Toscana
Pezzati, quando la politica era un’arte
Enzo Pezzati no: era di uno stile diverso, di un’epoca «altra». Un politico vero, si potrebbe dire pescando nel mare delle frasi fatte. «Uno che la politica la faceva somigliare a un’arte», come ha bene ricordato un «avversario» di tempi lontani: il comunista Marco Marcucci.
Ed ebbe carattere, Enzo Pezzati, quando venne eletto alla guida del Consiglio Regionale. Era il 1987 e, nel clima di allora, la sua elezione fece notizia così come lui, certamente, avrebbe svolto alla grande il suo ruolo, lungo un sentiero affascinante, se non fosse stato colpito dal male di una brutta malattia.
Il suo discorso di insediamento fu molto bello. «Non voglio essere al di sopra delle parti, ma voglio stare al di sotto laddove stanno le nostre comuni radici ». Chi scrive ricorda quel discorso come una fra le sensazioni più belle che ha mai provato in quell’aula. Alla fine occhi lucidi di commozione (sembra incredibile oggi che ci si possa commuovere per un discorso politico). Ma a essere lucidi non erano solo gli occhi del cronista politicamente vicino. Erano molti altri taluni insospettabili ad aver provato la stessa emozione.
Scrivendo per «Supplemento d’anima», la piccola ma tenace rivista di mons. Gastone Simoni per i cristiani impegnati nella società e nella politica, sull’ultimo numero Enzo Pezzati (e forse sono le ultime sue parole pubbliche) ci ha fatto riflettere sulla tenerezza di una lettera indirizzata dal prigioniero Aldo Moro alla moglie. «Vorrei capire con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo».
Uomo di carattere, politico di passione, cristiano di impegno Enzo Pezzati, adesso, è di sicuro in grado di capire come ci si vede. Di là, oltre l’ultima frontiera, dove oltretutto non esistono sentieri interrotti dal male di una brutta malattia.