Toscana

MILITARE MORTO, IL CORDOGLIO DEL VESCOVO DI SAN SEVERO

“Sono turbato. Di fronte a notizie simili si resta senza parole. Una tragica fatalità. Siamo vicini alla famiglia in questo momento”. Sono le parole di mons. Michele Seccia, vescovo di San Severo, che al Sir commenta così la morte, avvenuta ieri a Nassirya (Iraq) durante un’esercitazione militare, di Salvatore Marracino, sergente del 185° reggimento artiglieri paracadutisti della “Folgore” di Livorno. Aveva 28 anni e viveva a San Severo (Foggia). “Ho saputo pochissimo fa della tragedia. Resta la consolazione della fede. Di fronte a cose che a noi sfuggono resta sempre una risposta alta, una prospettiva di speranza, ma che oggi sfugge. E’ proprio davanti alla Croce di Cristo, richiamata dalla Resurrezione, che le cose più assurde trovano il loro valore”. “Ma c’è un’altra preghiera – ha aggiunto il presule – che questa morte non venga adesso strumentalizzata e non provochi divisioni. Viviamo in un tempo in cui per ogni cosa si creano contrapposizioni e schieramenti. Dobbiamo invece stringerci nel silenzio del dolore ma anche nella speranza”.

Salvatore Marracino, un giovane sportivo ed atletico, era in Iraq dal 25 febbraio ma aveva partecipato già a missioni all’estero, tra cui quella recente in Afghanistan. E’ morto per un colpo alla testa partito dal suo stesso mitragliatore mentre controllava perché si fosse inceppato. L’incidente è avvenuto alle 13 locali, le 11 in Italia, nel poligono «Garibaldi», ad una decina di chilometri dal quartier generale italiano di Camp Mittica, alla periferia di Nassiriya. Le sue condizioni erano apparse subito disperate. «Immediatamente dopo l’incidente», spiegano allo Stato maggiore della Difesa, Marracino viene trasferito in elicottero all’ospedale militare da campo di Camp Mittica. Poi viene trasferito all’ospedale di Kuwait City. Qui viene sottoposto ad un intervento chirurgico d’urgenza, ma non c’è niente da fare. Alle 14:30, ora italiana, muore.

In Iraq il sergente del 185/o Rao, il Reggimento acquisizione obiettivi della Brigata Folgore, era il vice comandante di un distaccamento. I compiti affidati ai paracadutisti del Rao sono molteplici, ma tutti delicatissimi: si tratta di raccogliere informazioni su obiettivi nemici e «passarle» al proprio comando. Più in generale, può parlarsi di «ricognizione in aree sensibili». «Un’attività – spiegano i militari – che si svolge principalmente in territorio ostile, in piccoli nuclei autosufficienti che agiscono in modo isolato».

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