I diari di Alberto, idea buona, andamento lento
DI MAURO BANCHINI
Collegno e la faccenda dello smemorato, il Nilo e la ricerca delle fonti, Giulio Cesare e il «De bello» (sempre «Gallico»), Pieve Santo Stefano e Jacovitti. C’è un filo logico a legare questo e molto altro. Filo non difficile da scoprire e il giovane Angela, ci ha costruito sabato scorso una puntata intera. L’ho attesa in gloria, ma sono rimasto deluso fino, lo confesso, a pisolare su un’ottima poltrona.
La parola magica, nell’ultimo «Ulisse», è quella che occupa faccio outing qualche minuto ogni giorno della mia esistenza: fu un annetto fa che, da Feltrinelli, trovai a prezzo scontato una splendida agenda rossa. Comprarla fu un attimo e da allora, su quelle invitanti pagine bianche, tutti i giorni scrivo una sorta di diario. Racconto ciò che accade nel privato e ciò che, nel pubblico, trovo rilevante o curioso. Immagino che mai, a nessuno, interesserà rileggere queste sciocchezze, ma è comunque bello affidarle alla vecchissima penna su una carta finalmente non virtuale.
La puntata, ripeto, non mi ha convinto. Però mi ha fatto tornare in mente quando, sui diari delle femmine, il massimo dell’audacia era scrivere «Merdik non lo sa, ma Stronzik è tornato di nuovo». Erano, lo avete capito, gli anni di Diabolik e noi si giocava a inventarci, ridendo di nulla, personaggi improbabili con infinite saghe che, adesso, nessuno oserebbe più fare. Neppure una creatura al primo anno di scuola materna.