Greggio, le aspiranti Veline e la regola delle «due esse»
di Mauro Banchini
«Si chiami Russo, dunque tu parli il russo» È in piena forma, Ezio Greggio: una battuta così azzeccata non te l’aspetteresti proprio da un programma che qualcuno si ostina a pensare insulso.
Lo fanno, ogni sera, in sei. Molte arrivano con genitori, nonne, zie di un’Italia povera e un tempo dignitosa ma che oggi spera nelle comparsate tv: sculettano allegre mentre mamma e babbo, invece di vergognarsi, fanno ciao ciao con la manina e (ma spero di sbagliare ) si augurano che la loro brava figlia trovi il letto giusto per sfondare in tv.
Ma siccome, neppure in Veline, ci si può cavare solo con un saltello, alle ragazze viene chiesto di mostrare le loro abilità: una tenta di raccontare qualcosa che dovrebbe essere una barzelletta mentre sbuccia le patate. Siccome viene dal Veneto, quando deve dire che bello, dice che beo. Ezio si esibisce nel più classico dei doppi sensi fra patata, patatina e patatone. Il patatone della puntata ha i baffi: è il papà dell’aspirante velina. Svillaneggiato davanti all’Italia intera, babbo-patatone non se la prende: si sganascia dalle risate e fa ciao ciao con la manina.
Mamma e babbo accompagnano Karina, una lituana di 19 anni (di professione «hostess» e forse è bene non indagare quale sia la compagnia di volo). Prima di sculettare, si sottopone alla prova: far finta di vendere un’aspirapolvere a Greggio. Meglio lasciar perdere.
Arriva un’altra. Per venire al programma dice lei il suo capo, che non voleva darle i giorni di permesso, l’ha addirittura cacciata dal lavoro: adesso dice lei è «disoccupata». Se fosse vero, ma spero non lo sia, ecco signori l’Italia di oggi, l’Italia delle Veline.
Il suo test di abilità è «prendere le palle in mano» e buttar giù alcune scatolette con foto di calciatori: potrà «sposare» la scatoletta (ops: il calciatore) che resta in piedi. Prima della sculettata, Letizia scopre che il fortunato è Figo. Intuitiva la battuta di Ezio che, raffinato, gioca sul nome del calciatore.
Ecco Monica, 23 anni, specialista in rock acrobatico con zia e mamma al seguito. Loro fanno ciao ciao e lei, prima di sculettare, fa in tempo a dire il suo lavoro: «hostess». Penso non all’Alitalia.
L’ultima arriva da Napoli, fa la commessa, ha 21 anni e un nome (Rosa) che è sinonimo di vittoria. Infatti vince proprio lei. La «valente giuria» formata da «quattro grandi giornalisti italiani» (per solidarietà di categoria, sorvolo sui nomi) e con un «grandissimo presidente» (Paolo Limiti), assegna il primo premio alla Rosa partenopea.
Ho il forte sospetto che Mediaset abbia già deciso chi saranno le Veline per la prossima stagione. Sotto il profilo estetico, mi pare fin troppo chiaro che molte fra queste «aspiranti» non potrebbero veleggiare neppure nella più scalcinata fra le televisioni locali. Lo sanno pure loro, ma se andasse male con Canale5, anche nelle tv locali c’è sempre una pizzeria da promuovere, una pentola da vendere. Per molte settimane, l’appetitoso spazio tv è riempito con due euro di spesa e milionate di euro di entrata. Tutti sembrano felici e contenti. Soprattutto babbi e mamme. Le figlie sculettano, pelano patate, tirano palle, ammiccano sensuali e camminano complicato come hanno visto fare alle indossatrici. Babbi e mamme guardano ammirati. E fanno ciao ciao.