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PACE IN SUDAN: RISOLUZIONE CONSIGLIO DI SICUREZZA RIUNITO A NAIROBI

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, riunito in seduta straordinaria nella capitale keniana Nairobi, ha adottato poco fa all’unanimità una risoluzione sul Sudan, in cui promette l’aiuto della comunità internazionale quando sarà raggiunto l’accordo di pace per porre fine al conflitto tra Nord e Sud e chiede la cessazione “immediata” delle violenze in Darfur, la regione occidentale teatro dal 2003 di una grave crisi politico-militare che ha provocato gravissime conseguenze a livello umanitario.

Nella prima parte del documento, il Consiglio “si impegna, dal momento della conclusione di un accordo di pace globale (tra governo di Khartoum e ribelli), ad aiutare il popolo sudanese alla costruzione di una nazione pacifica, unita e prospera, a condizione che le parti rispettino tutti i loro impegni, in particolare quelli sottoscritti ad Abuja (Nigeria) e N’Djamena (Ciad)”.

Il Sudan, il più vasto Paese dell’Africa (con un territorio di oltre 2,5 milioni di chilometri quadrati), è al momento devastato da due conflitti interni: quello tra il governo di Khartoum e gli indipendentisti del Sud – che dal 1983 ha causato oltre due milioni di vittime – e lo scontro in Darfur, dove due movimenti sono insorti in armi contro l’esercito e le milizie arabe filo-governative ‘Janjaweed’, che hanno preso di mira la popolazione nera locale, provocando un esodo di circa un milione e mezzo di civili, di cui almeno 200.000 nel confinante Ciad, e un numero imprecisato di morti (alcune decine di migliaia secondo fonti dell’Onu). A N’djamena venne firmato ad aprile un primo cessate-il-fuoco tra governo e ribelli del Darfur, mai rispettato da entrambi; lo scorso 9 novembre ad Abuja erano stati poi sottoscritti due protocolli sulla sicurezza e l’accesso umanitario. Ora l’Onu chiede l’impegno al rispetto di questi accordi. Non solo, ma – nella seconda parte della risoluzione numero 1574 – il Consiglio si dichiara “estremamente preoccupato per l’insicurezza e la crescente violenza nel Darfur, la situazione umanitaria catastrofica, le persistenti violazioni dei diritti umani e le ripetute infrazioni del ‘cessate-il-fuoco’”.

Nella risoluzione adottata stamani, si esige “che le forze governative, i ribelli e tutti gli altri gruppi armati mettano fine immediatamente a tutte le violenze e gli attacchi”, segnalati anche nei giorni scorsi da diverse agenzie umanitarie impegnate a favore della popolazione del Darfur. In modo analogo a due precedenti risoluzioni, il Consiglio di sicurezza ha deciso di verificare se le parti manterranno gli impegni, riservandosi – in un momento successivo – di “prendere le misure necessarie contro le parti che non manterranno gli impegni presi”. Lo scorso 30 luglio, nella prima risoluzione sul Darfur, l’Onu aveva chiesto al governo del Sudan di mettere fine entro 30 giorni alle atrocità che sconvolgono la regione, dichiarando l’intenzione di fare ricorso alle misure previste dall’articolo 41 della carta delle Nazioni Unite”, cioè minacciando sanzioni in caso del mancato disarmo delle milizie ‘Janjaweed’, considerate le principali responsabili della situazione catastrofica in cui versa il Darfur.

Il 18 settembre era stato adottato un nuovo documento, che faceva riferimento a possibili sanzioni anche nel settore petrolifero; in entrambi i casi si erano astenuti Cina, Russia, Pakistan e Algeria, che stamani invece si sono espressi a favore. Prima del voto di oggi, davanti ai Quindici, è stato firmato un memorandum d’intesa tra governo di Khartoum e i ribelli dell’Esercito popolare di liberazione del Sud Sudan (Spla), in cui le due parti si impegnano a firmare “al più tardi” entro il 31 dicembre un accordo di pace definitivo per porre fine alla guerra nel Sud. Secondo il Consiglio di sicurezza, questa intesa “contribuirà a instaurare in tutto il Sudan pace duratura e stabilità e a risolvere la crisi in Darfur”.Misna