La «sveglia» di Roberto, i «dettagli» di Belen…
di Mauro Banchini
Problema numero uno: come scrivere una recensione del festival di Sanremo se, quel fondamentale evento per cui si ferma mezza Italia, non l’hai visto? Problema numero due: perché scrivere una recensione sul festival di Sanremo quando già è stato detto, e scritto, in pratica tutto?
Non è un grande inizio, lo ammetto, ma è la quasi pura verità. Qualcosa, di Sanremo 2011, ho in effetti visto e credo di essere a posto con i fondamentali. Ho infatti gustato buona parte dei 45 minuti di un Benigni chiamato a sollevare l’audience; della signorina Belen posso assicurare di aver ammirato (molto ammirato) due, strizzatissimi, dettagli superiori e pure il coraggio con cui ha cercato di fare qualcosa di «artistico». Ho poi avuto la fortuna di passare davanti allo schermo quando cantava il professor Vecchioni: a fine canzone, dando prova di raro intuito, ho pensato che il brano mai avrebbe potuto vincere perché davvero bello.
Un’ultima cosa ho visto: le inquadrature, ripetute, dei dirigenti Rai e chiedo loro che bisogno hanno di farsi immortalare in sciocchi primipiani.
Penso di aver visto i momenti topici di un festival che si ostina (ma perché?) a durare una settimana: quasi tutto Benigni, la canzone che ha vinto, due rotonde rotondità di Belen, i big Rai. A essere sinceri mi c’ero messo di buzzo buono, sabato sera, per vedere l’intera finale: ma su «Classica» di Sky davano un ottimo «Nabucco» e mi son fatto infinocchiare non da Patty Pravo, non da Emma ma da Abigaille.
Sul festival ho poi letto, nei giorni successivi, tonnellate di parole trovandole francamente eccessive rispetto a quello che, in definitiva, è un semplice spettacolo fin troppo capace di annoiare. Ho capito che ha avuto grande successo di pubblico e di critica. Gianni Morandi (a proposito: se li tinge o meno i capelli?) è stato bravo. Ai due comici hanno chiesto di fare satira «equilibrata» e loro l’hanno fatta. L’altra signorina (quella fidanzata con il bell’attore americano) non ha retto il confronto con Belen. I signori della pubblicità hanno gioito. Forse gioiscono pure i dirigenti del Meyer se è vero che Benigni ha loro girato l’incasso della serata, i tanto sbandierati 250 mila «euri» a proposito dei quali vorrei dire una cosa volutamente retrò: capisco tutto, poi Benigni è un monumento vivente, ma 5.500 euro al minuto son davvero una follia.
Il problema non è Benigni (immagino che la Canalis abbia guadagnato altrettanto bene così come bene guadagnano in diversi, a volte addirittura senza fare nulla, in questo folle mondo lustrinato) ma almeno a me fanno ancora problema cifre così lontane da parametri normali. Non sarebbe il caso di togliere, lo dico in generale, almeno uno zero?
A proposito: qualcuno sa perché «nell’aria tiepida della periferia, Amanda è libera e piena di fantasia»? Leggo che Al Bano (67 anni), per questa «Amanda», si è ispirato a un fattaccio di cronaca che ha coinvolto una giovane nigeriana. Impossibile sparare su Al Bano, ma perché mai Ferreri Giusy ha messo in piazza un suo privatissimo lamento («è troppo tempo che non si fa più l’amore») e perché mi dovrebbe importare qualcosa se Nathalie si è «persa per strade sconosciute già cambiate prima di arrivare»?
Sono lieto abbia vinto il quasi settantenne Roberto Vecchioni. Il suo invito a difendere «questa umanità anche restasse un solo uomo», la sua denuncia che «stanno uccidendoci il pensiero», la sua speranza che «questa maledetta notte dovrà pur finire» fanno il giusto paio con il monito («Svegliatevi») di Roberto da Vergaio. «Se volete realizzare i vostri sogni, dovete svegliarvi».
Proprio vero, mitico Roberto che iniziasti con TeleVacca e, se non stai attento, finisci dritto al Quirinale .