Perché una «boiata» per l’addio alle scene della mitica Sandra?
di Mauro Banchini
«Che barba che noia, che noia che barba». Alzi la mano chi, sabato scorso, non si è trovato a canterellare la tiritera sandrinesca alla fine e meno male è arrivata la fine del cosiddetto «film» intitolato Crociera Vianello. Credo sarà molto difficile che una rete di livello nazionale in prima serata prefestiva quando oltretutto fuori piove come dio comanda e c’è poca voglia di uscire riproponga un «film» così imbarazzante.
Iscritto da una vita al «fan club» di Sandra e Raimondo, avrei davvero preferito che l’ultimo lavoro di Sandra Mondani non avesse avuto quelle caratteristiche da autentica «boiata pazzesca» che tutti abbiamo potuto vedere piangendo lacrime amare per l’abbandono di Sandra e per i motivi seri: una malattia di tale abbandono.
Superficiale il racconto, al di sotto della sufficienza la recitazione, scontato il finale, banale al cubo il sostegno delle musiche in sottofondo (mandolini nel porto di Napoli, sirtaki nel porto di Atene, fado in quello di Lisbona) la cosa autenticamente interessante erano le interruzioni pubblicitarie.
E il povero telespettatore, amante di una storia così lunga e bella come il sodalizio artistico e familiare dei due grandi dello spettacolo italiano, costretto a soffrire davanti a primi piani impietosi o all’uso di controfigure riprese dal dietro in sostituzione di una Mondani oggi costretta su sedia a rotelle.
Da Oscar dell’insulsaggine la storiella: i due attori, in rappresentanza di loro stessi, che si imbarcano a Genova per una crociera nel Mediterraneo dodici anni dopo averne fatta una analoga; cercano di trovare un padre a un ragazzino di undici anni concepito nell’altra crociera da una mamma un po’ sventata; dopo vari equivoci, il padre ma si era capito fin dall’inizio, altro che sorpresa è il comandate che finisce per sposare la sventata.
Ecco: prima di costringere qualche milione di italiani a subirsi questa storiella e a ricordarla come l’ultima apparizione tv della splendida Sandra, non era meglio non farne di nulla? Anche perché se la vita nelle crociere è così stupida, davvero il sottoscritto è giustificato nella sua assoluta contrarietà a imbarcarsi in una qualunque crociera: finora sono riuscito a evitare l’implacabile «cotillon», il terrificante «trenino», la mitica cena con il comandante, le prove di evacuazione. Col cavolo! Neppure se mi pagano!
Ricordiamocela, dunque, in altri modi questa straordinaria coppia. Ciascuno scelga il suo modo per ricordare l’umorismo raffinato di Raimondo e la simpatia senza aggettivi di Sandra. Hanno fatto la tv e non sarà difficile ripescare, dal bianco e nero fino alle ultime di «Casa Vianello», gag di livello, uno stile mai becero, momenti di commozione, esempi di umorismo garbato e vero.
Per quanto mi riguarda, io conserverò sempre il ricordo di una sigla finale. Un sabato sera di tanti anni fa. Scorrono i titoli. Musichetta romantica in sottofondo. Sandra tutta agghindata che si dondola, nel bosco, su un’altalena. Dall’altra parte Raimondo, agghindato anche lui, che la guarda apparentemente voglioso. Lei scende dall’altalena e lui comincia a correrle incontro nel verde di una natura incontaminata. La scena va avanti per minuti con il rallenty. La musica alza i toni e i due alzano le braccia, l’uno verso l’altra. Sempre più vicini, sempre più sorridenti, sempre più lenti pregustando l’ebbrezza di un lungo abbraccio. Arrivano a sfiorarsi ma Raimondo prosegue nella corsa. Lei, sorpassata e umiliata, si ferma: lo guarda mentre anche lui si gira, un attimo, con un sorrisetto di compatimento e riprende la corsa felice verso la meta delle sue brame: un maschietto con il quale si incammina, felice e con tanto di mossettine, nel bosco incantato. Eccezionale. Ciao, cara Sandra. Buon Natale a te e a Raimondo. E un’altra cosa: grazie.