A capofitto tra i fornelli ma solo davanti alla tv

di Mauro Banchini

Volendomi imbarcare nell’ardua impresa di fare un caffè, una volta misi la polverina nella macchinetta però non aggiunsi l’acqua. Mesi prima avevo tentato l’arte della tazza di cioccolata calda: misi l’occorrente nel pentolino ma scordai di girare il liquido che si attaccò dando alla cioccolata un sapore imbarazzante.

Tutto questo per dire che tra i fornelli non sono, esattamente, un mago. Resto però incuriosito dai programmi tv che insegnano l’arte della cucina. Non escludo, raggiunta chissà quando la pensione, di iniziare una vita culinaria e per questo, ogni tanto, mi ci tuffo in «Gambero Rosso», «Alice» e altre di queste reti capaci di far impazzire con ricette, pentole, piatti, scolapasta e simili.Adesso, per esempio, con tanto di musichetta in sottofondo (una costante in questi spazi tv) due ottimi cuochi (incredibile quanto elevata sia la componente maschile in questo tipo di avventure) uno dei quali si chiama Vincenzo. Stanno completando una «anatra cotta sottovuoto».

Non potrò mai recuperare cosa avevano fatto fino a quel momento, ma vedo Vincenzo impegnato a spalmare di miele quel pezzo d’anatra. Poi aggiunge noci, olio, finocchio, arancio. Mette nel piatto e «buon appetito». Tutto facilissimo, altro che farsi un caffè! Pubblicità. Mi precipito su altra rete. Due chef stanno preparando una «tagliata di vitello scottata con flan di ricotta…».

Non faccio in tempo a leggere tutto il chilometrico titolo del piatto, ma li ammiro – i due – nelle varie fasi di un lavoro che pare facile facile. Si parte dalla carne di vitello e da una patata. Uno taglia la carne a fettine, l’altro pela le patate. Poi compaiono altri attori: panna, ricotta, albume, sale, olio, pepe, valeriana. E il tutto termina con una sorta di hamburger («un piatto appetitoso e divertente»). Alla pubblicità ripasso rete: Giampaolo (il cuoco) e Franca sono impegnati in «A tutto fritto»: deliziano con i «calzoncini alla scarola».

Ritorno sul «Gambero» dove inizia «Io, me e Simone» (è il titolo) con tale Simone Rugiati impegnato con i «maltagliati al doppio coniglio e funghetti». Offre una notizia, l’ottimo Simone, su come fare un brodetto succulento da abbinare al piatto: si prendono le ossa del povero coniglio («dov’è tutto il sapore»), ci si aggiunge sedano, acqua e cipolle. Tutto in forno a duecento gradi: esce una brodaglia giallognola che – assicura Simone – «darà il vero sapore al ragù».

Dopo vari passaggi, compreso una spruzzata di timo («con il coniglio, il timo si sposa che è una bellezza». Non lo sapevo, ma ci credo), arrivano i pomodori. Fa invidia vedere la grazia dedicata da Simone alla pelata dei pomodori («se d’estate vi scottate, fatevi strizzare sulla pelle l’acqua di pomodoro. Passa tutto»). Ancora una manciata di minuti ed ecco i maltagliati al sugo. «Un gran bel piatto – conclude Simone – dedicato alla signora Maria». Ci aggiunge, alla fine, non solo abbondanti scaglie di pecorino ma pure una massima («Con un minimo di passione avrete un successone») che mi fa tornare dritto in «Casa Alice».

Sullo sfondo della cucina non solo pentole ma pure un orologio a muro. È fisso sulle 10:10 e dopo un quarto d’ora – dedicato ai tagliolini non ricordo bene come – segna ancora le 10:10 come monito del tempo eterno.

Un cuoco emiliano, con orecchino, simpaticissimo, stende la pasta con il mattarello: gli fa da spalla una bella signora che, chiaramente menzognera, si vanta di non essere pratica nell’uso del mattarello.

Qui gli ingredienti, oltre all’immancabile timo e ai pomodorini, riguardano anche una inquietante «coda di rospo». Vengono fuori tagliolini mantecati con una crema che lei sostiene essere «favolosa». Entra una cuoca femmina: tale Valentina. «Che farai per noi, Valentina?». Lei strizza l’occhio sulla pubblicità, io giro e trovo Esposito: mago, ovviamente napoletano, delle pizze. Ne sa una più del diavolo.

In cucina l’orologio segna ancora le 10:10 e io continuo a gognare l’età della pensione: per provare, con cappello bianco e grembiule a pallini, il sogno di una vita. Una pizza alla coda di rospo con flan di cioccolata, funghetti al timo e finocchio caramellato ai maltagliati mantecati con cipolle di Tropea, cavolini di Bruxelles e patate di Avaglio. Il tutto, ovvio, a chilometro zero.