Ma non sarebbe anche il caso di «osservare» le veline?

di Mauro Banchini

Se c’è uno che non sopporta sondaggi e indagini (di cui non mi sfugge l’importanza, ma che ho il tremendo sospetto servano soprattutto a chi le commissiona e a chi le realizza) quello è proprio chi scrive. Ogni tanto capita che qualche disperato telefoni per chiedere cosa penso su vari aspetti della vita: se non lo mando a quel paese subito, gli racconto l’opposto di ciò che penso. Che bello se tutti facessimo così!

Con tutto il rispetto per chi ci lavora, credo che il diritto a prendere per i fondelli i sondaggisti sia costituzionalmente protetto. Di conseguenza non presto attenzione ai risultati di quelle ricerche che ti seppelliscono con percentuali e numeri di cui non afferro il senso. E poi sfido chiunque a ricordarsi, dieci secondi dopo, uno di quei numeri.

Non mi sono dunque esaltato davanti a una ricerca commissionata da Corecom e Pari Opportunità a quell’autentica «bibbia» delle ricerche televisive chiamata «Osservatorio di Pavia»: la ricerca fatta per capire come le donne sono rappresentate dalle tv locali e quante donne, in quelle tv, ci lavorano.

«Tv locale e rappresentazione di genere»: questo il solenne titolo dell’indagine svolta dai mitici «osservatori» di Pavia.

E da questa «osservazione» emerge ciò che tutti i relatori, nell’immancabile convegno, hanno riferito: i dati sono «non esaltanti», «sconfortanti», «deprimenti», per qualcuno perfino «drammatici». «Molte – ha sintetizzato l’Ansa – le conduttrici, ma poche le donne davvero protagoniste» nei tg.

Lasciamo perdere i numeri: la sostanza rimanda all’antico «effetto vetrina». Anche nei grandi tg il vero è sempre più battuto dal bello, il modo di porgere le notizie sovrasta le notizie.

Molte le (belle) ragazze in video perché certo più piacevoli a vedersi, ma il potere sta tutto e sempre nei maschietti. L’altra metà è sempre nascosta in cielo. Sarà vero oppure no, ma la ricerca conferma questa tesi, lasciando all’assessore regionale il compito di annunciare l’immancabile «legge sulla cittadinanza di genere» (sarà approvata nel 2008). Anche il pres

Ma poi scopri che la ricerca ha riguardato solo cinque tv locali e che, a Pavia, quelli dell’Osservatorio hanno fotografato la situazione di un solo giorno: il 22 febbraio; un giorno, oltretutto, caratterizzato da un evento particolare (l’errore della biologa sulle analisi Aids) che ha condizionato il lavoro.

Qui rimbalza, acuta, la sana incredulità verso sondaggi e ricerche: siamo proprio sicuri che bastino i tg di cinque tv locali in un solo giorno per dirci qualcosa di autentico rispetto a un problema complesso? Anche altri, durante la presentazione, hanno avanzato analoga perplessità.

Ed è arrivato un giornalista (maschio) vicedirettore della Tgr Rai (in pratica i tg regionali) diretta da una collega femmina. Ha raccontato come viene impostato un tg. Ha respinto l’accusa che sia il sistema giornalistico a togliere spazio al genere femminile: come giornalisti – ha detto – prendiamo atto della realtà, e nella realtà, purtroppo, c’è il sottodimensionamento delle donne dai luoghi di potere. Oltretutto la professione giornalistica si declina sempre più al femminile e oggi sono gli stessi conduttori maschi, rispetto alle colleghe, a passare più tempo con i truccatori (dettaglio del tutto sconosciuto fino a pochi anni fa).

E se dall’informazione passiamo all’intrattenimento, qui davvero di sarebbe molto da «osservare». Mi chiedo perché – ha concluso il giornalista Rai – davanti agli stereotipi delle veline e all’immagine della donna che passa nella pubblicità, c’è oggi così poca indignazione da parte dell’universo femminile.

Già: perché così poca indignazione? Non potrebbero, a Pavia, mettere in piedi un «Osservatorio» per «osservare» le veline?