di Mauro BanchiniUna domanda emerge, potente, dopo due ore passate il martedì sera davanti allo schermo di RaiUno per guardare Dimmi la verità, game-show (è scritto così, nel sito Rai) dedicato alle «affinità elettive» e condotto da tale Balivo Caterina (scopro che la bella figliola ha presentato di tutto, perfino il festival internazionale delle bande, immagino, musicali. Per la gioia della categoria, è pure giornalista. Sul web le hanno dedicato una pagina dal titolo «Come fare carriera senza talento». Forse la risposta al duro quesito sta nell’abitino che la ragazza indossa: una fascia posteriore le tiene alto il sedere. Per la serie: in questa tv è tutta questione di fascia). Ma torniamo alla domanda, stimolata da uno fra gli show più brutti che sia mai capitato di vedere sul servizio pubblico. Ci sono cinque coppie dello spettacolo. Dovrebbero essere famose, ma il concetto, almeno stavolta, è assai elastico: si va da una certa Lina Batista con il «compagno» Peter a Edoardo Vianello (quello dei «Watussi») con la moglie (la terza) Frida. Poi ci è toccata la fortuna di Cipollari Tina con il marito Mirko (abitano in campagna e lei, ogni mattina, si alza alle cinque per dare aria alla casa. Lui non sopporta). Ecco «il divo di Hollywood» con la «fidanzata» Virginia: lui è Daniel Mc Vicar. Per anni è stato il «Clark» di Beautiful. Ultima coppia, la più carina: il canoista Antonio Rossi e la moglie Lucia. Stanno insieme da 23 anni e la ohhhhh di sorpresa del pubblico la dice tutta sulla tenuta della famiglia di oggi.Cosa fanno i dieci eroi in Dimmi la verità, che poi è la canzone di Little Tony, per farci passare in allegria (sic) due ore ogni martedì sera? Si sfidano alla «macchina della verità»: un «coso» che misura pressione, cuore e respirazione di uno mentre risponde alle domande dell’altro. «Mi hai tradito? …Mi hai mentito?…Vorresti un figlio da me?…Rinunceresti alla carriera per me?… Pensi di essere un buon padre per mia figlia?». Dice, il sito, che l’attendibilità di questa «macchina» sfiora il 99% e tutti ci fidiamo, così come è forse meglio non indagare sulla attendibilità di tale Josè Fernandez De Landa. È il tizio che sovrintende alle operazioni legate alla «macchina»: la Balivo lo chiama «professore». Ma non è dato sapere di che sia «professore» e se quello così esotico sia il nome vero o un nome d’arte.Le coppie vanno in tv non solo a raccontare i fatti propri ma anche, in teoria, a farsi male. La signora Vianello scopre che il vecchio Edoardo l’ha tradita. È lui ad ammetterlo. La macchina conferma. E lei sposa di colui che cantava «sei diventata nera, nera, nera, sei diventata nera come il carbon» dice di essere colpita. Non per il tradimento. Ma solo perché Edoardo «ancora non lo aveva ammesso». Linda e Peter: una coppia che per me potrebbe essere di perfetti sconosciuti, ma la Balivo insiste che lei Linda è una «famosa attrice» e io ci credo. «Mi ami davvero?», chiede lui per sentirsi rispondere uno sdolcinevole «sì». Peccato però che due secondi dopo il «professore» la smentisca. È falso dice la macchina che lei lo ami. Sconcerto di Peter, ma Linda recupera alla grande («Purtroppo ti amo davvero») e il pubblico applaude fino alle lacrime. Le lacrime arrivano sul serio perché la «giuliva» ha la sorpresa della serata: fa entrare Larissa, innocente figlia diciottenne di Linda, avuta da uno di cui nel frattempo si sono perse le tracce. «Ti voglio bene, mamma, perché tu mi hai cresciuta da sola. Non mi hai fatto sentire l’assenza di un padre. Per me sei stata amica e sorella». Piangono tutti. Larissa è costretta a fare, alla mammina, una domanda teoricamente coperta dalla legge sulla privacy («Tu mi hai cresciuta da sola. Hai qualche ripensamento?»). La mammina risponde «no», ma la macchina sbugiarda la mammina. «Capisco solo ora di aver sbagliato, a non darle un padre», piange Linda, la mammina. Piange Larissa. Piange il nuovo «compagno» Peter. Piange la giuliva Balivo. E io, forse l’unico, non capisco perché piangono tutti.Il programma è questo. Null’altro da dire. Se non riprendere il filo della domanda potente. Resterà senza risposta, ma va fatta. «Sapete dirmi per quale maledetto motivo ho pagato, anche quest’anno, il canone Rai?».