Dossier
Metereologia, quando l’uomo si fidava di asini e lumache
L’uomo della strada viene messo al corrente della situazione del globo terracqueo: vede monsoni in Cina, uragani in Australia, perturbazioni avanzare sull’Atlantico, aria fredda dalla Siberia, vento caldo dal Sahara, ma non sa cosa gli pioverà in testa il pomeriggio, e l’antico problema umano del «devo o non devo prendere l’ombrello» resta insoluto. Il più delle volte dopo la conferenza meteorologica della sera, al mattino si esce senza ombrello e ci si ritrova come l’uomo primitivo a ripararsi sotto la frasca, prendendo quella che piove e quella che casca.
Attaccati, attenti, pignoli, ossessivi con le previsioni del tempo erano i nostri nonni. Il perché lo possiamo spiegare con un esempio. L’aratura autunnale dei campi poteva essere fatta solo quando le piogge avevano «allentato» la terra: arare il terreno secco e indurito dell’estate significava sfiancare i bovi, rovinarli. Era quindi tutto uno studio su quando sarebbero venute le prime piogge dopo la calura estiva per poter cominciare il lavoro di aratura. Se pioveva troppo però non era facile lavorare: le zampe delle bestie affondavano nel fango rendendo faticosa o impossibile l’operazione, con il rischio che una gamba si spezzasse sacrificando una bestia che era un bene non facilmente sostituibile. Anche la semina e altre faccende dovevano esser fatte con condizioni climatiche particolari.
Si capisce dunque come una buona parte del tempo i nostri avi l’abbiano potuta passare a strologare il cielo e le nuvole. Da questa indagine è derivato uno studio attentissimo di tutti quei fenomeni naturali che, mediante variazioni di elettricità, umidità, vento, pressione atmosferica o altro, siano capaci di anticipare, sia pure di poco, una variazione meteorologica. Ne diamo una curiosa esemplificazione, della quale molti elementi sono ancora presenti nella nostra vita quotidiana.
Ape Se le api non si allontanano per la raccolta del polline e rimangono intorno all’alveare è segno che si avvicina la pioggia.
Asino Quando l’asino tiene gli orecchi ritti, raglia con più frequenza, insistentemente e quasi dolorosamente, preannuncia una prossima pioggia.
Calendula La Calendula (Calendula arvensis, o pluvialis) tiene durante il giorno i fiori chiusi nel caso che s’approssimi un temporale.
Cielo Cielo a pecorelle acqua a catinelle.
Cornacchia Quando le cornacchie fanno il bagno nei torrenti e alle fontane è vicina la pioggia.
Delfino Quando i delfini giocano in mare è segno di pioggia vicina:
Ferite Le vecchie ferite, le cicatrizzazioni di amputazioni, le fratture risanate delle ossa, i reumatismi cominciano a dare dolore o fastidio allorché muta il tempo.
Formica Quando le formiche sono tutte fuori dal buco e brulicano in gran numero e pare che s’affrettino, è segno che vuol piovere.
Lumaca Quando escono le lumache è segno di prossima pioggia.
Olivo Quando l’olivo al vento rivolta le foglie, ossia mostra l’argento della pagina inferiore della foglia, è segno di pioggia imminente.
Rana Quando la rana canta il tempo cambia. Il canto delle rane si fa insistente nelle afose giornate d’estate, molto prima che il tempo cambi.
Stelle Pare che le stelle indichino tempo bello stabile solo quando, il loro tremolio, lo sfavillio si presenta né ridotto, né eccessivo.
Vilucchio Il vilucchio dei campi chiude il suo fiore all’approssimarsi della pioggia.
Zanzara La zanzara predice la pioggia quando si aggira insistente e il suo ronzio si fa più forte.
Lunario per l’anno 1849, dell’insigne astronomo, filosofo e matematico Sesto Cajo Baccelli, il vero rampollo dell’estinto Cajo Baccelli, con le sestine del dottor Antonio Guadagnoli, Firenze 1849. Presso Giuseppe Formigli, in Condotta all’insegna dell’Arcangelo Raffaello.
Ma un fratello, di nome Settimo, gli insidiò il prestigio, non potendo la primogenitura, pubblicando a sua volta un lunario altrettanto prestigioso:
Lunario per l’anno 1853, dell’insigne astronomo, filosofo e matematico Settimo Cajo Baccelli, il vero rampollo dell’estinto Cajo, preceduto dalle solite sestine del dottor Antonio Guadagnoli, da altre utili, straordinarie notizie e con le solite Genealogie. Firenze, presso i Fratelli Formigli, in Condotta all’insegna dell’Arcangelo Raffaello 1853.
Per cui Sesto dovette uscire con le opportune specificazioni che ci dànno ulteriori chiarimenti sulla famiglia:
Il vero Sesto Cajo Baccelli, Indovino-agricoltore, fratello maggiore di Settimo Cajo Baccelli, nipote del celebre Rutilio Benincasa, astronomo-cabalista, Soprannominato Lo Strolago di Brozzi, Lunario per l’anno bisestile 1896, Compilato da Eduardo Ducci Firenze 1895, Eduardo Ducci – Tipografo.