Toscana

Politiche sociali, intervista al neo-assessore regionale Gianni Salvadori

di Simone Pitossi«Sto girando la Toscana, non mi fermo un attimo». Inizia così la conversazione Gianni Salvadori, il nuovo assessore chiamato dal presidente Claudio Martini per sovrintendere alle politiche sociali in Toscana. Lui non è nuovo al contatto con i problemi delle persone. Non ha neanche cinquant’anni ma alle spalle c’è una vita passata nel sindacato, prima negli edili poi alla segreteria regionale della Cisl. «Questo impegno però – spiega – è tutta un’altra cosa». Le sue competenze vanno dagli anziani agli immigrati, dalle carceri alle tossicodipendenze, dalla famiglia agli sfratti. Salvadori, dalla precedente Giunta, eredita la legge sociale, approvata nel febbraio scorso. «È una buona legge. Ora – osserva – si tratta di metterci i contenuti: da un lato il regolamento attuativo, dall’altro la legge sull’accreditamento e il finanziamento della legge stessa. Questo sarà l’aspetto più delicato».

A che punto si trova la Toscana delle politiche sociali?

«In una buona posizione. Ci sono molti interventi che vanno razionalizzati e resi maggiormenti evidenti».

Tra i provvedimenti più importanti che l’aspettano c’è il Pisr, il Piano integrato sociale regionale…

«Sarà la prossima sfida: dovrà essere fatto entro la primavera del prossimo anno. E in questo ambito dovremo individuare le scelte strategiche sulle quali la Toscana si muoverà. Questo sarà il tentativo per rimodellare lo stato sociale toscano rispetto ai bisogni nuovi che stanno emergendo nella nostra regione».

Il notevole invecchiamento della popolazione pone il problema degli anziani non autosufficienti…

«La questione della non autosufficienza è il problema sociale della Toscana. Per quanto riguarda gli anziani e in particolare per gli anziani non autosufficienti dobbiamo costruire nuovi servizi e, soprattutto, definire il fondo per la non autosufficienza».

Il problema, spesso, è che gli ospedali dimettono troppo presto e il territorio non è così veloce a trovare risposte…

«In Toscana si calcola che ci siano 100 mila anziani non autosufficienti. La risposta non può essere solo l’istituzionalizzazione di questi anziani. Sia per ragioni umane perché l’anziano vive meglio in famiglia, sia per ragioni di costi. Occorrerà costruire le condizioni perché le famiglie siano aiutate in questo compito ricorrendo alla sussidiarietà: assistenza domiciliare, volontariato, reti di solidarietà familiare».

Tra le sue deleghe c’è un progetto per la natalità. Quali interventi verranno messi in campo?

«Per parlare di natalità è necessario in primo luogo parlare di famiglia. Per questo è necessario creare politiche di supporto al nucleo familiare. Tra gli interventi mirati ci saranno il sostegno alle giovani coppie per l’acquisto dell’abitazione e la costruzione di asili nido per coniugare meglio lavoro e famiglia. Dobbiamo incidere anche su un altro aspetto, che non riguarda me direttamente, ma che è fondamentale: la precarietà del lavoro».

Un problema che riguarda la casa sono gli sfratti…

«Oltre 3.400 sfratti nel 2004 di cui due terzi per cause di morosità ci evidenzia le difficoltà economiche che sta investendo anche la Toscana. Oltre ad occuparci della situazione di queste famiglie, dobbiamo mettere in campo degli interventi pratici. Il problema è che anche i fondi governativi sono in diminuzione. Comunque, a breve, partirà la costruzione di 800 alloggi destinati ad affitti. E, in secondo luogo, dovremo istituire un fondo di garanzia per sostenere le famiglie in diccoltà».

Infine c’è la questione dell’integrazione degli immigrati…

«Dobbiamo mantenere le politiche di prima accoglienza ma contemporaneamente dobbiamo costruire politiche per la seconda fase. In questo senso, al primo posto ci sono i diritti e tra questi il diritto di voto affinché la persona non italiana si senta a tutti gli effetti cittadino di questo paese. In secondo luogo, dobbiamo lavorare sulla scuola perché i minori capiscano qual è la nostra cultura e il nostro stile di vita. Poi c’è il problema del lavoro e, soprattutto, la regolarizzazione della condizione dei lavoratori. Infine, c’è il grande problema abitativo. Per questo dobbiamo trovare omogeneità nei permessi di soggiorno in modo da riuscire a far rimanere da noi questi lavoratori».

La schedaNato a Pontassieve il 22 giugno 1956, Gianni Salvadori vive da sempre a Molino del Piano (Fi). Sposato, è padre di tre figli (Laura, Marco ed Elisa). Salvadori ha iniziato la sua attività in Cisl nel 1978. Dal 1992 è entrato a far parte della segreteria regionale Cisl. Il 4 gennaio 2001 è stato eletto segretario generale della Unione Sindacale Regionale Cisl della Toscana. Si è dimesso da segretario generale l’11 aprile scorso. Impegnato nel circolo parrocchiale di Molino del Piano, fa parte del consiglio pastorale parrocchiale. Le emergenze• INVECCHIAMENTO: 190%È l’indice di vecchiaia: per 1 bambino (0-14 anni) ci sono quasi 2 anziani (oltre 65 anni) • NON AUTOSUFFICIENZA: 100.000È il numero gli anziani (oltre 65 anni) non autosufficienti sul totale toscano di oltre 800 mila • DENATALITÀ: 1,17Il «tasso di fecondità» indica il numero medio di figli per donna. Uno dei più bassi in Europa • EMERGENZA ABITATIVA: 3.404È il numero di sfratti registrati nel 2004 di cui 2.131 dovuti a morosità • IMMIGRAZIONE: 5%È l’incidenza degli immigrati (residenti o con permesso di soggiorno) sulla popolazione toscana Marco Carraresi (Udc):«Alla Toscana manca una legge per la famiglia»«Quello che manca nel programma di governo regionale esposto da Claudio Martini è il tema delle politiche familiari». È l’osservazione di fondo di Marco Carraresi, capogruppo Udc in Consiglio regionale.

«Ciò che è presente o compare in maniera disomogenea oppure è sostanzialmente sottovalutato», spiega il consigliere regionale. «È vero – continua – si parla di natalità, si parla di emergenza casa, ma sono convinto che una politica familiare più articolata e coordinata debba stare al centro del più complessivo intervento sociale, quale cardine fondamentale». Carraresi poi incalza: «Anziché varare immaginifici assessorati, un assessorato per le politiche familiari sarebbe stato un segno forte di attenzione e uno strumento efficace per coordinare e promuovere azioni di reale impatto e sostegno sociale».

«È necessario passare da una politica assistenzialistica – continua – ad un’azione che individui la famiglia come prima e principale destinataria dei servizi». Per questo – continua il capogruppo Udc – pur riconoscendo che la legge sociale n. 41 è buona, alla Toscana manca invece «una specifica legge per la famiglia, che quasi tutte le regioni hanno». E, infine, per quanto riguarda gli anziani, il problema «è stato confinato all’aspetto delle strutture residenziali ma non sono state date risposte concrete ed utili ai bisogni che l’anziano esprime».