L’informazione schierata del «mitico» Emilio Fede

di Mauro Banchini

Ed eccoci ai tg apertamente «schierati», quelli che sai come la pensano e dunque, quando li guardi, sai bene dove fare la tara.

Non c’è dubbio che il tg di Emilio adori – di un amore viscerale, orgoglioso, carnale – Silvio Berlusconi, mentre quello di Bianca si ispiri a modelli opposti. Nelle edizioni principali, alle 19, si sovrappongono. Una cosa, però, li accomuna e unisce buona parte del giornalismo odierno: la tendenza al marchettificio. Esaltare un prodotto commerciale è il modo oggi normale per chiudere un qualunque tg. Nell’edizione di martedì scorso il Tg3 paga lo scotto a due artisti: Claudio Baglioni per l’ultimo album e Checco Zalone per il primo film. Fede aveva appena finito di presentare il libro di Benedetta Tobagi. Per inciso: l’editore del libro è Mondadori; il distributore del film è Medusa. Di Baglioni sta per uscire un libro (con Mondadori) e un film (con Medusa).

Ma torniamo al Tg4. Gli fa da traino il filmone del pomeriggio: stasera sono di turno Ava Gardner e Robert Taylor in «Vaquero», western storico. Fra i due deve essere accaduto qualcosa di grave, ma il finale è lieto. «Mi perdonerai?» chiede Ava. «Posso perdonare, se tu puoi dimenticare», risponde Robert. Sale la musica e dopo tre dolci parole di lei («Andiamo a casa») ecco il «The end» che precede di un soffio l’arrivo di lui, il mitico Emilio.

Per motivi pubblicitari, cioè per ospitare sette spot in più rispetto alle regole che impedirebbero spot dentro un tg, c’è il solito trucco dell’anteprima. Due le notizie chiave: la riforma della giustizia e il computer di Brenda. Emilio, orgogliosamente fido, lancia un’altra perla del suo tg: il sondaggio.

«Rino», il fornitore di droga a trans e clienti, l’hanno ucciso o è stato un incidente? La domanda è retorica: alla fine le risposte saranno «migliaia» (quante non si sa mai, ma per dire la sua in questi inutili «sondazzi» ogni fessacchiotto paga, di tasca sua, un euro): per l’89% «Rino» è stato ucciso.

Dopo i «4 salti in padella» (spot), rientra Emilio per il tg. Lo conduce sempre lui (quando c’è un altro, il Tg4 diventa inguardabile. Troppo normale). È lui, Emilio, a renderlo gustoso: parla con la lingua ma soprattutto con le mani e con il viso. Gesticola, blandisce, esalta (Silvio), demolisce (chi non vota Silvio). Sa di essere atipico rispetto ai canoni di un giornalismo normale, ma è troppo buffo; e il suo assoluto ardore per Silvio risulta trasparente, quasi come quello di Sandro Bondi.

Pezzo forte del giorno è la legge sul processo breve. Chi non la vuole, fa solo «polemica». Chi la vuole, lo fa solo «per garantire i diritti di tutti i cittadini». Nel difenderla, il ministro Alfano ha svolto «un intervento rigoroso e non di parte». Nel criticarla, «il solito Di Pietro» (viso di Emilio: schifato) vorrebbe solo «cacciare Berlusconi» (viso: ultra schifato).

A proposito: Lui, «oggi è nel Qatar ma è pronto ad andare in Tribunale per dimostrare la sua innocenza». La colpa dei processi lunghi? Ovvio: «un problema che questo governo ha ereditato». Un servizio dà voce a cinque big per le solite battute: quattro, inquadrati nel modo migliore, sono pdl e uno, ripreso che sembra riportato dalla piena, è del piddì.

Fra i servizi: le liste di attesa nella sanità (interviste a cittadini di Bologna. Si lamentano. Emilio ha la risposta giusta: «con buona pace dell’ex ministro Bindi, ora i tempi di attesa sono dimezzati e Berlusconi recupera sui ritardi lasciati dal precedente governo»); un servizio su Tremonti («La crisi dell’economia c’è – ammette Emilio – ma molte imprese vanno avanti, le scelte del governo sono giuste, l’economia è in ripresa»).

Ma dove Emilio gode alla grande è nel dare notizia di due assoluzioni in processi importanti: mani, faccia, lingua gridano che questa giustizia fa davvero schifo e che la legge per i «processi brevi» ci vuole, eccome.

E il tg3? Offre un giornalismo opposto: anch’esso schierato, ma in modo diverso. Ne riparliamo in una prossima puntata.