È fumata bianca, il nuovo Papa è stato eletto, tutta piazza San Pietro è esplosa in grida di gioia e applausi appena visto il fumo bianco uscire dal comignolo della Sistina. L’emozione è palpabile e trepidante, in attesa che si scopra il volto e il nome del nuovo Pontefice che si affaccerà tra circa un’ora dal balcone della basilica per il rito dell’Habemus Papam. La fumata bianca sancisce l’elezione del Papa, avvenuta felicemente e canonicamente. Ma cosa è successo poco prima della fumata bianca? L’Ordo Rituum Conclavis, che riprende le disposizioni della Costituzione Universi Dominici Gregis, prevede che l’ultimo dei cardinali diaconi chiami nell’aula dell’elezione il segretario del Collegio dei cardinali, il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie e due cerimonieri. “Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?”, è la domanda del cardinale decano, che appena ricevuto il consenso chiede al nuovo successore di Pietro: “Con quale nome vuoi essere chiamato?”. Il nuovo Papa ha usato la semplice formula “Mi chiamerò ” per comunicare il nome da lui scelto. Dopo l’accettazione l’eletto (se ha già ricevuto l’ordinazione episcopale) è immediatamente “vescovo della Chiesa di Roma, vero Papa e capo del Collegio episcopale” ed “acquista di fatto la piena e suprema potestà sulla Chiesa universale”. Dopo l’accettazione, il rituale prevede che “si brucino le schede e le altre scritture e sia fatto uscire all’esterno la ‘fumata bianca’. Prima di affacciarsi il Pontefice, dopo avere indossato in sagrestia le vesti, con l’aiuto del maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, ritorna nella Cappella Sistina e siede alla cattedra. Quindi, il decano del Collegio dei cardinali introduce la lettura della Parola di Dio. Il Pontefice si alza, tutti stanno in piedi e il primo dei cardinali diaconi proclama il testo del Vangelo. Due i brani previsti: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherà la mia Chiesa” (Matteo 16,13-19) oppure “Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle” (Giovanni 21,15-17). Terminata la lettura, il primo tra i cardinali presbiteri recita l’orazione per il Pontefice, al termine della quale i cardinali elettori, secondo l’ordine di precedenza, si accostano al neoeletto per prestargli l’atto di ossequio e di obbedienza. Tutto si è concluso dal canto di rendimento di grazie “Te Deum, laudamus ”. Tra circa un’ora il cardinale protodiacono, in questo caso Jorge Arturo Medina Estevez, dalla Loggia esterna della benedizione della basilica vaticana, annuncerà ad alta voce al popolo l’elezione del nuovo Pontefice. Tutta la piazza è in attesa.Sir