Bimbi che scimmiottano i grandi in tv?

Treviso. Mi è venuta in mente la città che dette il nome a una «carta» sulla protezione mediatica dei minori: quella che obbliga i media a «oscurare» i volti dei minorenni, in modo da renderli irriconoscibili; quella che («a prescindere dall’eventuale consenso dei genitori») vieta di intervistare i bambini e di impegnarli in trasmissioni, radio e tv, che possano lederne la dignità o turbarne l’equilibrio psicologico.

Facile il rimando alla città veneta: sabato sono transitato su Ti lascio una canzone, programma in prima serata RaiUno condotto da un’Antonella strizzata in un vestitino rosa.

E ho visto cose che voi umani potrete tranquillamente vedere anche sabato prossimo: autentici mostri, vestiti da bambini, che cantano; autentici mostri, vestiti da genitori, che si fanno vedere, beati, in prima fila; veri mostri, vestiti da giurati (uno vestito da Pupo, somigliava proprio al Pupo cantante), che votano i piccoli. E poi lei, su tutti e su tutto: una «mostra» travestita da Clerici Antonella. La vera Clerici, giornalista e dunque ligia alla deontologia, mai accetterebbe di condurre un programma che fa strame della solenne «carta» sopra ricordata. La vera Clerici, giornalista, mai accetterebbe di pubblicizzare la crema «che riempie le rughe».

«Una grande festa della musica», così cinguetta zuccherosa la bomboniera magnificando un programmino che a me mette tristezza: una gara di «bel canto» fra bimbe e bimbi. Arrivata alla settima edizione e, dunque, premiatissima dagli ascolti di un pubblico che, a differenza mia, ama i bimbi che scimmiottano i grandi.

Tre i giurati (il ricordato Pupo, la brava cantante lirica, il bel figlio di Mina) e, ovvio, il «televoto» (diabolico strumento per acchiappare soldi ai soliti citrulli che abboccano).

Il primo a esibirsi, in diretta e dal vivo, è tale Gabriele: un mostriciattolo di 12 anni («l’energia di Mino Reitano e la classe di Massimo Ranieri», cinguetta la Clerici facendomi già rimpiangere di non aver guardato, su Sky, il mitico «Orrori da gustare»). Arriva da un paesino del sud, come molti degli altri poveri bimbi in gara. Impiccato dalla cravatta e vestito da «omino», Gabriele canta «Rose Rosse» con acuti finali che farebbero invidia al vero Ranieri. Il pubblico in studio reagisce, nientemeno, con una «standing ovation»: tutti in piedi davanti al mostriciattolo vestito da omino.

Voto della giuria e si passa a un duo: due cicciottelli in tragico gilet, anche loro nati nel profondo sud, che la Clerici presenta come «i nostri due sciupafemmine». Avranno diciott’anni in due. Si chiamano Andrea e Antonino. Sono accompagnati da «otto-ballerine-otto» (altrettante «mostre» – plurale femminile di «mostri» – tutte sculettanti e ammiccanti) e cantano un Tony Renis d’annata dove il non ha senso per me la mia vita senza te potrebbe riferirsi, vista l’età dei due, a un videogioco ma temo si riferisca all’amore già perduto.

Ecco Vania: dalla provincia di Napoli (torna in mente «Reality», bel film sui poveri che si fanno infinocchiare dai «Grandi Fratelli») si confronta con i languori di Patty Pravo e con il fatto che una ragazza come me non scherza con l’amore. Ha 12 anni. Pure per lei lo studio si alza, come se ci fosse madre Teresa.È il turno di Marika: 10 anni, da Santa Venerina provincia di Catania (facile immaginare il maxischermo nella piazza della chiesa con tutti i paesani attaccati al telefono per il mitico televoto). La bimba canta Orietta Berti (Tu sei quello) e al passaggio fondamentale (Ma ho capito che puoi darmi l’amore per poi piangere) si materializza lei: l’intramontabile, tiratissima (nel senso di plastica facciale) Oriettona.

Per le lacrime dei santaverenesi, si sgolano entrambe perché non esiste al mondo un altro come te. Un’ altra standing ovation e poi, dopo il voto dei tre giurati, bis fra Orietta e Marika.

Io ti amo e gridarlo vorrei, dice la prima. Ma la voce dell’anima canta piano lo sai, scimmiotta la seconda. Ma stasera non posso parlare perché piangerei, concludono entrambe fra la massima commozione nello studio (figurarsi nella piazza di Santa Venerina). Sono commosso anch’io. Talmente commosso che giro su «Sky» per la fine di «Orrori da gustare» con un antipasto di «pipistrelli alla frutta».

Mostri per mostri, allo sciupafemmine di 9 anni che viene dalla Sicilia del nord e canta dimmi-quanto-tu-verrai-e-baciandomi-dirai-non-ci-lasceremo-mai, preferisco uno di 60 che , nel Giappone del sud, si gusta una ciotola con «occhi di tonno» e un piatto con «testicoli crudi di capra». Vuoi mettere?