Le origini del rapporto tra musica e cristianesimo si fanno concordemente risalire al costume ebraico di eseguire canti rituali durante le cerimonie religiose, usanza passata quasi intatta presso i primi cristiani, come documentano alcuni passi degli Atti degli Apostoli, delle Lettere di San Paolo e degli scritti dei Padri della Chiesa. Se ne deduce che quel rapporto si sia stabilito sul piano della musica liturgica, cioè di quella musica ben presto divenuta parte integrante della celebrazione rituale. Fattori diversi, intrinseci tanto contesto dei diversi stili musicali quanto agli usi liturgici, hanno portato alla nascita e all’affermazione, a partire dall’epoca barocca, di un repertorio di ispirazione religiosa a fianco di quello specificamente rituale, che la Chiesa cattolica non ha poi avuto difficoltà a riconoscere come «musica sacra». Si tenga presente, per una migliore conoscenza di questi sviluppi, il capitolo sesto della costituzione Sacrosanctum Concilium del Vaticano II.Eseguito sia in spazi tradizionali, come chiese e oratori, sia in spazi di solito riservati all’attività concertistica e operistica, questo più recente repertorio si è vento sempre più distinguendo dal primo anche in relazione al testo e alla lingua adoperati. Ma l’uno e l’altro rappresentano il profondo movimento dell’animo umano che trasforma lo stupore e la meraviglia di fronte alle grandi opere del Signore in lode e preghiera. La musica sacra è dunque musica pura, elevazione verso lo splendore e la gloria di Dio. Pensiamo a quelle meravigliose espressioni della fede cristiana e dell’animo popolare che son oil canto gregoriano, la laudi medievali e le sacre rappresentazioni, ricca fioritura di azioni sceniche e cantate che, insieme alle pitture e alle sculture delle nostre chiese, hanno esaltato la figura del Cristo redentore.Non sarà, quindi, esagerato affermare che anche la musica, con il suo linguaggio universale, esprime la ricerca di Dio da parte dell’uomo. La musica, come l’arte in genere, è il segno di un ottimismo, di una fiducia, di un’apertura nei confronti di Dio con cui si accetta di dialogare, in termini aspri e desolati a volte, ma sempre con il desiderio di ricercarlo e di interrogarlo. Per questo si può affermare che l’intero universo musicale si inserisce da sempre, al di là delle epoche storiche e degli stili, nel mondo religioso. Ricerca di Dio, nel campo musicale, non può tuttavia significare cammino cosciente, riflessione sistematica in merito al problema teologico o ai suoi riflessi esistenziali. Anche là dove sembra più forte la consapevolezza e più avvincente lo slancio dell’artista, la funzione della musica rimane sempre quella di accennare, invitare, accompagnare l’ascoltatore. Fin sulla soglia di quella trascendenza che non si impone di forza, ma che suscita in ciascuno il desiderio di conoscerla.B.C.