Toscana
Regionali: candidati a confronto
Sito: www.ulivotoscana.it e www.claudiomartini.it
Martini, lei viene da cinque anni di governo della Toscana. Qual è la cosa che vorrebbe fosse ricordata della sua presidenza?
«Sicuramente lo Statuto, anche se non è solo merito mio. È stato un esempio di dialogo istituzionale. Se ne posso aggiungere altri direi l’impegno sul tema della pace, le iniziative di cooperazione, la battaglia di civiltà sul condono edilizio, il sistema sanitario tenuto senza tasse e ticket, il grosso lavoro di sussidiarietà con Province e Comuni».
L’esperienza di «Toscana democratica» ha aperto la strada al centrosinistra italiano precedendo la nascita dell’Ulivo. Questa volta però non siete riusciti a fare l’accordo con Rifondazione comunista mentre il centrosinistra italiano va in questa direzione…
«Spesso siamo stati all’avanguardia. Ma il non aver fatto l’accordo, non significa che siamo la retroguardia. In Toscana c’è una storia specifica: dieci anni di opposizione netta di Rifondazione non si possono dimenticare. Noi siamo intenzionati a fare l’accordo, è scritto nel programma. Non ci incoraggia però il fatto che spesso Rifondazione intende l’unità più come competizione interna alla coalizione che come una capacità espansiva. Comunque restiamo fedeli al nostro proposito di arrivare al 2006, quando ci saranno le politiche, con passi avanti corposi nella costruzione dell’Unione anche da noi».
La nuova legge elettorale ha suscitato critiche nella società civile per il grande potere che dà alle segreterie dei partiti. Adesso stanno arrivando segnali di ripensamento anche tra i partiti. Lei cosa ne pensa?
«Tutte le critiche sono legittime. La legge dà grande potere alle segreterie dei partiti, se i partiti non fanno le primarie. Chi ha fatto le primarie ha chiamato alla partecipazione tanta gente che ci ringrazia di aver fatto questa esperienza. Io guardo avanti, la legge elettorale non si può giudicare oggi quando è appena nata. La vedo come un processo: oggi abbiamo fatto un primo passo. Ma indietro non si torna. Soprattutto nel centrodestra sento toni molto forti. Io consiglierei prudenza: a meno di grosse sorprese, noi saremo maggioranza e quindi non vedo come una minoranza possa imporre le proprie leggi elettorali».
Presidente, lei ha annunciato l’istituzione di quello che è stato chiamato l’assessorato alla pace. A cosa dovrebbe servire?
«Per la precisione sarà l’assessorato alla cooperazione e alla riconciliazione tra i popoli. Questi temi sono stati in primo piano nei cinque anni passati e lo saranno nei prossimi. Con l’assessorato vogliamo fare un’esperienza: vorremmo che la pace diventasse un tema che sta dentro al governo regionale a pieno titolo. Ma è solo un primo passo: abbiamo proposto anche la nascita di un’agenzia regionale che si occupi permanentemente di pace e cooperazione. Credo che sia bene che ci sia un uomo del governo che se ne occupi».
Tutti gli indicatori dimostrano che la situazione economica della Toscana sta segnando il passo. Qual è la sua ricetta per uscire da questa crisi?
«Se avessi la ricetta mi candiderei a presidente dell’Europa. A parte le battute, quello che si può fare è riassumibile in pochi slogan. Innanzitutto avere una forte politica internazionale che difenda le nostre produzioni con metodi non protezionistici e che costruisca intese con tutto il mondo, in particolare con i grandi paesi emergenti quali India e Cina. Secondo punto, un forte investimento sulla ricerca, l’innovazione e la qualità. Terzo, una riorganizzazione dei nostri distretti produttivi. Quarto, il contesto intorno al sistema produttivo ovvero infrastrutture, energia, servizi deve funzionare bene. Su ognuna di queste vie c’è un lavoro in corso».
Nell’ipotesi che sia rieletto presidente, quale sarà la prima cosa che farà?
«È una cosa alla quale stiamo già lavorando. Una delegazione dei distretti toscani andrà a Bruxelles a parlare con la Commissione europea per chiedere una forte iniziativa di difesa del made in Italy e del made in Tuscany».
Spesso lei è definito come il «presidente no global» per il suo impegno ambientale e per la sua presenza al Social Forum. Accetta questa definizione?
«Non sono mai stato no global. Se proprio mi si deve definire, preferirei la definizione new global. Perché penso che la globalizzazione si possa orientare meglio: quella alla quale stiamo assistendo è iniqua, accresce le distanze e non valorizza tutte le risorse del pianeta ma, anzi, le sfrutta e basta».
Un’ultima domanda. Perché un elettore cattolico dovrebbe votare Claudio Martini?
«Perché questa coalizione è quella che ha realizzato nel modo più intelligente e fecondo l’incontro tra i cattolici e i laici, tra il mondo del cattolicesimo democratico e la sinistra di governo. Perché i cattolici saranno sempre più presenti significativamente dentro la politica e dentro il governo della Toscana. E perché i nostri ideali di pace, solidarietà e sussidiarietà sono incomparabilmente più vicini agli ideali cattolici di quel mix di rampantismo ed edonismo che viene proposto dalla Casa della libertà».
Antichi, lei sarà lo sfidante di Martini per la presidenza. Ha avuto qualche titubanza ad accettare questa candidatura?
«No. Anzi, l’ho accettata con entusiasmo e immediatamente, perché questa candidatura rappresenta il naturale e coerente sbocco del mio impegno politico a favore del territorio locale. Non nascondo che ci fossero delle altre opportunità politiche, per esempio entrare in Parlamento. Ma ho preferito continuare a lavorare per il territorio nel territorio, cercando di rappresentare tutti coloro che non si ritrovano nel governo della sinistra».
Sull’abolizione del voto di preferenza e sul conseguente potere delle segreterie dei partiti sono piovute critiche. Lei cosa ne pensa?
«Se la critica è questa, come mai nessuno ha niente da dire sul sistema elettorale per le elezioni politiche o provinciali che è analogo? Forse bisognerebbe estendere il ragionamento e cominciare a dare attuazione alla norma costituzionale che prevede una regolamentazione dell’attività democratica interna dei partiti. Però un fondo di verità c’è. Nonostante che il presupposto di questa legge sia positivo il partito si assume l’onere di scegliere i contenuti e le persone che li dovranno attuare evitando deviazioni successive l’assenza delle preferenza ha introdotto un certo assopimento. La competizione interna ai partiti, tra i tanti effetti negativi, aveva anche un effetto virtuoso: rendere vivace la campagna elettorale. Comunque, questa legge non è un testo sacro e potrà essere riveduta. È da sottolineare, però, l’introduzione di un elemento fondamentale: la rappresentanza di tutti i territori sia per la maggioranza che per l’opposizione».
Proviamo a fare due ipotesi. La prima: viene eletto presidente. Quale sarà la prima cosa che farà?
«Un ripensamento dell’ente Regione alla luce delle novità introdotte nella Costituzione. Io ho un’idea di Regione leggera che sottolinei il suo ruolo di programmazione generale, che traferisca ai Comuni e alle Province le funzioni amministrative in un concetto di attuazione completa del principio di sussidiarietà, che agisca direttamente solo per quanto riguarda le strategie d’insieme e di sistema. In secondo luogo, sburocratizzare e ampliare gli spazi di libertà delle imprese e delle famiglie. Terzo, in sinergia con il Governo nazionale, avviare le grandi opere infrastrutturali che ancora mancano».
La seconda ipotesi: non sarà eletto presidente. Nelle due precedenti legislature era mancato un punto di riferimento del centrodestra, dal momento che entrambi i candidati Del Debbio prima, Matteoli poi avevano scelto di non entrare in Consiglio. Lei che farà?
«Io rimarrò in Consiglio. Farò il portavoce dell’opposizione, come stabilisce il nuovo Statuto, e cercherò di rappresentare l’opposizione non soltanto istituzionale ma anche del territorio. In questa campagna elettorale, ho avuto modo di notare una larga area di dissenso e di scontento verso il governo della sinistra non solo per quello che fa o non fa ma anche per quello che rappresenta culturalmente. Ho sentito anche rammarico per il fatto che il centrodestra, fino ad ora, non è riuscito ad incarnare la voglia di cambiamento. Questo sarà il mio impegno per costruire una vera alternanza».
Cosa porterà in Consiglio della sua esperienza di sindaco?
«Fare il sindaco è un’esperienza unica e irripetile. È cosa ben diversa dal fare politica di parte: il sindaco è prima rappresentante della comunità, poi uomo di parte. In secondo luogo, per un sindaco fare politica è risolvere i problemi reali della gente. Un sindaco è la persona più adatta a rompere il circolo vizioso della autoreferenzialità della politica. La mia è quindi un’esperienza che mi aiutetà ad avvicinare le istituzioni e la politica ai cittadini».
La Toscana economica vive un periodo di crisi. Cosa è necessario fare per lei?
«Come prima cosa è necessario non sottovalutare la crisi. A volte c’è l’impressione, condivisa dalle associazioni di categoria, che la Regione non comprenda appieno l’importanza dell’economia. In secondo luogo, l’economia ha bisogno di fiducia per attivare un ciclo virtuoso. Questo elemento è fondamentale e la Toscana, pur vivendo una situazione di benessere consolidato, sta perdendo fiducia nei suoi mezzi. Anche in questo caso, è importante rendere protagoniste le risorse del territorio».
Ultima domanda: perché un cattolico dovrebbe votare Alessandro Antichi?
«Perché come amministratore ho cercato di conformare la mia azione ai principi della dottrina sociale della Chiesa. Perché, in questi anni, ho cercato di avere sempre un dialogo laico con le Chiese locali senza per questo chiudere alle altre confessioni cristiane e alle altre religioni, pensando che l’esperienza religiosa è sempre un valore. Perché credo che su molti temi il mondo ecclesiale possa trovare un dialogo più proficuo con me che con la sinistra, anche perché condividiamo gli stessi valori di fondo e parliamo lo stesso linguaggio».
Sulla presenza di questo quinto candidato pende però l’indagine della magistratura sulla eventuale irregolarità nella raccolta delle firme di presentazione.
segno su una lista provinciale: il voto va a quella lista e anche al candidato Presidente collegato.
voto disgiunto: è possibile votare un candidato presidente (tracciando un segno sul suo nome o sul suo simbolo) e contemporaneamente una lista provinciale anche non collegata a lui, tracciando un secondo segno su di essa.
La coalizione che appoggia Alessandro Antichi (Cdl) «Per la Toscana» si presenta con liste provinciali per ciascun partito (An, Fi, Udc, e in qualche caso anche Lega), quella che appoggia Claudio Martini Toscana democratica è composta da un listone «Uniti nell’Ulivo» (Ds, Margherita, Sdi e Repubblicani europei) al quale si affiancano «Comunisti italiani», «Verdi per la pace» e «Italia dei valori con Di Pietro».
Regionali, il risiko delle poltrone