Convince il nuovo tg La 7 di «mitraglia» Mentana

di Mauro Banchini

Sarà più importante sapere che Dell’Utri è stato contestato a Como oppure conoscere che a New York va di moda il caffè espresso? Interesserà più conoscere cosa sta dietro al cosiddetto «processo breve» o essere edotti sull’ennesimo tentativo di recuperare i resti del Titanic?

Ponetevi queste domande e sarete facilitati nella scelta del tg serale. Vi interessano le stupidaggini e in politica siete di bocca proprio buona? Allora cuccatevi i tg di Rai (1 e 2) o quelli di Mediaset (4 e Italia1). Sarete serviti e riveriti proprio come le oche nel Perigord (quelle ingozzate di schifezze per poi ucciderle meglio): non capirete un tubo sulle cose serie e saprete tutto su solenni corbellerie, compreso il tempo che farà fra una settimana.

Ma se volete tentare di capirci qualcosa, ad esempio nella politica, guardate altro. A scelta: i tg di Rai 3 e di Rai News, quelli di Sky e di Canale 5, qualcosa di straniero o il TG della 7. Adesso diretto da Mentana, a suo tempo «cacciato» da Mediaset.

Partito bene lunedì scorso (dimostrazione di quanto alta sia la fame di informazione, in un Paese non ancora completamente rincoglionito) io l’ho guardato nel giorno successivo.

Sul ritmo di «mitraglia» – così era definito l’antico socialista Mentana – proprio nulla da dire. E anche le scelte sulla scaletta, soprattutto se lette in parallelo a quanto stavano offrendo i tg concorrenti, convincono. Molto spazio alla politica, buono spazio alla cronaca, inevitabile spazio (nel giorno di stop al calciomercato) per lo sport. E – vivaddio – zero spazio allo stupidario messo in onda solo per non parlare di altro.

Mentana prende due «falchi» (Feltri e Belpietro) che dirigono fogli berlusconiani e pone una domanda vera: «Se Silvio e Gianfranco si rimettono insieme, che fine faranno le vostre inchieste contro Gianfranco?». Buona domanda. Così come, finalmente, ecco un commento politico capace di spiegare il vero motivo della fretta sul «processo breve»: fra pochi mesi la Corte Costituzionale («molto probabilmente») boccerà il nuovo «lodo» per salvare Silvio dai processi e Silvio ha furia di trovare un’altra soluzione. Il «processo breve» – prosegue il commento – serve a questo. Lo sanno anche i sassi, ma chi guarda il Tg1 (che peraltro è dei cittadini non di Telecom e, quindi, dovrebbe informare in modo come minimo corretto) sa tutto sui bar di New York o su una sparatoria in Arizona, ma nulla sul processo breve in Italia.

Così come fa effetto, nel servizio su Dell’Utri, vedere la faccia terrea del condannato per mafia e sentire le urla dei contestatori («Fuori la mafia dallo Stato»). In altri tg col cavolo che vedi e senti questo! Deliziosa e inquietante, poi, l’intervista a Dell’Utri («Se mi dicono mafioso non mi fa piacere, ma se mi dicono cornuto è certo peggio. Io la prendo a ridere»). Cosa ci sia da ridere non è chiaro, ma l’intervista è un pezzo da scuola.

Anche sulla pagliacciata di Gheddafi a Roma (netto il commento di Mentana: «Ha offeso l’Europa e le donne»), convince la tecnica di dare spazio a due opinioni opposte: l’incavolato Di Pietro e l’equilibrista Rutelli. E spiega molte cose l’elenco, puntiglioso, dei potenti che – con il leghista Maroni, quello di «Roma ladrona» – hanno assistito alla parata sperando di guadagnarci anche loro (a proposito: ma di Telecom – società proprietaria de La7 – non c’era proprio nessuno?).

Informa, Mentana, anche sul fattaccio di cronaca nell’ospedale di Messina (la lite fra due medici che si contendevano una partoriente) e gira il coltello nella piaga intervistando un dirigente sanitario siciliano che parla, con coraggio, di «consorterie massoniche nell’ambito sanitario». Mentana, pure commentando di non capire cosa possa entrarci in questo caso la massoneria, lascia passare l’opinione del dirigente. E non è poco.