Toscana
Referendum, i cattolici puntano all’astensione «partecipata»
Nonostante quello che affermano i fautori del «sì», la scelta di non andare a votare per un referendum è perfettamente legittima. Tanto è vero che una legge del 1999 (la n. 157) che stabilisce i rimborsi ai partiti in base ai voti ottenuti ed estende questo beneficio anche ai promotori dei referendum, solo per questi ultimi pone come condizione il raggiungimento del quorum. Non importa se poi gli italiani diranno «sì» o «no» al quesito proposto. I soldi pubblici arriveranno solo se la metà più uno degli italiani avranno ritenuto opportuno quel referendum, andando a votare (anche scheda bianca). Ed è un discorso logico. Il voto alle politiche o alle amministrative è un dovere civico, come lo è più in generale la partecipazione alla vita del Paese, ma perché mai 500 mila persone dovrebbero costringere tutti gli italiani a pronunciarsi sui loro quesiti?
Di questa campagna referendaria e delle possibilità di spiegare bene agli italiani l’importanza della posta in palio si è parlato nei giorni scorsi a Firenze, presso la sede di Toscanaoggi, in un incontro della Fisc, la Federazione italiana settimanali cattolici. A rispondere alle domande di direttori e giornalisti Carlo Casini, presidente del movimento per la vita e membro del comitato esecutivo di «Scienza e vita». In tutti c’è la consapevolezza che la «battaglia» sarà molto dura, perché accanto a motivazioni per così dire «ideologiche» (del tipo «l’embrione non è vita», «la legge non deve limitare le scelte individuali», ecc.) sono scesi in campo gli «interessi forti», quelli ad esempio legati alle cliniche che operano nel settore della fecondazione medicalmente assistita. Perché molti non sanno che proprio grazie alla mancanza di regole che c’era fino allo scorso anno nel nostro paese questi centri sono proliferati a livelli record: ben 6,74 ogni milione di abitanti, quando in paesi come l’Inghilterra o gli Usa il rapporto è rispettivamente di 1,75 e 1,45.
Gli embrioni così ottenuti venivano congelati e impiantati nella donna a più riprese.
Gli embrioni avanzati venivano utilizzati per la sperimentazione o addirittura eliminati.
Potevano accedere alle tecniche di procreazione artificiale anche donne anziane (le mamme-nonne), ed era possibile condurre gravidanze per conto di altri (uteri in affitto).
Era possibile produrre embrioni utilizzando ovuli e spermatozoi provenienti da persone estranee alla coppia e che rimanevano anonime.
Tutti e tre hanno diritto alla vita e che nessuno di essi può essere eliminato.
Anche la salute della donna è maggiormente rispettata, perché la legge impone ai medici di intervenire con gradualità e in modo meno aggressivo.
La procreazione artificiale è consentita solo a coppie di adulti sposati o conviventi, di sesso diverso, entrambi viventi, in età potenzialmente fertile.
Si possono produrre embrioni esclusivamente con gameti appartenenti alla coppia degli aspiranti genitori, garantendo al bambino genitori certi e conosciuti.
SESTINI (Forza Italia): Senza quorum è più facile migliorare la legge
PISTELLI (Margherita): Non andare a votare è una precisa scelta politica