Toscana

R.D. CONGO, ITURI: LIBERATI OPERATORI UMANITARI DI ‘MEDICI SENZA FRONTIERE’

Sono stati liberati oggi a Bunia i due operatori umanitari dell’organizzazione ‘Medici senza frontiere’ (Msf) – un francese e il suo autista congolese – rapiti da una banda armata il 2 giugno nella provincia nord-orientale dell’Ituri. La MISNA lo ha appreso poco fa da fonti della stessa organizzazione a Ginevra. I due hanno già raggiunto i propri colleghi di Msf a Bunia e si trovano in buone condizioni di salute. Erano stati fermati da alcuni miliziani mentre si stavano dirigendo verso il campo sfollati di Jina, nella zona di Djugu, situato circa 35 chilometri a nord di Bunia. L’organizzazione è presente dal 2003 in Ituri per prestare assistenza sanitaria ai civili di questa zona, dove negli ultimi anni gli scontri tra fazioni ribelli rivali hanno provocato decine di migliaia di vittime e mezzo milione di sfollati. Secondo l’Onu negli ultimi mesi circa 13.000 ribelli hanno consegnato le armi, ma la zona rimane ancora insicura.

“Al rilascio dei nostri operatori hanno contribuito l’enorme mobilitazione della popolazione di Bunia e la buona collaborazione con la missione di pace dell’Onu in Congo”: lo ha detto da Ginevra alla MISNA Aymeric Peguillan, portavoce della sezione elvetica di ‘Medici senza frontiere’ (Msf), a proposito del rilascio dei due operatori umanitari dell’organizzazione – un logista francese e il suo autista congolese – avvenuto stamani a Bunia, nel nord-est dell’ex-Zaire – rapiti il 2 giugno scorso. La loro liberazione “è avvenuta senza condizioni” ha aggiunto Peguillan, spiegando che Msf – attiva dal 2003 nella tormentata regione dell’Ituri – aveva chiesto alla missione Onu (Monuc) e alle forze armate governative di sospendere le operazioni militari nella zona di Lopa, dove nove giorni fa i due dipendenti di ‘Msf’ erano stati fermati da uomini armati mentre si recavano in un campo profughi di Djugu, circa 35 chilometri a nord di Bunia.

In seguito al loro sequestro, l’organizzazione aveva sospeso gli interventi all’esterno del capoluogo Bunia; di fatto il resto dell’Ituri – malgrado la presenza di oltre 4.000 caschi blu dell’Onu e l’annuncio della smilitarizzazione di oltre 13.000 miliziani – continua a essere in gran parte insicura e controllata da gruppi armati. “Siamo molto alleviati per l’esito positivo di questa vicenda e ora stiamo riflettendo su come riprendere le nostre attività” ha detto ancora alla MISNA il portavoce di Msf – Svizzera, dal quale dipendono i due operatori rilasciati oggi. “È chiaro che i bisogni della popolazione civile in quella zona sono elevati e perciò la nostra presenza si rende necessaria, ma ora dobbiamo prima valutare con calma ciò che è accaduto, prima di prendere decisioni” ha aggiunto. Msf è presente a Bunia dal 2003 ed è arrivata ad avere 37 espatriati e oltre 600 collaboratori in Congo. Dal 1998 a provincia dell’Ituri è stata teatro di violenti combattimenti tra fazioni locali avversarie, appoggiate in alcuni casi da potenze esterne (in particolare Rwanda e Uganda, ma anche dal governo di Kinshasa) per il controllo delle enormi risorse minerarie di cui è ricca questa zona. Misna