«Il Tredicesimo Apostolo»? Trattasi di «ciofeca» doc
di Mauro Banchini
Una premessa. Chi, come il sottoscritto, è cresciuto a «pane e Segno del comando» (lo sceneggiato Rai che incuriosì, impaurì, divertì le nostre serate all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso) eviti paragoni. Se non altro perché quello era il regno, inevitabile allora, del «bianco/nero» ma soprattutto perché la continua tensione della storia non veniva interrotta né da un filetto di sgombro «ricco di omega tre» né dalla pomata che «fa passare il tuo prurito in due ore».
Mi riferisco all’incredibile (nel senso letterale) storiella che sotto un titolo ambizioso (Il Tredicesimo Apostolo. Il prescelto) lega un prete cattolico di nome Gabriel a una psicoterapeuta di nome Claudia. Va in onda di mercoledì, su Canale5, e dunque posso raccontare ciò che ho visto in una puntata già lontana.
Chissà cosa può intanto essere accaduto fra i due, ma non è necessario essere il tenente Colombo per capire che siccome sono entrambi bellocci la loro relazione è molto a rischio, almeno per quanto riguarda il voto di castità del prete. Per adesso c’è stato solo un bacio davanti al portone della casa dove i due avevano passato la notte cercando di capire il mistero che sta dietro al potere sovra-naturale di Gabriel.
Bacio regolarmente ripreso da un paparazzo che un altro prete, geloso della carriera cui pare indirizzato il confratello, aveva incaricato per prendere in castagna l’avversario. Un «metodo Boffo» (d’altronde siamo o no nell’ammiraglia di Mediaset?) che finisce, almeno pare, per pagare: i vertici della «Congregazione» (gesuiti?) stavano infatti per eleggere Gabriel in un posto di comando, quando arriva trafelato un altro confratello con in mano alcune foto. Quelle del «bacio». E lo scrutinio è sospeso.
Vedremo, l’8 febbraio al termine dei 12 episodi (due per puntata), come sarà finita: Gabriel e Claudia fuggiranno insieme alle Maldive? Gabriel e Claudia resteranno solo amici? Oppure vincerà una fra le tante (voi lo capite bene: sono davvero tante) opzioni intermedie possibili?
A me sono toccati due episodi intitolati Dalle stelle e La scelta. Il giudizio è sintetizzabile nella espressione napoletana riferita a un caffè malriuscito. A Napoli dicono «ciofeca». E io dopo essermi sorbito la storiella di una ragazzina messa incinta dalla luce di un’astronave extraterrestre confermo: trattasi di vera «ciofeca». Giudizio pienamente confermato dopo l’altro episodio: dove ho visto cose che voi umani non pensereste vere. La misteriosa guarigione di Rosa avvenuta, tramite una cartomante chiamata Maja, grazie all’interessamento diretto di un demonio interessato al fatto che Rosa uccidesse il povero marito (che peraltro l’aveva scornazzata ma si era subito pentito) davanti alla ricostruzione di una tomba etrusca.
Trattasi di «ciofeca» doc, anche se ho apprezzato gli sforzi del regista per mettermi paura quando arriva quel diavolone di un diavolo il cui obiettivo vero è convincere padre Gabriel a lasciare la «Congregazione» per andare con lui e fare chissà quali nefandezze insieme.
Sarà che di diavoli me ne intendo poco, ma non ho mai visto un diavolo che si chiama «Serventi», questo il cognome di quel buffo essere dai capelli unti e dallo sguardo vagamente ebete che ogni tanto entra nello sceneggiato con l’obiettivo di farci paura mentre a me mi fa solo ridere.
E poi, scusate, come si fa a reggere la tensione se nel bel mezzo del racconto, quando Rosa entra nella tomba etrusca appena scoperta e una musichetta lascia intuire che troverà qualcosa di terribile, arrivano uno dopo l’altro gli spot per andare da Mc Donald, comprare Philadelfia (inteso come formaggio), usare un test di gravidanza, fare il brodo con il mitico dado Knor che il mi’ povero babbo s’arrabbiava tanto quando la mi’ povera mamma gli rifilava il brodo fatto con il dado Knor?
Insomma: la «ciofeca» è assoluta. Anche perché gli autori son presi dalla fregola di inserirci un sacco di intermezzi. La ragazzina messa incinta dall’extraterrestre (qui il bravo padre Gabriel deve perfino fare una lezione di teologia alla bella dottoressa che aveva osato una sorta di paragone blasfemo con la Concezione Immacolata) si trova, impressa sulla pancia, una strana croce inserita in un cerchio. È lo stesso simbolo, guarda caso, trovato anni prima in un campo nella Francia del Sud: ci mancavano i «cerchi di grano» del mitico Giacobbo!
In estrema sintesi fra esoterismo e vangeli, fra belle psicoterapeute e zii monsignori, fra confratelli perfidi e dischi volanti, ma soprattutto fra uno spot e l’altro il bel padre Gabriel, fin da bambino, è dotato di poteri straordinari. Contro di lui opera una setta che sta cercando un libro antico su cui è scritta una sorta di controvangelo. Ogni tanto compare sulla scena, impomatato nei capelli unti, un diavolaccio chiamato Serventi mentre a Roma ne accadono di tutti i colori, compreso un vecchio proiettore super8 abbandonato da trent’anni e pieno di ragnatele che però ricomincia a funzionare facendoci rivedere Gabriel bambino che accarezza un gatto. Ovviamente nero.
Scommetto sul finale: Gabriel riuscirà a sconfiggere l’unto del Serventi, obbligandolo pure a farsi uno shampoo antiforfora all’estratto di propoli. Efficace, dice lo spot. «Efficace con dolcezza»
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