Toscana
Regione, un bilancio del 2006 e le prospettive per il 2007
Ma la questione che innesca la polemica, arriva da una domanda a proposito dell’omelia della Notte di Natale del cardinale Ennio Antonelli nel corso della quale l’arcivescovo di Firenze ha ribadito la non equiparabilità della famiglia fondata sul matrimonio alle altre forme di convivenza.
«Monsignor Antonelli rimane della sua opinione, io rimango della mia», replica il presidente del Consiglio regionale, che poi spiega: «Le unioni di fatto crescono per stato di necessità. Sono stati 21 mila i figli di queste coppie nati nel 2005. Abbiamo fatto in questo senso ancora poco. E poi aggiunge Nencini forse non vi siete accorti che i Pacs in Toscana esistono già. I consiglieri regionale possono infatti decidere a chi destinare, in caso di morte, il loro vitalizio. Mi risulta che una norma del genere ci sia anche per il Parlamento italiano. Se si fanno battaglie di principio, allora si facciano fino in fondo e si chieda a presidenti di Camera e Senato di revocare quel provvedimento».
«La Regione Toscana spiega l’esponente di Forza Italia non ha titolo per cambiare la natura della famiglia in Italia. La Costituzione della Repubblica individua in essa il primo nucleo della società civile e la fonda sul matrimonio naturale tra un uomo e una donna. Equiparare al matrimonio così concepito altre forme di convivenza è sbagliato sul piano umano, sociale e culturale. Nessuna ipotesi di società aperta e tollerante può confliggere con il matrimonio tra un uomo e una donna che sono chiamati naturalmente alla procreazione dei figli e alla loro educazione. Altre forme giuridiche che regolino la convivenza tra persone che scelgono liberamente di trascorrere la loro vita insieme possono essere accettabili solo se non mettono in discussione il ruolo centrale della famiglia così com’è configurata dalla nostra Carta Costituzionale. Per una manciata di voti è impossibile barattare una scelta di fede, per chi crede, ma anche di civiltà per chi, anche laico nell’accezione che si dà a questa definizione nel dibattito politico italiano, non vuole rinunciare ai grandi principi ideali che configurano le libere democrazie accidentali».
«In Toscana è importante a giudizio di Bartolozzi che ci siano forze interpartitiche che si oppongano non solo ai Pacs ma anche alla cancellazione di quei valori umani e religiosi che hanno reso più civile e solidale il mondo intero».
«Spero risponde Martini in una conclusione positiva entro febbraio. Se si continua a traccheggiare si produce instabilità e quindi occorre stringere i tempi. Fino ad allora, comunque, la Giunta rimarrà tale e quale», ha precisato il presidente riferendosi soprattutto all’assessorato alla cultura, vacante dalla scorsa estate. È infatti anomalo, come ricordato anche su queste pagine, che una regione come la Toscana e una città come Firenze, che vivono di fatto di cultura, non abbiano al momento un assessore in materia dopo le dimissioni di Mariella Zoppi e di Simone Siliani. La data di febbraio arriva dopo molti mesi di incontri tra la maggioranza di Toscana democratica e Rifondazione comunista. Originariamente era sembrato che la discriminante per un accordo fosse il Piano regionale di sviluppo, approvato a luglio con l’astensione del Prc, ma poi i tempi si sono dilatati: prima a novembre, poi a Natale, in occasione dell’approvazione del bilancio, sul quale Rifondazione si è nuovamente astenuta. Sui nodi dell’accordo Martini ha sottolineato la necessità di «una visione strategica e non mercantilistica». «Spesso i no di Rifondazione ha detto arrivano su temi che hanno già concluso il loro percorso, e penso al rigassificatore o al sottoattraversamento ferroviario fiorentino».