Problema casa: come fanno i «disperati», ma quelli veri?

di Mauro Banchini

Quei due li ho «odiati» subito. Puro, antico e superato «odio» di classe. Di sicuro categoria non adatta a un settimanale come questo, ma provate voi a non provare qualcosa di simile nei confronti di Luca e Susanna.

Una bella coppia (lei mi piace più di lui, ma questo dipende dal fatto che sui gusti estetici sono piuttosto tradizionale) ha accettato di farsi riprendere dalle telecamere di Sky in uno fra i momenti più particolari nella vita di una coppia: l’acquisto di un appartamento.

Faccio finta di credere che il programma sia reale, che non ci siano taroccate e che, alla fine, qualcuno paghi perfino l’Iva. Mi fiondo in questa puntata di Cerco casa disperatamente (su Discovery Real Time, in Sky) che i due hanno già visitato un appartamento. Siamo a Firenze. Sotto il profilo economico, i toscani Luca e Susanna devono stare più che bene. Diciamo una coppia alto borghese con due figli. Il mio «odio» sarebbe certo lenito dalla circostanza (diciamo costituzionale) che le tasse, i due, le pagassero con la mia stessa proporzione. Comunque Luca e Susanna non è alle Piagge ma è in Santa Croce che cercano («disperatamente»?) casa.

Hanno 2,5 milioni di budget. Si sono affidati a Paola e Andrea: titolari di un’agenzia immobiliare. La prima delle tre soluzioni l’hanno già visitata: un palazzo storico in corso Tintori dove li aspetta l’appartamento che poi sceglieranno (200 mq più un terrazzo da 40 per un’offerta da due milioni). Siccome le altezze sono notevoli (a occhio e croce almeno una decina di metri), sarà possibile ricavarci due soppalchi per le camere dei bimbi. Non si accenna al prezzo di questo supplemento, ma Luca e Susanna non sembrano colpiti dal dettaglio.

Ci si sposta in via dei Benci. Un’abitazione «decisamente anomala» – avvertono i venditori – con una «suite matrimoniale, affacci particolari, bagni molto coreografici, una camera in una torretta da dove si domina tutta Firenze». E quanto costa tutto questo ben di Dio in un palazzo del Cinquecento? Due milioni e mezzo, per 220 metri quadri. Anche in questo caso si ignora se l’IVA è compresa o esclusa, se il notaio è compreso o escluso, se si tratta o meno, se c’è nero o no.

«Soluzione magnifica, ma l’arredamento – commenta Susanna – mi confonde: molto elegante ma poco pratico». In effetti, fosse per me, l’architetto responsabile lo infilzerei a fuoco lento. In ogni caso mentre Luca non sa che dire («sto cercando di mettere insieme tutte queste informazioni»), l’ottima Susanna fa capire che non se ne farà di nulla («per noi è un cambiamento importante. Non vogliamo sbagliare»).

«Real time» è arrivato a sera e i venditori danno appuntamento agli acquirenti per il giorno dopo. Luca si sfila accampando improbabili impegni di lavoro.

Susanna si fa accompagnare, la mattina dopo, in via Ghibellina. Ma siamo «fuori budget», annunciano i due venditori anticipando 2,8 milioni di richiesta. I metri quadri sono 280, più un giardino (quasi tutto occupato da una piscina), una camera matrimoniale «che è un piccolo loft», un bagno con tanto di sauna e due poltrone enormi che sembra d’essere in un albergo a otto stelle, una cabina armadio «gigantesca», un soppalco centrale «sinuoso», una scala «elicoidale», una cucina «schermata», una zona «molto padronale», un corridoio «suggestivo» e un architetto che qui «ha dato il meglio di sé».

L’«odio» aumenta, anche nel ricordo di quanto penai per costruire i pochi metri di edilizia assai economica e molto popolare. Mi verrebbe voglia di spaccarlo, questo televisore, ma la curiosità prende il sopravvento (inoltre: se spacco il tv, poi mi tocca spendere per ricomprarne un altro. Classista si, ma fesso no). Nel «real time» Ski (da non confondere con Scaiola: un altro che negli ultimi tempi mi ha un po’ fatto ingrullire con quella storia della casa che qualcuno, ma lui non sa chi, deve avergli pagato), nel «real-time» passa un altro giorno: Luca/Susanna vanno nell’ufficio di Andrea/Paola. È l’ora della decisione.

«Avremmo deciso per l’appartamento di via dei Tintori. Ce lo sentiamo più addosso». Anch’io me lo sento addosso, l’odio feroce per i due che neppure chiedono quanto costerà (a occhio e croce altre tre/quattro centinaia di migliaia di euro) rifare i soppalchi per inserire le camerette delle due innocenti creature. «Odio» di classe puro anche quando vedo il panorama che Luca e Susanna vedranno tutti i giorni dal terrazzo su via dei Tintori. «Odio» di classe doc quando, spenta la tv, mi interrogo (demagogicamente, lo ammetto) sul nome del programma.

Se a essere «disperati», cercando casa, sono Luca e Susanna – con un budget da due milioni e mezzo – come diavolo saranno quelli che la cercano avendo (forse) solo la metà della metà della metà della metà della metà?