«Porta a porta» soporifero nonostante la prima serata
di Mauro Banchini
«Manifesta una gentilezza quasi stucchevole, dimostra affettazione e scarsa sincerità». Così, da vocabolario, una persona «melliflua».
Quando mi capita di vedere Vespa Bruno in tv (domani andrò a confessarmi, ma che ci posso fare? Sono un giornalista, ho l’obbligo di raccontare «la verità sostanziale dei fatti» e questa, in verità, è la sensazione da me provata), quando mi capita di vedere Porta a Porta (il che accade assicuro poche volte), il cervello va dritto all’aggettivo «mellifluo».
Con tutto il rispetto per l’uomo Vespa e per i suoi tanti affezionati, quel continuo fregarsi le mani e quel tanto di untuosità (che qualche mio, santamente anticlericale, amico si ostina a definire, con il mio totale dissenso, «pretesca»), trovo impossibile non declinarlo con la categoria della mellifluosità.
Per una botta di fortuna che capitano di rado, l’altra sera l’ho visto Porta a Porta nella straordinarietà della prima serata. Era accaduto, in Parlamento, qualcosa che preludeva la fine, poi effettivamente giunta, del governo Berlusconi e, tutto tirato con un vestito dall’eleganza fin troppo esposta, arriva lui, Brunone, insieme al più buffo fra i sondaggisti (Mannheimer) e da una scollacciata signorina il cui ruolo mi è sfuggito.
Titolo della puntata un «Vogliono farci fallire» riferito non al governo che stava davvero fallendo ma all’Italia a forte rischio di default, cioè in stato pre-agonico.
Giuro che non ce l’ho fatta a vedere tutta la puntata, tanto mi pareva inutile lo scambio continuo e comunque rissoso fra Ignazio, Antonio e Rosy: ognuno, peraltro, munito di regolari «accompagnatori» seduti dietro, in favore di camera, secondo la pessima abitudine di questi talk che devono piacere tanto alle vecchie zie di questi bischeroni che si fanno inquadrare dietro ai potenti loro amici facendo smorfie di assenso tanto perché si capisca da che parte sono. Levatemeli di torno, please, i bischeroni seduti dietro …
Tornando al sonnolento Porta a Porta in prima serata: l’unico momento di vivacità, lo regala il mitico Paolini: il furbo tipo che a forza di rompere le scatole ai poveri giornalisti su strada mettendosi dietro, facendo le boccacce e gridando, come ha fatto l’altra sera da via del Plebiscito, «Berlusconi ha un pisellino», è diventato tra gli uomini più famosi d’Italia. Se non lo arrestano, il Paolini, se non gli impediscono di disturbare, ci saranno dei motivi seri.
La puntata procede stancamente fra un Angelino Alfano che trova il modo di presentare il suo libro, tre o quattro spot, cinque o sei giornalisti del grande giro (sempre gli stessi, mai che chiamino me), una valangata di inutili sondaggi sulle intenzioni di voto e lui, Brunone, una volta seduto in mezzo a quelli del centrodestra e il minuto dopo fra quelli del centrosinistra. «Sempre e comunque governativo», ridono tutti. Alla battuta di non so chi.