Miss Italia, uno strazio ridotto a due puntate
DI MAURO BANCHINI
«Papi, mi manchi tanto». Così la numero 58 («al telefono con il Padre», è la spiegazione sullo schermo. Compresa l’impegnativa «P» maiuscola). Quest’anno allo strazio di Miss Italia ho dedicato solo 7 minuti. La cosa buona è che hanno ridotto tutto a due puntate; per il resto stendiamo un velo: a partire dalle continue inquadrature di un sindaco beato di farsi vedere fra una bellona mora con le poppe fuori e una bellona bionda con le labbra canottate.
Nei 7 minuti ho visto la parte più intelligente della serata: ogni ragazza doveva telefonare a un parente, capace di spiegare i motivi per cui «televotare» lei. Una pena: ragazzine incapaci di comporre il numero giusto, parenti incapaci di mettere insieme due parole di senso compiuto, Frizzone cinguettante per contratto ma incacchiato nero davanti allo strazio. La 76 chiama il cugino Lorenzo, ma risponde tale Alberto che non c’entrava nulla. La 91 chiama una sorella capace solo di urlare. La 93 chiama un «babbosandro» che quando capisce di dover fare «un appello» in favore della figlia riesce a sbrodolare « ma niente il mio appello? è che è che . direi che ecco che ». Arriva Francesco, «il ragazzo» della 90 che prima non era riuscita a infilare il numero. Sul suo appello («È stupenda, è una principessa, è umile, votatela») e sul commento del Frizzone («ehi, sei un figo pazzesco?») rivolto non al sindaco (decima inquadratura) ma al ragazzo della ragazza «umile», decido di usare il telecomando. Ma l’anno prossimo, per favore signori Rai, sta ciofeca fatela fare a Televattelappescadisotto. «Che è meglio», come avrebbe detto il Puffo quattrocchi.