODIO

“Noi sappiamo che è difficile dialogare e far dialogare coloro che da anni covano l’odio e la vendetta, ma cerchiamo lo stesso di formare le coscienze delle giovani generazioni per educarle alla pace”. Una testimonianza forte quella dell’associazione “Parens circle-Families forum”, che riunisce a Gerusalemme oltre 500 famiglie palestinesi ed israeliani che hanno perso un familiare durante il conflitto.

I responsabili sono in questi giorni in Italia perché hanno partecipato alla Marcia della pace Recanati-Loreto, proprio mentre si è conclusa ieri la Conferenza di Londra sul Medio Oriente che ha riunito i rappresentanti dell’Onu, dell’Unione Europea, degli Stati Uniti e della Russia, con un invito ad Israele affinché faccia la sua parte nell’applicazione della Road Map.

Tra le iniziative dell’associazione, campi scuola per bambini israeliani e palestinesi, oltre 1.500 incontri nelle scuole, o con adulti di entrambi i popoli che dialogano in piccoli gruppi, un progetto di scambio telefonico per conoscersi meglio: dall’ottobre 2002 si sono parlati attraverso questa linea telefonica oltre 1 milione di persone.

“Rappresentiamo un’associazione israeliano-palestinese di famiglie in lutto che lavora per il dialogo e per la pace”, ha spiegato in conferenza stampa Adel Misk, il medico palestinese che con Emanuela Cassouto, insegnante israeliana, ha fondato l’associazione. L’idea è stata lanciata nel 1995 da un israeliano che aveva perso un figlio in un attentato terroristico: dopo una prima reazione che poteva indurre alla vendetta, ha cambiato completamente atteggiamento passando dal sentimento del rancore e dell’odio alla riconciliazione, dal conflitto alla pace.

“Si volle, da subito – ha detto Adel – mettere insieme donne ed uomini israeliani e palestinesi per avviare un dialogo di distensione e di pace perché in questo conflitto non ci sono né vincitori, né vinti, ma solo vittime. Oggi siamo in 500 famiglie, 250 per parte, stiamo dialogando e lavorando per la pace cercando di insegnare ai governanti che è possibile sedersi al tavolo della pace e far terminare questa lunghissima stagione di sangue”.

“Noi siamo consapevoli – ha aggiunto Emanuela Cassouto – che l’immagine che voi avete in occidente è di sangue, di odio, di vendetta. Noi sappiamo che è difficile dialogare e far dialogare soprattutto coloro che, da anni ed anni, covano l’odio, ma la nostra mission è quella di formare le coscienze delle giovani generazioni per educarle alla pace. La difficile situazione deriva dagli spazi necessari alle due comunità per avere una Patria. Questo è un compito dei politici ed a loro noi rivolgiamo l’invito affinché trovino gli spazi adeguati per tutti. I nostri popoli si assomigliano, ma hanno bisogno di conoscersi per amarsi e rispettarsi. Siccome ci assomigliamo dobbiamo andare d’accordo e non lanciarci le colpe l’uno all’altro”. Sir