«Che tempo fa»: Fabio Fazio e il «servilismo del conduttore»

di Mauro Banchini

«Il nostro eroe». «Uno dei cantanti più amati al mondo». «Una leggenda della musica». Nell’ordine si tratta di Gino Strada (l’eroe), Eros Ramazzotti (il più amato), il gruppo rock dei Rem (la leggenda). Ma non finisce qui. Lodi sperticate, urla di «bravooo», facce di circostanza sono in arrivo anche per Nicoletta, fresca vedova del «maestro Pavarotti», Giorgio Panariello e gli ospiti fissi: Rossi, Albanese e la falsa-scomposta Litizzetto. Di anno in anno Che tempo che fa si conferma come apoteosi del turibolo, esaltazione dell’incenso, scorpacciata del panegirico. Lo sa perfino lui, il frenetico agitatore di turiboli: quel Fabio Fazio che si mette a versare un bicchiere d’acqua al «mitico» Eros Ramazzotti (poco prima aveva spergiurato, il Ramazzotti, di saper mettere in fila un discorso, ma subito dopo casca, il Ramazzotti, in un terrificante «penso che era lui»). E versata l’acqua nel bicchiere ramazzottiano, Fabio si infligge un autoironico richiamo al «servilismo del conduttore» che ce lo riconcilia con la verità sostanziale dei fatti.

È certo giornalismo, quello di Fazio, talvolta perfino ottimo giornalismo. Ma non è certo aggressivo. È la trasmissione a non prestarsi per quel tipo di giornalismo assai bene proposto dal successivo Report della Milena Gabanelli. Tanto spigolosa lei, quanto smussato lui. Sa bene, il bravo Fazio, che uno dei «tempi» maggiori nelle sue due ore consiste nell’aiutare gli ospiti a venderci qualcosa. Ognuno di loro ha merce da proporre. Non si salva neppure Gino Strada: vende «quote» del suo ospedale in Sudan. Iniziativa lodevole: ha già garantito quasi 300 interventi chirurgici a pazienti che, senza Emergency, sarebbero già morti. Come fare a negare quel misero sms e quel misero euro? A non mandarlo c’è da sentirsi carogne. Il giorno dopo si scopre che al «nostro eroe» sono arrivati 100 mila euro tramite sms. Solo centomila, brutte carogne?

All’inizio il fiocchetto di Luca Mercalli aveva azzeccato sull’anticiclone. «Un’altra giornata di mite autunno. Ma attenti: a metà settimana tornano le piogge».

Di Eros abbiamo già detto. Arriva dopo lo spot del Voltaren. Fa certo bene ai dolori (il Voltaren, non il Ramazzotti), ma siamo avvisati che trattasi di medicinale. E che «può avere effetti indesiderati. Anche gravi». Pure Eros ha qualcosa da venderci: il suo ultimo cd. Oltretutto «domani è il suo compleanno». E giù zucchero filato di domande al caramello. L’ultima («C’è un regalo che vorresti?») è originale quanto la risposta («La pace nel mondo») è realistica. Standing ovation per un Eros così buono e che, oltre al cd, ci vende pure un volume sulla sua storia.

Il compito di introdurre la vera star della puntata (la Nicoletta di nero vestita) spetta alla Filippa dal cognome complicato. E sull’intervista è meglio non dire nulla. Tutto è già stato detto. Non si capisce perché di certe cose private (comprese una sclerosi a placche, i chiacchiericci sul testamento, il destino di una casa a New York) se ne debba parlare davanti a milioni di sconosciuti protestando perché di queste cose … si parla troppo sui media. Ma tant’è. Pure Nicoletta Mantovani Pavarotti aveva qualcosa da vendere a noi guardoni del sabato sera. Meno male ci sono Paolo Rossi e Antonio Albanese. Vendono anche loro, ma almeno graffiano. «Aboliremo il latino e introdurremo il poker» promette l’onorevole Cetto la Qualunque (e uno si chiede perché mai, finora, non ci avevano pensato al ministero). L’altro uccide Veltroni («Bravo Walter. Alla Costituente hai fatto come si fa con i critici per le prime teatrale: hai riunito tutti gli eletti. Così si tolgono via tutti gli stronzi e si comincia a lavorare»). Geniale e, presumo, perfino reale.

E la sera dopo si ricomincia: ultimo cd dei Rem (ignoro chi siano) e arriva Giorgio Panariello. Lui ci deve vendere tre cose: lo spettacolo in teatro, il film al cinema, un vecchio disco.

Giorgio e Fabio scherzano fra loro. «Aho, ci siamo divertiti a dire sciocchezze e perfino ci pagano».

In Fabio veritas.