Toscana
NAVE NATO PIANOSA: POLEMICHE SU PRESENZA IN ARCIPELAGO
Una tempesta di polemiche si sta abbattendo sulla nave arenata davanti a Pianosa, la tedesca Alliance, della Nato, incagliata da sabato. Da una parte – ma la Procura di Livorno con il sostituto procuratore Antonio Giaconi ha aperto un fascicolo d’indagine per valutare se vi siano state condotte illecite che abbiano determinato l’incidente – l’Università di Pisa che assicura sugli scopi scientifici della presenza dell’imbarcazione, dall’altra alcuni parlamentari che avanzano molti dubbi sui reali scopi di questa missione. La «Alliance», che era appoggiato da un’altra unità Nato, la Leonardo, è finita su una «secca» di scogli non segnalata danneggiando seriamente lo scafo: il comandante ha così diretto la prua verso la sabbia di cala Giovanna, davanti alla quale la nave si è definitivamente arenata, mentre i 19 a bordo sono stati portati sull’isola dove però è stato vietato l’attracco per i 350 visitari ammessi ogni giorno nella riserva naturale. L’interrogativo posto dai politici è soprattutto quello se davvero la missione era solo scientifica (ufficialmente la nave oceanografica avrebbe dovuto effettuare ricerche sulle posidonie che si trovano sui fondali dell’isola) o se invece servisse anche per altri scopi.
La missione scientifica è confermata da Francesco Cinelli, professore del dipartimento di Scienze dell’uomo e dell’ambiente dell’ateneo pisano, e Steven E. Ramberg, direttore del Nurc, il centro di ricerca sottomarina della Nato di La Spezia. «Il dipartimento – si legge in una nota dell’Università e del Nurc di La Spezia – sta conducendo una campagna oceanografica nei pressi dell’Isola di Pianosa che vede coinvolti oltre all’Università di Pisa, il Nurc, il Mit (Massachusetts Institute of Technology) e lo Scripps, Institution of Oceanography, ed ha lo scopo principale di verificare la distribuzione e la struttura della prateria di posidonie e di analizzare sistemi di comunicazione acustica fra veicoli robotizzati capaci di navigare autonomamente investigando e caratterizzando i fondali marini».
Ma mentre il ministro per l’ambiente Altero Matteoli dice che sta vigilando, il ministero ha fatto posizionare barriere galleggianti intorno allo scafo e davanti alla costa «per scongiurare ogni rischio di inquinamento». E questo fa aumentare i dubbi. I Verdi, con il deputato Marco Lion, respingono la verità ufficiale e che «si sa tutto sulla posidonia» ed ipotizza «rischi di esperimenti in corso». Ermete Realacci di Legambiente chiede al governo «immediati chiarimenti» e «se ci sono rischi». Tre deputati Ds, Mussi, Pisa e Calzolaio, interrogano sui rischi e tempi e modalità di recupero della nave, mentre il responsabile mare di Legambiente, Sebastiano Venneri, afferma che «la nave della Nato non studiava la posidonia ma «testava raffinatissimi robot subacquei realizzati negli Usa» e che siamo di fronte ad «una militarizzazione dell’isola».
In giornata si erano anche diffusi voci su possibili esperimenti con piccoli siluri, addirittura mini missili, ma poi è arrivata la nota dell’Università. Ed anche la Regione Toscana per bocca del presidente Claudio Martini chiede al governo di «chiarire i reali contorni della missione dell’Alliance» e la garanzia del rispetto delle eccezionali caratteristiche naturalistiche dell’Arcipelago.(ANSA).