I diari di Alberto, idea buona, andamento lento

DI MAURO BANCHINI

Collegno e la faccenda dello smemorato, il Nilo e la ricerca delle fonti, Giulio Cesare e il «De bello» (sempre «Gallico»), Pieve Santo Stefano e Jacovitti. C’è un filo logico a legare questo e molto altro. Filo non difficile da scoprire e il giovane Angela, ci ha costruito – sabato scorso – una puntata intera. L’ho attesa in gloria, ma sono rimasto deluso fino, lo confesso, a pisolare su un’ottima poltrona.

La parola magica, nell’ultimo «Ulisse», è quella che occupa – faccio outing – qualche minuto ogni giorno della mia esistenza: fu un annetto fa che, da Feltrinelli, trovai a prezzo scontato una splendida agenda rossa. Comprarla fu un attimo e da allora, su quelle invitanti pagine bianche, tutti i giorni scrivo una sorta di diario. Racconto ciò che accade nel privato e ciò che, nel pubblico, trovo rilevante o curioso. Immagino che mai, a nessuno, interesserà rileggere queste sciocchezze, ma è comunque bello affidarle alla vecchissima penna su una carta finalmente non virtuale.

Ecco perché, sabato scorso, mi ci ero messo di buzzo buono per vedere i diari di Alberto Angela. Idea buona ma procedimento, della puntata, troppo lento (o forse ero io ad avere troppo sonno). Lasciando perdere il «diario» per eccellenza – quello di Anna Frank – ho trovato deliziosa la storia di quel signore, Alberto Testa, che da oltre 70 anni, ogni giorno, riempie una pagina del suo diario. Circa 25 mila pagine di appunti. Incredibile. È incredibile la controversia fra i quattro esploratori ottocenteschi (Livingston, Burton, Baker, Speke) ciascuno dei quali teneva un diario per raccontare lotte e rivalità alla scoperta delle foci del Nilo. Per non parlare del ricordo dei mitici diari scolastici. A proposito: a nome dei miei quattro compagni di scuola maschi in classi dominate dalle femmine colgo l’occasione per chiedere scusa a tutte queste belle ragazze di allora. Rifaccio outing: il nostro maggiore divertimento era … leggere i diari delle ragazze quando loro facevano educazione fisica.Altri esempi di diari? Quelli tenuti dagli astronauti, compreso il povero israeliano Ramon esploso in volo con un Columbia: chissà come, anni dopo, sono state ritrovate 37 pagine di quel diario salvate dai mille gradi di combustione del razzo. Tenerissima storia come le tante rinchiuse negli archivi di Pieve Santo Stefano dove hanno inventato un progetto per valorizzare questo tipo di memoria (da qui, per Albertone, il passo verso lo «smemorato di Collegno» è stato facile: una storia che divise l’Italia degli anni Venti fra «bruneriani» e «cannelliani»).

La puntata, ripeto, non mi ha convinto. Però mi ha fatto tornare in mente quando, sui diari delle femmine, il massimo dell’audacia era scrivere «Merdik non lo sa, ma Stronzik è tornato di nuovo». Erano, lo avete capito, gli anni di Diabolik e noi si giocava a inventarci, ridendo di nulla, personaggi improbabili con infinite saghe che, adesso, nessuno oserebbe più fare. Neppure una creatura al primo anno di scuola materna.