La «grande favola» di Miss Italia: poca carne ma molti denti
di Mauro Banchini
Il suo «motto» non si scorda. Illustra la filosofia di Miss Italia e il senso di un Paese intero: la giovane (18 anni compiuti il giorno prima di vincere. Dunque minorenne per l’intero periodo delle selezioni) che ha vinto l’edizione 2009, la settantesima, del concorso più importante della penisola, si racconta nel motto ufficiale con un inequivocabile «Essere qualcuno per non essere chiunque».
La portatrice di questa filosofia esistenziale è Maria Perrisi. Alle spalle ha una situazione perfetta per vincere: mamma casalinga, babbo operaio emigrato in Svizzera dal paesino calabrese, bellezza (lei, non il padre) evidente («altissima, bionda, occhi verdi»), ottima cuoca e un sogno: diventare modella. Ha vinto dopo tre giorni di estenuanti dirette televisive condotte dalla sempre cinguettante Carlucci.
Qualcosa si può aggiungere sul sistema di votazione. Nello studio c’è una «giuria» (5 «star» fra cui un certo Mariotto e un altro che si chiama Sergio Assisi. Noti ai più, (onestamente io non so chi siano): i magnifici 5 presumo ben retribuiti, alzano le palette e decretano implacabili giudizi numerici. Ogni tanto qualcuno dal pubblico protesta. Ma la Carlucci cinguetta serafica che siamo solo noi, da casa, ad avere «l’arma» finale per far vincere la preferita: il mitico «televoto».
Non capisco perché avrei dovuto farlo (chi se ne frega se al posto di Tiziana vince Loredana?), ma anch’io avrei potuto «votare, votare, votare» grazie al televoto. Ovviamente non ho votato, ma centinaia di migliaia di connazionali hanno usato questo «strumento di democrazia mediatica» che certo presto sostituirà il fastidio del vecchio sistema elettorale con tanto di cabina, urne, matite copiative, scrutatori. Un’idea anche per le primarie del piddì: Franceschini 01, Bersani 02, Marino 03. Inquadrature uguali per ciascuno dei tre aspiranti, dalla punta del piede all’ultimo capello; fino al «lato b» esibito orgogliosamente, dai tre, mentre girano i tacchi e sculettando aspettano l’esito. Del televoto.
Meccanismo misterioso che non sarebbe male se la Rai si impegnasse a rendere trasparente mettendo a disposizione tutte le informazioni: sul sito di Miss Italia, ad esempio, c’è il rinvio a uno specifico «regolamento per il televoto». Ma il documento è stato «rimosso». E sempre sul sito ufficiale nessuno racconta quanti, per ciascuna delle molte votazioni, siano stati i televoti espressi. Ci dobbiamo fidare. Della Carlucci.
Si sa solo che l’ultima votazione, riferita all’epico scontro fra le due ultime ragazze, la Maria ha vinto sulla Mirella per 55.272 voti su 25.681. Da dove vengono queste telefonate? Quanti italiani hanno telefonato? E le tante votazioni precedenti? E quelle degli altri giorni? Mistero poderoso.
Solo dalle ultime 81 mila telefonate sono stati incassati (0,75 euro a chiamata) circa 60 mila euro. Magari, facendo i conti globali, si potrebbe scoprire che dietro al televoto della sola Miss Italia c’è una «tassa» da un milione di euro.
Fatta pagare a noi, grullarelli, per il gusto di votare Lodovica al posto di Veronica.