La tata ha sempre ragione

di Mauro Banchini

Ilaria e Leonardo sono una giovane coppia con tre bambini. Gli piace la «emme» perché le tre creature si chiamano Miriam, Manuel e Matteo. Vivono tutti e cinque in quel di Pisa: hanno accettato di mandare a quel paese, per una settimana, la mitica «privacy» facendosi riprendere, giorno e notte, dalle telecamere di SOS Tata.

Ci hanno dato sotto di buona lena, Ilaria e Leonardo, nella fase preliminare ma adesso che si tratta di gestire il complicato prodotto delle loro tenerezze (tre frugoletti bellini ma assai esigenti) i due si trovano persi. Meno male che c’è Adriana: una bella signora mora di cui ignoro tutto tranne il fatto che è stata arruolata da Fox, canale satellitare di Sky, per fare la «tata». In altri termini: consiglia, con overdose di buon senso, le incertezze dei genitori e dimostra che la tv può esercitare ruoli pedagogici. Con lei, si alternano altre due belle signore (Lucia e Francesca). Tre tate per un programma piacevole.

Torniamo sulle rive dell’Arno, con un Leonardo pisano inizialmente capace solo di commettere errori madornali e una Ilaria che non è certo da meno.

Il programma è già cominciato, ma capisco che Leonardo ne ha fatte una delle sue: al piccolo Manuel, l’ultimo arrivato, ha osato dire davanti agli altri due fratellini che lui, Manuel, è «l’angelo caduto dal cielo». Giustamente la tata si incavola e fa presente come in quella famiglia di «angeli» o ce ne sono tre o non ce n’è neppure uno. Leonardo promette di non farlo più.

Si passa alla consorte: davanti alla bambina che non fa altro che frignare, Iaria ha un rimedio materno: offre di continuo il seno. Adriana ha da ridire e convoca tutti dettando i nuovi comandamenti. Per fortuna non sono dieci, ma solo quattro. Così si fa anche prima ad attaccare sul comò le palette dove sono scritte le sacrosante parole. Primo: «si obbedisce sempre a mamma e papà». Secondo: «Basta poppate». Terzo: «Non si fanno capricci». Quarto: «Quando c’è un problema se ne parla».

Per due notti la piagnucolosa creatura di due anni continua a frignare, ma la mamma ha capito: la lascia fare, ci parla, la tranquillizza. E il miracolo accade dando un’altra volta ragione alla tata: la piccola piagnona finalmente smette di rompere e Ilaria, la mamma, può dormire accanto a Leonardo. Dormono e basta anche perché c’è una telecamera a raggi infrarossi che li riprende e poi mancano solo quattro giorni alla partenza di quella santa donna della tata Adriana.

Il giorno dopo ne succede un’altra: i due maschietti fanno «la lotta» con un babbo che invece di fare la cosa più logica – giocare – pretenderebbe di sgridare. Del tutto intuibile il consiglio tatesco: sdraiati sul tappeto con loro e fai anche tu «la lotta». Lo sventurato risponde e si sdraia sul tappeto. Risponde anche – lui che ama ordine, precisione, pulizia – quando la tata gli ordina di portare in cucina i tre frugoli per fare tutti insieme una pizza. «Ma non di quelle surgelate», aggiunge perfida obbligando il povero Leonardo a sporcare tutta la cucina con farina, uova, pomodori. Lui sta al gioco con una stanza ridotta a un campo di battaglia, ma credo proprio che, in cuor suo, ce l’abbia mandata a quel paese, la tata Adriana che a sua volta fa finta di gustare quello schifo di «pizza» uscita dal fornetto.

È l’ultima sera. Domani tata se ne andrà e la regia prevede una «sorpresa»: siccome c’è un concerto dei Pooh e siccome, qualche anno fa, i due si conobbero proprio a un concerto dei Pooh, Leonardo trova – che caso! – due biglietti e ci porta lei (Ilaria) mentre la tata si impegna a guardare i frugoli. Finisce nel camerino dei Pooh con tanto di foto e autografi.

Il giorno dopo tata se ne va. Ha concluso la missione. Lascia una letterina che il messaggio finale di Mary Poppins è nulla in confronto. I bambini regalano un pupazzetto. Lei non monta su una scopa ma su un pulmino attrezzato con tecnologie per il controllo a distanza. Pronta per un’altra famiglia da tormentare. O – se credete – da aiutare.