Il «fiore» del cavolo di Barbara D’Urso

di Mauro Banchini

Un buon motivo per spengere la tv nei pre-serali? Quella ciofeca di programma, guidato da Barbara D’Urso, chiamato con un nome bugiardo (A gentile richiesta). Aprirei un gruppo facebook solo per trovare qualcuno che, più o meno gentilmente, un programma così possa averlo «richiesto». E farei un esposto all’Ordine Giornalisti per capire come sia possibile che si tratti di un prodotto «giornalistico», curato dalla testata «giornalistica» (?) diretta dal «giornalista» (?) Claudio Brachino: quello sospeso per aver criticato i calzini di un giudice che faceva il suo dovere.

«Storie non comuni di gente comune»: così recita la scheda del programma destinato (se non lo chiudono prima) ad accompagnaci fino a luglio. Abbondanti spot per un pubblico femminile: ascelle senza odore, gambe affaticate, proteggislip, addensanti per marmellate, tariffe telefoniche gratis, scuole private che promuovono perché basta pagare. E tutti «spensierati e sistemati» grazie al Lotto.

Rintronati da dosi sempre più alte di pubblicità, la residua zona di acume rischia di essere azzerata da ciò che si vede nel mezzo. Stasera è di turno l’omofobia: dalla Camera gli «onorevoli» Concia (Pd) e Bonanno (Lega Nord) che urlano. In particolare la prima. Ulula lo studio, gli esperti si azzuffano, la varia umanità vocia. L’immancabile Wladimiro, in «arte» Luxuria, siede con altri esponenti del sesso confuso (ma per loro i confusi siamo noi): fra questi un tizio (tizia o quel che è) vagamente inquietante, con una tuba nera in testa, occhi bistrati di viola, quintali di fondotinta, mossette inequivocabili, tonnellate di brillantini sul volto e di anelli su ogni dito. La padrona di casa dove lui/lei/altro abitava l’ha cacciato/a. Il leghista tenta la battuta facile («certo che vestito in quel modo…») e tutti gli si scagliano contro. Fra le più offese («L’importante è che uno paghi l’affitto e poi uno può vestirsi come gli pare») proprio la D’Urso che scatena ululati di approvazione facile. Ululati anche contro Marziale (Osservatorio minori), che vorrebbe dire come la violenza contro un altro essere umano sia sempre da condannare: si becca tre o quattro urlacci dalla lesbica Concia mentre il «bistrottato» Emilio (quello cacciato di casa) presto lo ritroveremo, ne sono certo, in Parlamento.

Si riparte con un altro caso. Arriva – scosciatissima, bionda e con un sottofondo di «sono una donna non sono una santa» – una furbina di nome Silvia. Nata 19 anni fa a Padova. Con tanto di certificato di un ginecologo (che però noi non vediamo) dice di essere vergine. Nella tv spazzatura sta diventando famosa perché dice di voler donare il suo «più bel fiore» nientemeno che al presidente iraniano. In studio si apre il dibattito. «Approvate la scelta di Silvia?». Via al televoto con la solita rissa in diretta: tutti urlano a tutti.

A occhio e croce, la virginea Silvia («Il mio fiore devo essere libera di darlo a chi cavolo io voglio») mi pare decisamente navigata con un «fiore» che non mi stupirei fosse già avvizzito proprio come un cavolo. Fossi nel crudele dittatore iraniano me ne starei alla larga.

L’87% degli «italiani» non approva ma il 13% approva la scelta della gallinella padovana. Per Barbara è «inquietante» che così tanti «italiani» approvino. Per me è inquietante che un certo numero di italiani abbiano abboccato. A proposito: perché, in questi telesondaggi, nessuno informa sul numero dei fessi che hanno abboccato, pagando soldi veri per programmi fasulli? Per la cronaca: un fesso che telefona può arrivare a spendere, in sms, fino a 112 euro al giorno.

Si arriva al giochino finale. Mai vista una noia così imbarazzante. Stasera è di turno un professore di Empoli. Deve indovinare chi, fra i giovani inquadrati, è figlia/o  degli adulti inquadrati. Il pubblico ulula e fa finta di divertirsi. Idem la D’Urso. Il professore porta a casa un tv. Il conduttore del Tg anticipa l’accordo sulla Fiat e nulla può fermare i poteri di Mister Muscolo. La D’Urso dà la linea al tg con un grazieeee, un ciaooooo, un a domaniiiiii che io volentieri contraccambio. Mandando lei e Brachino, Luxuria e il proteggislip, la Concia e mister muscolo, il leghista e le mossette di Emilio, la gallina padovana e il suo «fiore» del cavolo, il signor Ahmadinejad e il professore di Empoli, mandandoli tutti – ma proprio tutti – a quel paese.