Toscana

Non parla più italiano l’acciaio di Piombino

di Ennio CicaliAnni terribili, quelli vissuti da Piombino negli anni ’90. Era una delle capitali dell’acciaio, il primo stabilimento risale alla fine dell’800 e sin dall’inizio furono realizzati impianti all’avanguardia, capaci di produrre acciaio direttamente dal minerale di ferro. A Piombino, infatti, è stato realizzato nel 1909 il primo stabilimento a ciclo integrale d’Italia. Poi la crisi inarrestabile della siderurgia pubblica ha fatto temere il peggio: migliaia di miliardi bruciati in salvataggi falliti, migliaia di posti di lavoro persi. Poi allo Stato sono subentrati i privati e si è potuto parlare di ripresa, il prezzo è stato altissimo: in dieci anni si sono persi circa 15 mila posti di lavoro. Nel 1993 arriva a Piombino la Lucchini, per qualcuno è una fortuna: il rischio era che gli altiforni si spegnessero, il timore di chiudere Piombino era lampante. Non sono stati anni facili fin dall’inizio, con 50 giorni di sciopero contro l’arrivo del gruppo lombardo. Oggi siamo alla cessione ai russi della Severstall, uno dei pochi gruppi siderurgici a dimensione mondiale, che si affianca a Magona e Dalmine, gli altri due importanti stabilimenti anch’essi in mano straniera. Una nuova opportunità per lo stabilimento di Piombino, l’unico a ciclo integrale che produce prodotti lunghi in Italia, una struttura con grandi potenzialità, quel che occorre è sapere come coglierle. Dopo un periodo di difficoltà sembra profilarsi una ripresa mondiale del consumo di prodotti siderurgici, di cui il comparto piombinese è produttore. Un particolare che può influire positivamente sull’occupazione: le 230 assunzioni fatte da Lucchini nel 2003 sono un segnale da non sottovalutare. L’importanza che Piombino riveste per il mercato mondiale dell’acciaio, è testimoniata dalla solidarietà sviluppatasi all’interno del gruppo francese Arcelor, un colosso mondiale, dopo l’incendio alla Magona.

Il presidente Guy Dollè ha assicurato il potenziamento dello stabilimento, che produce lamiera, con nuovi investimenti. Non solo acciaio, in Val di Cornia, di cui Piombino è parte importante, si produce l’80 per cento dell’energia regionale attraverso le centrali Torre del Sale, Ise ed Elettra. Occorrono interventi da parte dell’Enel per riqualificare e riconvertire i siti produttivi che maggiormente rappresentano i punti critici per l’ambiente. Il rilancio delle attività produttive potrebbe frenare il progressivo declino della Val di Cornia, dove la popolazione attiva è diminuita sensibilmente: si è passati dalle 46 mila 067 unità del 1996 alle 34 mila 347 del 2002 per quanto riguarda i cinque comuni interessati.

Il sistema locale di Piombino e della Val di Cornia si è presentato in questi ultimi anni come un’area in grande trasformazione, un sistema locale che cerca di cambiare attraverso un processo di diversificazione dopo la crisi della grande industria siderurgica. Ciò nonostante, il prodotto interno lordo della Val di Cornia è per il 50% derivante dall’industria, mentre per gli occupati rappresenta il 30 per cento. Dati che rafforzano la convinzione che senza l’industria il sistema economico della Val di Cornia crollerebbe.

«Come Cisl riteniamo che Piombino e la Val di Cornia debbano continuare a difendere il comparto siderurgico – dice Sergio Polidoro, responsabile Cisl di Piombino, Val di Cornia, Elba –. La difesa passa inevitabilmente attraverso la sua compatibilità con il territorio circostante. Produrre acciaio in modo pulito si può e si deve pretendere se vogliamo davvero che l’industria continui a produrre occupazione e reddito. La Cisl è fortemente impegnata su questo fronte perchè siamo convinti che senza industria non vi è alcuna possibilità di sviluppo».

Il turismo potrebbe essere uno dei punti su cui basare la diversificazione economica della Val di Cornia, puntando sulla qualità e la quantità. Attualmente l’offerta turistica è focalizzata sul turismo balneare, con una forte presenza nel periodo estivo. E’ vitale dunque promuovere iniziative e interventi che possono attirare flussi turistici anche in altri periodi dell’anno. Un importante motore di sviluppo economico e occupazionale è rappresentato dal porto di Piombino, classificato di prima categoria, circondato da aree industriali dismesse e con un’unica strada di accesso. E’ necessario creare nuove banchine e aree per il potenziamento dell’attività commerciale e turistica della struttura portuale.

Intesa per lo sviluppo sostenibileSe tutto funzionerà Piombino diventerà ben presto un’altra città, che saprà garantire occupazione e salvaguardia ambientale, dando concretezza al concetto di sviluppo sostenibile». Così il ministro dell’Ambiente Altero Matteoli ha commentato la firma del recente protocollo d’intesa «per il miglioramento delle condizioni ambientali dell’area industriale e portuale e la riqualificazione del territorio. L’intesa è stata inoltre sottoscritta dalla Regione Toscana, Provincia di Livorno, Comune e Autorità portuale di Piombino, azienda siderurgica Lucchini». Un accordo che non è eccessivo definire storico e prevede un investimento pubblico di circa 40 milioni di euro per la riqualificazione ambientale. I fondi saranno per 27,5 milioni a carico del ministero dell’Ambiente, 10 alla Regione e 2 dell’autorità portuale. Tra gli interventi previsti azioni per migliorare le condizioni ambientali dell’area industriale e portuale e la sua riqualificazione territoriale. Tra gli altri punti da attuare lo sviluppo del porto commerciale e dell’ipotesi della rete autostradale del mare, l’adeguamento delle infrastrutture viarie per l’accesso al porto e il raccordo con il traffico locale.