Toscana

RAPIMENTO SGRENA: UNA GRANDE GIORNATA DI MOBILITAZIONE PER LIBERARLA

“Supplichiamo i nostri fratelli, nella persona degli ulema musulmani in Iraq e nella persona di tutte le istituzioni che abbiano a cuore la pace, di prodigarsi generosamente, attraverso tutto quello che sia in loro potere, per favorire la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena che opera col fine di favorire, rendere pubbliche e divulgare quelle che sono le sofferenze del popolo iracheno”: lo ha detto ieri, venerdì, giornata festiva e sacra per i mussulmani – nella moschea di Roma, davanti a giornalisti e telecamere delle reti televisive di vari Paesi e alla presenza del sindaco Walter Veltroni – l’imam Mohammad Shewmita, aggiungendo che la richiesta della liberazione “non risponde solo ai nostri principi umani ma è dettata dagli insegnamenti dell’Islam che respingono categoricamente oppressione e aggressività”.

Veltroni ha anche diffuso un appello mediante l’emittente del Qatar ‘al-Jazira’: “C’e’ una donna coraggiosa, una giornalista brava e impegnata per la pace che in queste ore e’ sequestrata; penso che la sua liberazione non sia solo nell’interesse dei suoi familiari e di tutti noi, ma sarebbe anche un segnale di grande importanza per la causa del popolo iracheno e della pace”. Durante una manifestazione delle “Donne in nero”, a Roma, una delle fondatrici del movimento, Luisa Morgantini, presidente della Commissione Sviluppo del parlamento europeo, ha detto: “Giuliana è una donna straordinaria, coraggiosa, che non uccide la verità ma la racconta nelle sue sfaccettature; Giuliana è una di noi, che non accetta ingiustizie e guerra. Voi, io, noi che, come Giuliana, crediamo che debbano essere gli iracheni a costruire il loro futuro e operiamo per un mondo senza occupazioni militari, dove si cerchi giustizia e pace, liberiamola”. Le ha fatto eco un’altra delle “Donne in Nero”, Doriana Goracci: “Il nostro è un sit in in favore di Giuliana e della giornalista francese e vogliamo lanciare un messaggio: il nostro rifiuto totale, radicale contro la guerra. Ci aspettiamo la pace, ci aspettiamo che vengano liberate queste donne, noi le aspettiamo a braccia aperte”. Il riferimento alla giornalista francese riguarda Florence Aubenas scomparsa a Baghdad dal 5 gennaio, presumibilmente rapita e di cui non si ha però alcuna notizia.

Dalla provincia di Domodossola, dove risiede, il padre di Giuliana, Franco Sgrena, ha detto: “Non ce l’ho con gli iracheni; Giuliana è sempre stata dalla parte di chi soffre e gli iracheni soffrono. Io sono stato un partigiano, ho combattuto per la libertà, e gli iracheni si battono per la democrazia e la libertà. Non posso avercela con loro. Chiunque sia stato a rapirla si rendera’ conto presto che mia figlia ha sempre fatto il suo lavoro di giornalista pensando alle gente comune e a chi soffre.” Sono state queste alcune delle voci e parole più significative di una giornata apertasi all’insegna di un cauto ottimismo e trascorsa mentre un po’ ovunque si moltiplicavano le iniziative per Giuliana. Una grande foto a colori della giornalista è stato esposto nella grande e trafficata Place de la Republique, a Parigi, tra quelle della collega del quotidiano ‘Liberation’, Florence Aubenas e dell’interprete iracheno Hussein Hanoun Al SaadiTiziana Ferrario della Rai ha ricordato che in 10 anni sono state uccise, svolgendo il loro lavoro, 99 giornaliste; alla presenza di giornalisti dei Paesi euro-mediterranei il comitato scientifico della ‘Fondazione Laboratorio Mediterraneo’ ha ‘ratificato’ e rilanciato l’appello del quotidiano “Il manifesto”.

Una rassegna completa di tutte le iniziative grandi e piccole che hanno costellato la giornata è forse impossibile, ma risulta che, mentre prosegue l’inchiesta avviata dalla procura di Roma per raccogliere tutti i possibili elementi utili a una conclusione positiva della vicenda, anche i servizi italiani di ‘intelligence’ “sono attivati, su diversi piani”, come ha detto all’Ansa (Agenzia Nazionale di Stampa Associata) una fonte anonima ma attendibile. [Misna]