Toscana

Regionali: candidati a confronto

di Simone PitossiAlle regionali del prossimo 3-4 aprile sono dodici le liste per cinque raggruppamenti ed altrettanti candidati presidenti: Claudio Martini per “Toscana Democratica”, Luca Ciabatti per “A sinistra per la democrazia”, Alessandro Antichi candidato di “Per la Toscana”, Renzo Macelloni per “Toscana Futura” e Marzio Gozzoli per “Alternativa sociale”. Tre coalizioni sono presenti in tutte le province, anche se con un numero di partiti a sostegno che varia. “Toscana Futura” non risulta presentata a Grosseto, mentre “Alternativa sociale” manca a Siena e a Livorno. Abbiamo intervistato i due maggiori sfidanti: l’uscente Claudio Martini e lo sfidante per la Cdl Alessandro Antichi. Toscana democratica: Claudio MartiniIl «new global» che vuol difendere il «made in Tuscany»Claudio Martini, 54 anni, è nato il 10 gennaio 1951 a Bordo, un sobborgo di Tunisi, dove la famiglia, originaria di Livorno, si era trasferita alla fine del secolo scorso. Dai 10 anni è però vissuto a Prato. Attualmente divorziato, ha un figlio. Muove le sue prime esperienze politiche nella federazione giovanile del Pci, iniziando una collaborazione con Antonio Bassolino. Nel 1985 è segretario del Pci a Prato e dal 1988 al 1995 sindaco di quella città. Eletto per la prima volta in consiglio regionale per il Pds nel 1995, in quella legislatura è stato assessore alla sanità. Nel 2000 è stato eletto presidente della regione con il 49,35% dei voti per Toscana democratica, coalizione che lo ripropone per un secondo mandato. Nel Comitato delle Regioni dell’Unione europea, dall’ottobre 2000, per questo organismo ha preso parte ai lavori della Convenzione europea che ha redatto la Costituzione dell’Unione. È stato anche vicepresidente del gruppo socialista del Comitato delle Regioni e membro effettivo della presidenza del Partito socialista europeo. Nel settembre 2002 è stato eletto Presidente della Conferenza delle Regioni periferiche marittime d’Europa. Alla vigilia del G8 di Genova, nel 2001 ha dato vita al meeting «From Global to Glocial» di San Rossore, per un tavolo di confronto fra movimenti no-global e pacifisti ed istituzioni, appuntamento poi diventato tradizionale.

• Sito: www.ulivotoscana.it e www.claudiomartini.it

Martini, lei viene da cinque anni di governo della Toscana. Qual è la cosa che vorrebbe fosse ricordata della sua presidenza?

«Sicuramente lo Statuto, anche se non è solo merito mio. È stato un esempio di dialogo istituzionale. Se ne posso aggiungere altri direi l’impegno sul tema della pace, le iniziative di cooperazione, la battaglia di civiltà sul condono edilizio, il sistema sanitario tenuto senza tasse e ticket, il grosso lavoro di sussidiarietà con Province e Comuni».

L’esperienza di «Toscana democratica» ha aperto la strada al centrosinistra italiano precedendo la nascita dell’Ulivo. Questa volta però non siete riusciti a fare l’accordo con Rifondazione comunista mentre il centrosinistra italiano va in questa direzione…

«Spesso siamo stati all’avanguardia. Ma il non aver fatto l’accordo, non significa che siamo la retroguardia. In Toscana c’è una storia specifica: dieci anni di opposizione netta di Rifondazione non si possono dimenticare. Noi siamo intenzionati a fare l’accordo, è scritto nel programma. Non ci incoraggia però il fatto che spesso Rifondazione intende l’unità più come competizione interna alla coalizione che come una capacità espansiva. Comunque restiamo fedeli al nostro proposito di arrivare al 2006, quando ci saranno le politiche, con passi avanti corposi nella costruzione dell’Unione anche da noi».

La nuova legge elettorale ha suscitato critiche nella società civile per il grande potere che dà alle segreterie dei partiti. Adesso stanno arrivando segnali di ripensamento anche tra i partiti. Lei cosa ne pensa?

«Tutte le critiche sono legittime. La legge dà grande potere alle segreterie dei partiti, se i partiti non fanno le “primarie”. Chi ha fatto le primarie ha chiamato alla partecipazione tanta gente che ci ringrazia di aver fatto questa esperienza. Io guardo avanti, la legge elettorale non si può giudicare oggi quando è appena nata. La vedo come un processo: oggi abbiamo fatto un primo passo. Ma indietro non si torna. Soprattutto nel centrodestra sento toni molto forti. Io consiglierei prudenza: a meno di grosse sorprese, noi saremo maggioranza e quindi non vedo come una minoranza possa imporre le proprie leggi elettorali».

Presidente, lei ha annunciato l’istituzione di quello che è stato chiamato l’assessorato alla pace. A cosa dovrebbe servire?

«Per la precisione sarà l’assessorato alla cooperazione e alla riconciliazione tra i popoli. Questi temi sono stati in primo piano nei cinque anni passati e lo saranno nei prossimi. Con l’assessorato vogliamo fare un’esperienza: vorremmo che la pace diventasse un tema che sta dentro al governo regionale a pieno titolo. Ma è solo un primo passo: abbiamo proposto anche la nascita di un’agenzia regionale che si occupi permanentemente di pace e cooperazione. Credo che sia bene che ci sia un uomo del governo che se ne occupi».

Tutti gli indicatori dimostrano che la situazione economica della Toscana sta segnando il passo. Qual è la sua ricetta per uscire da questa crisi?

«Se avessi la ricetta mi candiderei a presidente dell’Europa. A parte le battute, quello che si può fare è riassumibile in pochi slogan. Innanzitutto avere una forte politica internazionale che difenda le nostre produzioni con metodi non protezionistici e che costruisca intese con tutto il mondo, in particolare con i grandi paesi emergenti quali India e Cina. Secondo punto, un forte investimento sulla ricerca, l’innovazione e la qualità. Terzo, una riorganizzazione dei nostri distretti produttivi. Quarto, il contesto intorno al sistema produttivo – ovvero infrastrutture, energia, servizi – deve funzionare bene. Su ognuna di queste vie c’è un lavoro in corso».

Nell’ipotesi che sia rieletto presidente, quale sarà la prima cosa che farà?

«È una cosa alla quale stiamo già lavorando. Una delegazione dei distretti toscani andrà a Bruxelles a parlare con la Commissione europea per chiedere una forte iniziativa di difesa del “made in Italy” e del “made in Tuscany”».

Spesso lei è definito come il «presidente no global» per il suo impegno ambientale e per la sua presenza al Social Forum. Accetta questa definizione?

«Non sono mai stato “no global”. Se proprio mi si deve definire, preferirei la definizione “new global”. Perché penso che la globalizzazione si possa orientare meglio: quella alla quale stiamo assistendo è iniqua, accresce le distanze e non valorizza tutte le risorse del pianeta ma, anzi, le sfrutta e basta».

Un’ultima domanda. Perché un elettore cattolico dovrebbe votare Claudio Martini?

«Perché questa coalizione è quella che ha realizzato nel modo più intelligente e fecondo l’incontro tra i cattolici e i laici, tra il mondo del cattolicesimo democratico e la sinistra di governo. Perché i cattolici saranno sempre più presenti significativamente dentro la politica e dentro il governo della Toscana. E perché i nostri ideali di pace, solidarietà e sussidiarietà sono incomparabilmente più vicini agli ideali cattolici di quel mix di rampantismo ed edonismo che viene proposto dalla Casa della libertà».

Casa delle liberta’: Alessandro Antichiche costruirà l’alternanzaLa Casa delle Libertà si affida al sindaco di Grosseto Alessandro Antichi, 47 anni, avvocato, per cercare di battere il centro-sinistra. Sposato e padre di quattro figli, Antichi debutta in politica nel 1995 con una lista civica per le provinciali, sedendo nei banchi dell’opposizione all’amministrazione di centro-sinistra, per poi passare a Forza Italia. Nel 1997 riesce a togliere di mano alla sinistra il comune di Grosseto con il 51,41%, carica che conferma, sempre alla guida di una coalizione della Casa delle Libertà, con il 58% nel 2001. Nel suo programma per Grosseto ha messo al centro il rilancio dell’economia e della cultura, dell’offerta turistica e della tutela ambientale come business, la diversificazione dello sviluppo, il radicamento del polo universitario, la riqualificazione dell’immagine e del tessuto urbanistico–edilizio di tutto il territorio comunale. Di estrazione cattolico–liberale, si definisce nel suo sito «grandissimo lavoratore, tenace, almeno tre–quattro libri alla settimana sul comodino; capace di fare squadra con amici, colleghi e collaboratori; capace di tenere testa a ciascuno dei suoi figli, dalla più piccola (cinque anni) alla più grande (venticinque)». Un punto d’orgoglio? Continua a fare l’avvocato perché «è importante essere indipendenti dalla politica da un punto di vista economico». Una volta eletto in consiglio regionale decadrà da sindaco di Grosseto ma nominerà un pro–sindaco che arriverà al termine della legislatura.• Sito: www.alessandroantichi.com

Antichi, lei sarà lo sfidante di Martini per la presidenza. Ha avuto qualche titubanza ad accettare questa candidatura?

«No. Anzi, l’ho accettata con entusiasmo e immediatamente, perché questa candidatura rappresenta il naturale e coerente sbocco del mio impegno politico a favore del territorio locale. Non nascondo che ci fossero delle altre opportunità politiche, per esempio entrare in Parlamento. Ma ho preferito continuare a lavorare per il territorio nel territorio, cercando di rappresentare tutti coloro che non si ritrovano nel governo della sinistra».

Sull’abolizione del voto di preferenza e sul conseguente potere delle segreterie dei partiti sono piovute critiche. Lei cosa ne pensa?

«Se la critica è questa, come mai nessuno ha niente da dire sul sistema elettorale per le elezioni politiche o provinciali che è analogo? Forse bisognerebbe estendere il ragionamento e cominciare a dare attuazione alla norma costituzionale che prevede una regolamentazione dell’attività democratica interna dei partiti. Però un fondo di verità c’è. Nonostante che il presupposto di questa legge sia positivo – il partito si assume l’onere di scegliere i contenuti e le persone che li dovranno attuare evitando “deviazioni” successive – l’assenza delle preferenza ha introdotto un certo “assopimento”. La competizione interna ai partiti, tra i tanti effetti negativi, aveva anche un effetto virtuoso: rendere vivace la campagna elettorale. Comunque, questa legge non è un testo sacro e potrà essere riveduta. È da sottolineare, però, l’introduzione di un elemento fondamentale: la rappresentanza di tutti i territori sia per la maggioranza che per l’opposizione».

Proviamo a fare due ipotesi. La prima: viene eletto presidente. Quale sarà la prima cosa che farà?

«Un ripensamento dell’ente Regione alla luce delle novità introdotte nella Costituzione. Io ho un’idea di Regione “leggera” che sottolinei il suo ruolo di programmazione generale, che traferisca ai Comuni e alle Province le funzioni amministrative in un concetto di attuazione completa del principio di sussidiarietà, che agisca direttamente solo per quanto riguarda le strategie d’insieme e di sistema. In secondo luogo, “sburocratizzare” e ampliare gli spazi di libertà delle imprese e delle famiglie. Terzo, in sinergia con il Governo nazionale, avviare le grandi opere infrastrutturali che ancora mancano».

La seconda ipotesi: non sarà eletto presidente. Nelle due precedenti legislature era mancato un punto di riferimento del centrodestra, dal momento che entrambi i candidati – Del Debbio prima, Matteoli poi – avevano scelto di non entrare in Consiglio. Lei che farà?

«Io rimarrò in Consiglio. Farò il “portavoce” dell’opposizione, come stabilisce il nuovo Statuto, e cercherò di rappresentare l’opposizione non soltanto istituzionale ma anche del territorio. In questa campagna elettorale, ho avuto modo di notare una larga area di dissenso e di scontento verso il governo della sinistra non solo per quello che fa o non fa ma anche per quello che rappresenta culturalmente. Ho sentito anche rammarico per il fatto che il centrodestra, fino ad ora, non è riuscito ad incarnare la voglia di cambiamento. Questo sarà il mio impegno per costruire una vera alternanza».

Cosa porterà in Consiglio della sua esperienza di sindaco?

«Fare il sindaco è un’esperienza unica e irripetile. È cosa ben diversa dal fare politica “di parte”: il sindaco è prima rappresentante della comunità, poi uomo di parte. In secondo luogo, per un sindaco fare politica è risolvere i problemi reali della gente. Un sindaco è la persona più adatta a rompere il circolo vizioso della autoreferenzialità della politica. La mia è quindi un’esperienza che mi aiutetà ad avvicinare le istituzioni e la politica ai cittadini».

La Toscana economica vive un periodo di crisi. Cosa è necessario fare per lei?

«Come prima cosa è necessario non sottovalutare la crisi. A volte c’è l’impressione, condivisa dalle associazioni di categoria, che la Regione non comprenda appieno l’importanza dell’economia. In secondo luogo, l’economia ha bisogno di “fiducia” per attivare un ciclo virtuoso. Questo elemento è fondamentale e la Toscana, pur vivendo una situazione di benessere consolidato, sta perdendo fiducia nei suoi mezzi. Anche in questo caso, è importante rendere protagoniste le risorse del territorio».

Ultima domanda: perché un cattolico dovrebbe votare Alessandro Antichi?

«Perché come amministratore ho cercato di conformare la mia azione ai principi della dottrina sociale della Chiesa. Perché, in questi anni, ho cercato di avere sempre un dialogo laico con le Chiese locali senza per questo chiudere alle altre confessioni cristiane e alle altre religioni, pensando che l’esperienza religiosa è sempre un valore. Perché credo che su molti temi il mondo ecclesiale possa trovare un dialogo più proficuo con me che con la sinistra, anche perché condividiamo gli stessi valori di fondo e parliamo lo stesso linguaggio».

Rifondazione comunista: Luca CiabattiLuca Ciabatti, candidato di «A sinistra per la democrazia», sostenuto da Rifondazione comunista, è nato 44 anni fa a Pontedera. Ha due figli Marco di 19 anni e Virginia di 11anni. Ha iniziato la sua attività politica con il Pdup e quella sindacale nella Cgil. Dopo la confluenza del Pdup nel Pci, si iscrive al Partito comunista italiano, ma non aderisce al Pds. Dal congresso di Pesaro aderisce ai Ds ma all’ultimo congresso (2005) si dimette con una lettera pubblica in disaccordo con la scelta riformista. Nel sindacato ricopre incarichi di responsabilità sempre crescente nella Funzione pubblica in Toscana fino a diventarne nel 1999 segretario generale, incarico che ha lasciato al momento dell’accettazione della candidatura avanzatagli da Rifondazione comunista, alla quale perviene dopo avere sotto sottoscritto l’appello «Se non ora, quando?» per costruire anche in Toscana l’Unione delle opposizioni contro Berlusconi. Nel suo programma è centrale «il ripudio della guerra e di ogni altra forma di violenza esercitata nei confronti di Stati, popoli, gruppi etnici e singoli individui». Da qui l’impegno a promuovere i principi della pace, della sostenibilità ecologica, della giustizia sociale e della trasparenza nelle decisioni. Tra gli altri punti, lo stop alle privatizzazioni e agli inceneritori, il no alla legge 30 sui lavori atipici e alle società miste pubblico-privato nel campo dei servizi.• sito: www.lucaciabatti.it/ Toscana Futura: Renzo MacelloniRenzo Macelloni è nato a Peccioli il 9 marzo 1950. Insegnante elementare prima e poi funzionario del comune di Pisa, Macelloni è dapprima assessore alla cultura (1980-’85) e poi sindaco diessino (1988-2004) del comune di Peccioli (Pi). In questo periodo costituisce la «Belvedere spa» per la gestione della discarica: la società è controllata con il 62% dal Comune e per il 38% da 730 piccoli azionisti, il 10% degli abitanti del comune. Dal 1995 al maggio 2002 è stato presidente di Cispel (Confederazione italiana servizi pubblici enti locali) Toscana e fino al 2003 direttore della rivista «Net» che si occupa di ambiente, economia e gestione delle risorse. In questo periodo assume anche numerosi altri incarichi nei consigli di amministrazione di Consorzi e società pubbliche, fino alla presidenza, dal giugno 2004, della «Belvedere spa». Nel 2004 lascia i Ds e si presenta alle provinciali di Pisa con una lista civica. Assieme all’ex socialdemocratico Nicola Cariglia ha dato vita a «Toscana futura», una coalizione fra liste civiche e associazioni e partiti socialisti e laici (fra gli altri, il nuovo Psi, il Pri, il Pli, il Gruppo dei Centouno). «Toscana futura» aveva partecipato in un primo momento alle primarie per la scelta del candidato presidente tra Renzo Macelloni e Nicola Cariglia. Alla vigilia del voto aveva chiesto di ritirarsi ritenendo non rispettate le esigenze di privacy. Richiesta ritenuta irricevibile dalla regione, tant’è vero che la consultazione si è tenuta lo stesso con la vittoria di Macelloni. Toscana Futura è contraria alla nuova legge elettorale.• sito: www.toscanafutura.it Alternativa sociale: Marzio GozzoliMarzio Gozzoli, candidato di «Alternativa sociale con Alessandra Mussolini» è nato il 21 agosto1960 a Monza. Dipendente aeroportuale, sposato, 4 figli, è cresciuto in Lombardia per poi tornare da adulto nel paese d’origine della famiglia, nel pisano. Ha militato fino al 1990 nel Movimento Sociale ed è uno dei dirigenti nazionali di Forza Nuova dall’anno della sua fondazione(1997). È autore di un libro di storia politico militare e di numerosi saggi ed articoli su varie riviste storico culturali. La coalizione della Mussolini, che vede schierate varie esperienze politiche dell’area antagonista nazionalpopolare (Movimento Sociale Fiamma Tricolore, Forza Nuova, Fronte Sociale Nazionale e Libertà d’Azione) si pone in netta contrapposizione sia il centro sinistra che con il centro destra ed è contraria alla nuova legge elettorale.Nel programma Alternativa sociale insiste sul pericolo di una «Toscana a rischio di estinzione» per il «calo delle nascite, le difficoltà economiche, il multiculturalismo esasperato» che «stanno conducendo i Toscani verso l’invecchiamento della società, l’impoverimento graduale del popolo e lo sradicamento culturale». Sono anche contro la privatizzazione dei servizi pubblici e l’utilizzo della manodopera straniera.

Sulla presenza di questo quinto candidato pende però l’indagine della magistratura sulla eventuale irregolarità nella raccolta delle firme di presentazione.

Come si votaUna sola schedae senza preferenze lle regionali del 3-4 aprile si voterà con un nuovo sistema. L’elettore riceverà una sola scheda con il nome del candidato presidente e i simboli delle liste collegate con i nomi dei candidati regionali e di quelli provinciali. Non sarà possibile esprimere preferenze, quindi per la proclamazione degli eletti si procederà in ordine di lista. Tra le altre novità l’aumento dei consiglieri da 50 a 65, la soglie di sbarramento dell’1,5% se all’interno di una coalizione che raggiunga il 5% e del 4% se il candidato presidente ha ottenuto meno del 5%. Il premio di stabilità è fissato al 55% per le coalizioni che vincono con una percentuale fino al 45% e al 60% per le coalizioni che vincono con percentuali superiori al 45%. Alla coalizione perdente viene comunque garantito il 35% dei seggi. È stato abolito il «listino» che prevedeva l’elezione di «uomini del presidente», in genere destinati a far parte della squadra di governo; d’ora in poi la Giunta sarà essere formata da assessori tutti esterni al consiglio. Alcuni di loro (come Riccardo Conti a Firenze e Rossi a Pisa) verranno certamente eletti nei collegi provinciali ma poi si dimetteranno per fare gli assessori. Vi sono tre possibilità di voto:• segno solo su un candidato presidente (sul nome o sul simbolo): il voto va solo a lui;

• segno su una lista provinciale: il voto va a quella lista e anche al candidato Presidente collegato.

• voto disgiunto: è possibile votare un candidato presidente (tracciando un segno sul suo nome o sul suo simbolo) e contemporaneamente una lista provinciale anche non collegata a lui, tracciando un secondo segno su di essa.

La coalizione che appoggia Alessandro Antichi (Cdl) – «Per la Toscana» – si presenta con liste provinciali per ciascun partito (An, Fi, Udc, e in qualche caso anche Lega), quella che appoggia Claudio Martini – Toscana democratica – è composta da un listone «Uniti nell’Ulivo» (Ds, Margherita, Sdi e Repubblicani europei) al quale si affiancano «Comunisti italiani», «Verdi per la pace» e «Italia dei valori con Di Pietro».

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