Dossier

Metereologia, quando l’uomo si fidava di asini e lumache

di Carlo LapucciNonostante i nuovi mezzi tecnici oggi a disposizione, le condizioni del tempo rimangono un problema e vengono fatte e comunicate con accanimento da giornali, dalla televisione e la tecnologia più sofisticata ingaggia una quotidiana, impari lotta con i fenomeni più irriducibili a norme e modelli di cartesiana limpidezza.

L’uomo della strada viene messo al corrente della situazione del globo terracqueo: vede monsoni in Cina, uragani in Australia, perturbazioni avanzare sull’Atlantico, aria fredda dalla Siberia, vento caldo dal Sahara, ma non sa cosa gli pioverà in testa il pomeriggio, e l’antico problema umano del «devo o non devo prendere l’ombrello» resta insoluto. Il più delle volte dopo la conferenza meteorologica della sera, al mattino si esce senza ombrello e ci si ritrova come l’uomo primitivo a ripararsi sotto la frasca, prendendo quella che piove e quella che casca.

Attaccati, attenti, pignoli, ossessivi con le previsioni del tempo erano i nostri nonni. Il perché lo possiamo spiegare con un esempio. L’aratura autunnale dei campi poteva essere fatta solo quando le piogge avevano «allentato» la terra: arare il terreno secco e indurito dell’estate significava sfiancare i bovi, rovinarli. Era quindi tutto uno studio su quando sarebbero venute le prime piogge dopo la calura estiva per poter cominciare il lavoro di aratura. Se pioveva troppo però non era facile lavorare: le zampe delle bestie affondavano nel fango rendendo faticosa o impossibile l’operazione, con il rischio che una gamba si spezzasse sacrificando una bestia che era un bene non facilmente sostituibile. Anche la semina e altre faccende dovevano esser fatte con condizioni climatiche particolari.

Si capisce dunque come una buona parte del tempo i nostri avi l’abbiano potuta passare a strologare il cielo e le nuvole. Da questa indagine è derivato uno studio attentissimo di tutti quei fenomeni naturali che, mediante variazioni di elettricità, umidità, vento, pressione atmosferica o altro, siano capaci di anticipare, sia pure di poco, una variazione meteorologica. Ne diamo una curiosa esemplificazione, della quale molti elementi sono ancora presenti nella nostra vita quotidiana.

Ape – Se le api non si allontanano per la raccolta del polline e rimangono intorno all’alveare è segno che si avvicina la pioggia.

Arcobaleno – Quando appare l’arcobaleno il tempo cambia e torna la buona stagione: Arcobaleno porta il sereno. È quindi il segno della fine del temporale. Arco di mattinariempie le mulina,arco di seratempo rasserena.

Asino – Quando l’asino tiene gli orecchi ritti, raglia con più frequenza, insistentemente e quasi dolorosamente, preannuncia una prossima pioggia.

Calendula – La Calendula (Calendula arvensis, o pluvialis) tiene durante il giorno i fiori chiusi nel caso che s’approssimi un temporale.

Cielo – Cielo a pecorelle acqua a catinelle.

Cornacchia – Quando le cornacchie fanno il bagno nei torrenti e alle fontane è vicina la pioggia.

Delfino – Quando i delfini giocano in mare è segno di pioggia vicina:

Ferite – Le vecchie ferite, le cicatrizzazioni di amputazioni, le fratture risanate delle ossa, i reumatismi cominciano a dare dolore o fastidio allorché muta il tempo.

Formica – Quando le formiche sono tutte fuori dal buco e brulicano in gran numero e pare che s’affrettino, è segno che vuol piovere.

Lumaca – Quando escono le lumache è segno di prossima pioggia.

Luna – Si crede che il tempo cambi, in buono o in cattivo alle quadrature delle fasi lunari. Quando la luna ha l’alone molto vicino pronostica bel tempo; quando lo ha lontano, pioggia.Cerchio vicinoacqua lontana;cerchio lontanoacqua vicina. Monte – Le cime isolate di alcuni monti si coprono d’un cappello di nuvole quando s’avvicina la pioggia. Quando è chiara la montagnamangia bevi e vai in campagna;quando è chiara la marinamangia bevi e stai in cucina.

Olivo – Quando l’olivo al vento rivolta le foglie, ossia mostra l’argento della pagina inferiore della foglia, è segno di pioggia imminente.

Rana – Quando la rana canta il tempo cambia. Il canto delle rane si fa insistente nelle afose giornate d’estate, molto prima che il tempo cambi.

Stelle – Pare che le stelle indichino tempo bello stabile solo quando, il loro tremolio, lo sfavillio si presenta né ridotto, né eccessivo.

Vilucchio – Il vilucchio dei campi chiude il suo fiore all’approssimarsi della pioggia.

Zanzara – La zanzara predice la pioggia quando si aggira insistente e il suo ronzio si fa più forte.

Il sonetto di Benedetto MenziniNel secolo XVII Benedetto Menzini (1646 – 1704) cantava i segni del tempo seguendo gli esempi antichi di Arato e di Virgilio: Sento in quel fondo gracidar la ranaindizio certo di futura piova;canta il corvo importuno, e si riprovala folaga a tuffarsi alla fontana.La vaccherella, in quella falda piana,gode di respirar dell’aria nuova;le nari allarga in alto, e sì le giovaaspettar l’acqua che non par lontana.Veggio le lievi paglie andar volandoe veggio come obliquo il turbo spirae va la polve qual palèo rotando.Leva le reti, o Restagnon; ritirail gregge agli stallaggi; or sai che, quandomanda i suoi segni il ciel, vicina è l’ira. La fantastica famiglia BaccelliLa famiglia che ha dato il nome al più famoso lunario toscano fa capo a un Cajo Baccelli dal quale provengono una serie di figli e nipoti «fabbricanti di lunari». Il vero erede sarebbe Sesto Cajo Baccelli, che sul suo lunario tenne il campo nelle previsioni dei tempo per gran parte dell’Ottocento e il secolo successivo:

Lunario per l’anno 1849, dell’insigne astronomo, filosofo e matematico Sesto Cajo Baccelli, il vero rampollo dell’estinto Cajo Baccelli, con le sestine del dottor Antonio Guadagnoli, Firenze 1849. Presso Giuseppe Formigli, in Condotta all’insegna dell’Arcangelo Raffaello.

Ma un fratello, di nome Settimo, gli insidiò il prestigio, non potendo la primogenitura, pubblicando a sua volta un lunario altrettanto prestigioso:

Lunario per l’anno 1853, dell’insigne astronomo, filosofo e matematico Settimo Cajo Baccelli, il vero rampollo dell’estinto Cajo, preceduto dalle solite sestine del dottor Antonio Guadagnoli, da altre utili, straordinarie notizie e con le solite Genealogie. Firenze, presso i Fratelli Formigli, in Condotta all’insegna dell’Arcangelo Raffaello 1853.

Per cui Sesto dovette uscire con le opportune specificazioni che ci dànno ulteriori chiarimenti sulla famiglia:

Il vero Sesto Cajo Baccelli, Indovino-agricoltore, fratello maggiore di Settimo Cajo Baccelli, nipote del celebre Rutilio Benincasa, astronomo-cabalista, Soprannominato Lo Strolago di Brozzi, Lunario per l’anno bisestile 1896, Compilato da Eduardo Ducci Firenze 1895, Eduardo Ducci – Tipografo.

Vero è che nel 1833 c’era già un nipote di Sesto Cajo Baccelli, che faceva a sua volta un lunario e qui la storia sarebbe lunga. Il segreto di questi lunari, dei quali il piatto forte erano le previsioni del tempo, è la formula semplice per la quale sono giunti fino a noi pressoché inalterati: succinte effemeridi, calendario, qualche proverbio, qualche consiglio pratico, segnalazione delle faccende stagionali, qualche notizia utile di fiere e mercati, filosofia spicciola da almanacco. Il libriccino stava tutto l’anno sulla credenza ed era parte importante del sapere comune.

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