Al tg delle 20 Rai e Mediaset servono la stessa minestra

di Mauro Banchini

Trainati da giochini e trainanti giochini, ecco i tg delle 20. La fonte da cui la maggioranza fra gli italiani (quelli con meno risorse culturali, che non leggono, che si limitano a vedere) beve notizie. Facile confrontare un certo giorno (nel nostro caso lunedì scorso) per avere la conferma: il tg «pubblico» è simile al tg «privato». Diverso lo stile dei conduttori: concitato Giuseppe De Filippi su Mediaset; pacata Maria Luisa Busi su Rai (nelle immagini, i due conduttori). Identica la durata e stesso il finale: la chiamata dei programmi successivi («Striscia» sul cinque; Vespa sull’uno). Analogo il numero delle notizie in sommario, analogo il complesso delle notizie date: gli scontri a Torino fra studenti e polizia, l’allenatore esonerato, l’accordo Fiat/Opel, la visita di Obama in Israele, i fattacci di «nera»….

Identico lo stile da giornalismo fin troppo scopertamente velinaro. Identico l’atteggiamento servile verso i politici. Perfino imbarazzante, il tg1, nella cosiddetta «nota politica» del mitico Frittella: c’è, al solito, posto per tutti; anche per chi, quella sera, non aveva nulla da dire. Però glielo fanno dire: battute o frammenti (stasera sugli immigrati) che non fanno capire nulla ma spiegano perché la politica sia oggi così in crisi.

Mediaset non è da meno: frazioni con i volti di Franceschini, Di Pietro, Capezzone, Casini, Vendola, Maroni. Fini e, of course, Silvio. Gli stessi che passano al tg1 con l’identico effetto: non si capisce perché dar loro spazio per un teatrino che a nessuno piace ma di cui nessuno fa a meno. Così muore (anzi: è morta da un pezzo) la stima degli italiani verso la politica.

In verità ci sarebbe stato, lunedì, un argomento su cui era utile far capire: le forti battute di Gianfranco Fini sulla laicità. Ma sfido ad aver capito, dai tg, il senso delle battute e perché entrambi abbiano fatto passare, subito, la faccia di mons. Sgreccia che lamentava qualcosa. Non si era capito (ergo: si era tenuto nascosto?) ciò che aveva detto Fini: figurarsi se qualcuno ha capito ciò che gli rispondeva Sgreccia.

Sfido poi a comprendere le notizie dal mondo: i 15 secondi per gli esuli Tamil o i 20 per il processo al Nobel San Suu Kyi. In complesso altre notizie – funzionali all’unica mission televisiva: imbonire e imbambolare – sono molto chiare: conosciamo perché la Juve ha esonerato Ranieri mettendoci Ferrara che, in omaggio al dio mercato, deve assolutamente essere intervistato non per strada ma davanti ai loghi degli sponsor. Sappiamo tutto sull’inevitabile partita del cuore (farei una legge per abolirle, le partite del cuore, con tutto lo stucchevole contorno di falsa bontà). Ma soprattutto dal tg rai abbiamo imparato – con un pezzo durato assai più dei profughi Tamil – che le carote … favoriscono l’abbronzatura.

Non da meno il tg5 che (ed è notizia da meritare anche il sommario) ha mandato giornalisti (?) a giro per l’Italia a intervistare sul «grande caldo». Prima di sapere che Diego Della Valle è diventato azionista di una azienda Usa nel settore del lusso, veniamo informati sul fatto che ciascuno di noi, ogni anno, mangia 15 kg di gelato. Fatemi conoscere chi – al posto mio, che me mangio almeno il sestuplo – non ha il piacere di «farsi» coppe di nocciola perfino quando nevica.

E la sera dopo? Tg1 e tg5 stupiscono con effetti speciali dedicandovi tanto spazio quanto quello dato alla notizia del giorno (la clamorosa sentenza di un Tribunale secondo cui Berlusconi corruppe un avvocato). «Papi» è indignato perché i giudici «comunisti» ce l’hanno con lui che è tanto bravo e lavora solo per noi.

E noi? Sappiamo tutto sull’uomo più alto del mondo, sull’ultimo film di Penelope Cruz, su una brava donna americana che ha partorito due gemelli figli, ahimè, di due padri diversi.

Pure oggi ha fatto tanto caldo. Meno male che, a Roma, c’è una bella mostra sui gioielli Bulgari. Con la B maiuscola, mi raccomando.