Bertolino e il suo scampolo notturno di tv intelligente
di Mauro Banchini
Va in onda la domenica tardi, su Rai3 dopo Report. Registrarlo è il solo modo per vederselo senza fare le ore piccole, gustandosi uno scampolo di tv intelligente e, non per questo, barbosa. Parlo di un programma dal nome strano (Glob. L’osceno del villaggio): dedicato ai misteri della comunicazione. Programma che, zitto zitto, è arrivato all’ottavo anno sotto la conduzione di Enrico Bertolino, un comico che di comunicazione se ne intende. E non poco.
La prima puntata della nuova serie è partita con un bel racconto su come parla, in tv, la politica. «Le minchiate del conduttore, le schede, gli ospiti»: così Bertolino sintetizza l’oretta scarsa di un programma che non ha neppure uno spot pubblicitario (e questo la dice lunga sul numero di coraggiosi che, a quell’ora, scelgono di guardarlo).
Per raccontare i vari stili comunicativi del giornalismo politico è arrivato, ospite, Marco Travaglio commentando le tre categorie identificate da Bertolino: gli Albionici (che poi sarebbero quelli in pacato stile anglosassone, quelli pochi che non urlano); i Berlusconidi (da Ferrara a Socci. In genere urlano); i Sinistroidi (da Lerner a Santoro. In genere urlano anche loro). Travaglio ha voluto aggiungerci una categoria destinata a non appassire (i «servi», con sottocategoria dei «servi felici»): quelli «con la lingua a tappeto rosso che si srotola». Un giornalista che certo servo non era, Indro di Fucecchio, ricordava come Travaglio avesse uno strano strumento per «uccidere» il prossimo: non il coltello, ma l’archivio («In un Paese di smemorati replica Travaglio che con le sentenze riesce pure a farci teatro guadagnandoci soldini avere un archivio dovrebbe essere considerato un pregio»).
Tre distinte categorie di giornalisti: i politici («quelli scelti dagli stessi uomini politici, quelli che salgono sul loro aereo»); gli economici («quelli riusciti ad accorgersi del crack Parmalat due anni dopo Grillo»). E gli sportivi? Quelli, naturalmente, che «hanno convissuto con Moggi senza mai accorgersi di ciò che faceva».
L’analisi del rapporto con la tv non si limita, in Glob, ai giornalisti. Riguarda anche un altro gruppo (gli intellettuali) spesso ingiustamente confuso con i primi. Assai lontani i tempi in cui, in tv, c’era spazio per loro, uomini e donne di intelletto. Oggi se ne vedono pochi. Ma cosa ha fatto, di bene e di male, la televisione? Travaglio non ha dubbi: talvolta, ed è il caso di Saviano, la tv «dà spazio a chi ha qualcosa da dire». Ma più spesso, ed è il male, concede altri tipi di spazi. È il caso delle «150 puntate» (numero certo arrotondato per difetto) che Vespa ha dedicato a Cogne («da qualche tempo mancano i grandi delitti. Vespa è in grave astinenza»).
Uno che in tv parla chiaro («purtroppo non si è mai capito cosa dica») è Enrico Ghezzi, inventore di Blog. Pure su lui Bertolino non manca di mandare qualche chicca. In effetti è criptico, Ghezzi. Deliziosa la rubrica sui Nuovi Mostri (con una brava Angela Finocchiaro impegnata a promuovere il film in uscita. Passano immagini inquietanti, purtroppo autentiche, su mostruosità televisive: la pettoruta del Grande fratello che si palpeggia i seni, Brunetta (il ministro) che fa lo stufato con le cipolle, Vespa che si frega le mani con il delitto di Garlasco, due tizi di Amici che si offendono pure la mamma perché così crescono gli ascolti. Divertente la rubrica con Lucia Vasini impegnata a tradurre alcuni «modi di dire» partendo dal gergo sportivo. Esempio: se un giocatore di calcio spergiura («anche se mi chiamasse una grande squadra, io voglio restare qui per tutta la vita»), in realtà questa la traduzione vuol dire l’opposto («mi ha già chiamato la Juve e ho firmato per un sacco di soldi»).
Infine la rassegna stampa. Con titoli strampalati che tutti vorremmo trovare ma che invece troviamo solo nel Glob bertoliniano e, noi toscani, nel Vernacoliere livornese. Tipo: «Franceschini ce l’ha piccolo. Il consenso. Superato anche dall’Albinoleffe». Oppure «Cercasi Veltroni. Ha perso le elezioni anche in Africa». Oppure ed è una falsa pagina dell’Osservatore Romano «Benedetto XVI ordina cardinale Francesco Rutelli. Finalmente ha trovato i voti. Barbara (Palombelli): ecco perché si negava».