Il commiato di Rocca e Cacciapuoti, il maresciallo e la sua appendice

di Mauro Banchini

C’è un mistero, in «Rocca», da scoprire. Perché uno così bravo, simpatico, umano, brillante non è stato capace di salire. Maresciallo era e maresciallo resta. Con l’imbarazzo del figlio: pure lui entrato nell’Arma, è subito tenente e gli affidano un’inchiesta dove si trova a comandare il padre. Finisce come deve finire: «Rocca» senior sbroglia una fra le matasse più intricate che questa serie ricordi e «Rocca» junior si prende buona parte del merito. Il vecchio torna nella sua «tranquilla» provincia ad abbracciare Francesca pronto per chissà quale storia sapendo però di essere condannato a restare, per sempre, «il» maresciallo.

Dicono che quella vista pochi giorni fa è stata l’ultima della serie. Vai a sapere se è vero: in ogni caso la fiction Rai su un maresciallo così amato ha colpito ancora. Merito di Gigi Proietti e merito della simpatia che accompagna i carabinieri in un Paese che i carabinieri li ama, soprattutto quando sono semplici «appuntati» o «brigadieri» o «marescialli». Quelli più in alto di grado – partendo da un capitano che non si capisce che ci stia a fare perché tanto l’idea giusta arriva sempre al solito «Rocca» per non parlare di un magistrato la cui unica attività pare quella di non farsi scocciare – gli alti in grado non valgono una cicca. Non solo davanti a «Rocca», ma neppure confrontati all’ottimo «Cacciapuoti» o all’ultimo dei carabinieri semplici che animano la vita di questa caserma orvietana (accidenti però quanti delinquenti a Orvieto. Alla larga, ragazzi, da Orvieto!).

Dovessi scegliere il numero uno, dopo «Rocca», non avrei dubbi: punterei su «Cacciapuò». Ormai è anziano, non è chiaro perché non sia in pensione, fa tenerezza vederlo non-scattare mentre i baldi colleghi non solo scattano ma si tuffano in sparatorie e inseguimenti mozzafiato. «Cacciapuò» non ce la fa sul piano fisico (vorrei vedere voi), ma è così in simbiosi col suo maresciallo da rappresentarne un’appendice. Anche in termini di umanità. Soprattutto in termini di umanità. Gli tiene bordone, lo consiglia, lo sopporta, gli porta il caffè giusto (altro che l’orrenda tazza di thè sciapito che l’ultimo arrivato, il carabiniere scelto Rossi Mario, osa fargli avere). Grande, Cacciapuoti. Meriteresti una fiction tutta per te e per quei colleghi oscuri.

Ma anche i carabinieri alla «Rocca» possono sbagliare. E l’ultima miniserie, piena di complicazioni (alcune superflue) e intricata più del normale, alla fine svela quello che mai avremmo potuto credere: tanti anni prima, a inizio carriera, «Rocca» ha fatto un arrosto. In buona fede, ma sempre di arrosto trattasi: il suo primo arrestato, poi condannato all’ergastolo, era innocente. Delinquente lo è poi diventato, ma solo in galera. «Rocca» il giovane si era sbagliato e «Rocca» il vecchio è costretto a scoprirlo alla fine di una storia che lo tocca su delicatissime corde umane. Inutile, adesso che è finita, raccontare l’intrigo che parte da un ciabattino e – condito da brani pucciniani – arriva a scoprire che il cattivo è il più grande amico di «Rocca». L’amico di infanzia.

Tutta giocata sull’intimo, compresa la circostanza che l’amico vendeva biancheria intima femminile, l’ultima storia rocchesca. Ma la dimensione dei buoni sentimenti ha da sempre traversato le vicende ufficiali del maresciallo: le mogli, una fatta fuori dalla delinquenza e l’altra che potrebbe essere la figlia; i colleghi carabinieri nelle cui vicende private il «Rocca» entra con la delicatezza di un padre; i figli, uno diventato prete.Per spiegare «Rocca» può servire una frase («I sentimenti sono anticorpi necessari, servono. Prendi due giorni e stai con la famiglia») che il maresciallo regala a un suo giovane sottoposto, che sta per diventare padre ma è sempre pronto a seguire il suo maresciallo per aiutare la giustizia.Pure «Rocca», ora, si è preso «due giorni». Dicono non lo rivedremo più. A me, figlio dell’Arma, un po’ dispiace. Quasi come quando fecero fuori il mitico «Derrick». Mi spiace per «Rocca», ma anche per «Banti». E per «Cacciapuoti». Adesso lo vedo in pensione: taglia l’erba nel giardinetto.