Toscana
Onu, fame e terrorismo i flagelli da sconfiggere
Ospite di riguardo al convegno regionale di Azione cattolica celebrato recentemente a Siena, ha accettato di parlare con noi sul ruolo della Chiesa nello scenario internazionale. «La Santa Sede ci spiega è presente nella comunità internazionale con un proprio ruolo istituzionale ed ha missioni permanente a New York, Vienna e Ginevra. L’Onu è paragonabile a un moderno areopago e il contributo che la Chiesa dà è quello di osservatore: questo significa che partecipa ai dibattiti, ai negoziati, alla vita dell’Onu senza diritto di voto. Ma ciò non toglie che vi sia una partecipazione piena, intensa della Chiesa».
Le Nazioni Unite, di cui nel prossimo mese di ottobre si celebrerà il 60° anniversario, lavorano per promuovere il rispetto per i diritti umani, proteggere l’ambiente, combattere le malattie, favorire lo sviluppo e diminuire la povertà; guidano le campagne internazionali contro il narcotraffico e il terrorismo. Sono agenzie dell’Onu a stabilire gli standard che assicurano un trasporto sicuro ed efficiente via aria e via mare e si occupano della protezione del consumatore, dei diritti di proprietà intellettuale e di frequenze radiofoniche. Nel corso degli anni, l’Onu ha giocato un ruolo di primo piano nel contribuire a raffreddare le crisi internazionali e nel porre termine a conflitti di lunga durata. Le Nazioni Unite hanno organizzato e diretto complesse operazioni per il mantenimento della pace e l’assistenza umanitaria. Attualmente, con 188 Paesi aderenti, si può dire che fa parte dell’Onu ogni nazione del pianeta.
Nel 2000 fu celebrato il Vertice del Millennio, che stabilì otto obiettivi da raggiungere entro il 2015: riduzione della fame, della povertà e della mortalità infantile, aumento dell’istruzione, eliminazione delle discriminazioni sessuali, contenimento di malattie come HIV e malaria. «A cinque anni di distanza il piano segna già il passo avverte mons. Migliore perché nessuno di questi obiettivi si avvia a realizzarsi. Nel settembre dello scorso anno è squillato il campanello di allarme e sono stati avviati alcuni studi». Il primo rapporto ha sposato la teoria del multilateralismo, affermando che, se finora le decisioni venivano prese tra governi, oggi si muovono sullo scenario internazionale molti altri attori, quali ad esempio le organizzazioni non governative.
Il secondo studio ha analizzato il rapporto tra sicurezza e sviluppo, sostenendo che la prima non può più andare a discapito del secondo e che occorre raggiungere la sintesi di una sicurezza collettiva che abbraccia ad esempio la sicurezza alimentare. «È umiliante e scandaloso per la comunità internazionale sostiene Migliore che all’inizio del 2000 sia ritornata tra le priorità quella della riduzione della povertà, intesa come vera e propria miseria. È ritornata la fame nel mondo e non perché non ci sia abbastanza produzione, anzi il 2004, rispetto agli ultimi quindici anni, è stato quello con la maggiore produzione di risorse. Il problema è l’ineguaglianza della distribuzione che sta diventando evidentissima in America Latina e in Africa. Ci si preoccupa dello sviluppo sostenibile con grandi progetti e dispendio di risorse e si parla sempre meno di sviluppo come giustizia sociale e parità di accesso alle risorse».
Esistono due tipi di minacce alla sicurezza mondiale: da un lato le armi di distruzione di massa e il terrorismo che preoccupano essenzialmente i paesi ricchi, dall’altro le malattie, la mancanza di educazione, di pari opportunità, di condizioni minime per lo sviluppo della persona che riguardano invece i due terzi della popolazione mondiale. La tesi è che occorre trovare una soluzione equilibrata fra questi due tipi di esigenze.
Il terzo ed ultimo studio, che ha mobilitato più di duecento esperti e prodotto oltre settemila pagine, sostiene che gli obiettivi del millennio non sono stati del tutto disattesi, soprattutto nei paesi sviluppati. La globalizzazione però genera risentimento e instabilità, per cui va rivisto il sistema di solidarietà internazionale. Siamo lontani dallo 0,70% di prodotto interno loro che gli stati dovrebbero destinare a fini umanitari (0,16% gli USA, 0,14% l’Italia), dai grandi progetti al microcredito. Molto positiva l’opera della Caritas internazionale, che a differenza di molte altre organizzazioni non dissolve la gran parte delle donazioni in spese organizzative.
«La domanda comune a questi studi è se il mondo può essere ancora governato, e secondo quali modelli; conclude l’osservatore della Santa Sede in che modo cioè calare la democrazia nella globalizzazione. Lo spunto è la riforma dell’Onu, che dovrà essere approvata entro settembre e che pur non essendo solo superficiale non potrà essere comunque risolutiva, ma è in gioco la stessa governabilità a livello mondiale. L’attuale congiuntura è simile a quella verificatasi nel secolo XIX, con masse che lavorano e un ristretto settore dell’umanità che si arricchisce. Ciò dette luogo alla Rerum novarum e a movimenti di riflessione ispirati al Vangelo. L’auspicio è che questo scenario porti a un contributo efficace e operativo della Chiesa per dare senso e speranza al mondo di oggi».
Un ultimo accenno ad un altro tema caldo del dibattito internazionale, quello della legittimità di azioni belliche contro dittatori. «Sappiamo che purtroppo la violenza è congenita nel cuore dell’uomo e perciò nella società, per cui finché esiste la violenza deve esistere la maniera di fermare e disarmare l’aggressore afferma mons. Migliore . Non si può essere pacifisti in senso assoluto. Per la legalità e la legittimità delle guerre esistono criteri ben precisi. Il consiglio di sicurezza dell’Onu è l’autorità ultima di riferimento che decide se è arrivato il momento di usare la forza, senza ovviamente togliere agli stati la loro responsabilità individuale».
Come possibile strategia di pace padre Sorge ha indicato la strada della civile convivenza: «In un mondo globalizzato come il nostro abbiamo la necessità di vivere uniti mantenendo ciascuno la propria identità e avviando il dialogo da ciò che ci unisce ha detto La vera sfida sarà quella di dare un’anima al nuovo mondo che nasce e come cristiani vi siamo impegnati a doppio titolo, come cittadini e come credenti.
La maturità di una società si deduce dalla capacità di vivere uniti nel rispetto. Una società razzista e xenofoba è immatura. Solo se vivremo uniti nella diversità saremo una vera famiglia perché il pluralismo non è un ostacolo all’unità ma anzi una ricchezza».
Rafforzare l’Onu per un futuro di pace