«Miss Italia, ci sono ricascato e sono stato rifregato…»
di Mauro Banchini
Altre cose, certo più intriganti, mi tengono lontano dal televisore proprio la sera che dovrei, per scrivere il pezzo, guardare la finalissima di miss Italia 2010. Gliel’ho promesso, a ToscanaOggi, scordandomi di tutti gli accidenti che mandai l’anno scorso giurando che mai m’avrebbero più rifregato con ‘sta zolfa di «Miss Italia». E invece ci sono ricascato. Come un babbeo.
Meno male che, da un pezzo, hanno inventato strani cosi capaci di registrare: per cui, la mattina dopo, a conoscenza che ha vinto la ragazzina dell’Umbria, è possibile riguardarsela con calma, quella puntata finale di una trasmissione che a me scusino la franchezza i tanti appassionati del genere mi comunica una noia mortale, una tristezza cosmica, un par di zebedei pesanti come un tir carico di marmo carrarino.
Forse è proprio questo il consiglio migliore per i prossimi anni: quando, implacabili nei giorni che cadono le prime foglie e riaprono le scuole, si avvicinano i riti di Salsomaggiore e le selezioni finali di questo concorsone sopravvissuto chissà come e chissà perché, fate di tutto per avere qualche altro impegno.
Va benissimo una riunione di condominio per decidere il colore unico per tutte le ringhiere; ottime una veglia funebre con spettegolata finale sul morto o un festa della pro-loco con bomboloni fritti.
D’altronde spiegatemi perché una persona normale dovrebbe passare quasi quattro ore della sua vita a guardare la finalissima di «Miss Italia» presentata da Milly Carlucci in abbinata con Emanuele di Savoia (due tipi che mi stanno cordialmente antipatici. In particolare il principe. Proprio non lo sopporto. Perché è tornato in Italia? Perché devo pagarlo con il canone? Perché non va a farsi friggere come i bomboloni?).
Armiamoci dunque di video-registratore e riguardiamocela la mattina dopo, questa puntatona: con la splendida possibilità di pigiare il tasto «veloce» all’arrivo degli spot. E con la sapiente intuizione che si può usare lo stesso tasto per guardarsi l’intera puntata. Dura molto meno, non perdi nulla di importante e ogni tanto, se ami il rischio, fai perfino girare a velocità normale.
Girando normale sono incappato in Milly che tirava una disinteressata volata alla «eleganza di Roberto Cavalli», in una giurata che definiva le ragazze «spaziali e dotate di grande fisicità», nel giurato Mariotto che agitava di continuo la manina destra, nel primo piano di una concorrente che onestamente qualcuno di altolocato doveva averla aiutata e non poco per arrivare in finale.
Ho anche scoperto chi era quella Ilenia che avevo visto, giù in paese, attaccata su tutti i muri con tanto di numero (2) e di numero di telefono (894 003) per votarla perché «miss Toscana». Tanti complimenti a Ilenia, davvero una bella figliolina, ma spiegatemi perché avrei dovuto spendere qualche euro (dei miei) per farla andare avanti a miss Italia 2010. Ci pensino i suoi genitori, se proprio ci tengono. Io che c’entro?
Neppure quest’anno di grazia 2010 sono mancate le solite polemiche create a tavolino. Stavolta si sono inventati il caso di una ragazza che il buon Dio l’avrebbe creata dell’altro sesso ma lei sarebbe poi finita sull’altra sponda. Così si raggiungono diversi obiettivi, alcuni oggi politicamente assai corretti, ma in particolare si tenta di tener viva una attenzione altrimenti tendente all’annoiato andante.
Lo spettacolo scivola lento, anche con il telecomando inchiodato sul tasto veloce. Tutto appare scontato: le inquadrature al direttore generale Rai e al sindaco di Salsomaggiore (tutti e due impegnati nello stesso mestiere: venderci acqua vagamente puzzolente), i sogni delle ragazzine (cinema, moda, spot e unificante un bel conto in banca), i retroscena delle mamme (andrebbero tutte deportate, le mamme delle miss), i sorrisi falsi nei denti delle ragazze, i soldi veri nelle tasche della telefonia, le «baruffe» tra giurati e bimbe escluse, le prove di abilità (due passi di tango, due battute di «recitazione»), l’arrivo di Sophia Loren che fra quattro anni di anni ne avrà ottanta e continuerà sempre a dimostrarne (da lontano) sessanta, l’esaltazione continua del televoto come arma di democrazia («miss Italia la scegliete solo voi» cinguetta di continuo, felice, la Carlucci dandoci un convincente anticipo di ciò che accadrà fra qualche anno, quando il presidente della Repubblica lo sceglieremo noi, dalla poltrona in finta pelle che continuerà a venderci, in comode rate da 190 euro al mese per 846 mesi, l’eternamente cinguettante Carlucci).
Tutto scontato. Davvero tutto scontato in uno spettacolo che, diciamoci la verità, potrebbe benissimo durare solo un’ora. E le restanti due abbondanti? Uno stimolante documentario del National Geographic sulla vita sessuale delle tartarughe giganti. Quelle dello Zanzibar.