Ragazzi, è tornato Voyager!
Ragazzi, è tornato! Intendo dire Giacobbo. Intendo dire Voyager. Intendo dire Kezzinger. Intendo dire quella affascinante cavalcata settimanale lungo misteri veri o presunti che ci fa tornare tutti ragazzi e che da questo autunno è stata spostata al venerdì, comunque in prima serata, dagli strateghi Rai.
L’aspettavo in gloria, il ritorno di un programma che è, in assoluto, quello che preferisco. Chi mi conosce sa bene che sono rimasto colpito (credo in modo irreversibile) da una puntata che l’anno scorso mostrava con infiniti dettagli il folle disegno di uno scienziato tedesco (sempre loro…) che, prima dell’avvento di Adolfo, passando da Gibilterra ideò una diga.
Enorme, gigantesca, alta centinaia di metri sarebbe servita nientemeno che a unire l’Europa all’Africa: qualche piccolo problema di dettaglio (il Mediterraneo si sarebbe in qualche anno ritirato fino a scomparire del tutto, ad esempio nella parte adriatica. Venezia sarebbe rimasta all’asciutto. Un ponte avrebbe potuto unire Sicilia e Africa. Il Sahara avrebbe finito di essere un deserto. Il clima sarebbe cambiato in modo decisivo. Qualche terremoto avrebbe potuto abbattere la diga e altro che Vayont), ma che volete fossero simili sciocchezze davanti all’idea di un nuovo grande continente unico (Atlantropa, questo il nome. Trovate tutto sul web).
Chi ha visto la prima puntata 2012/13, ad esempio, si è appassionato alla vicenda di Thai Ngoc (si pronuncia «gnoc», proprio come «gnocco» e meno male è un maschietto) un anziano vietnamita che dicono non dorme da 37 anni. Una troupe di Voyager è stata con lui per quattro giorni interi, filmandolo 24 su 24, per testimoniare che davvero lo Ngoc neppure si appisola un attimo. La moglie e i 6 figli sono preoccupati mentre lui, lo Ngoc che da sempre vive in una capanna, vorrebbe finire i suoi giorni dice in una casa vera, di mattoni. Spero per lui che mamma Rai abbia sganciato un po’ di soldi.
Chi dorme poco sono anche le monache di clausura che Voyager ha intervistato nel primo, lungo, servizio dedicato a farci riflettere sull’importanza della preghiera nello sviluppo psico-fisico di una persona. Non c’erano solo le monachelle cattoliche, ma anche il monaco buddista, il rabbino ebreo e per la par condicio religiosa un po’ tutti gli altri che pregano.
La scienza dimostra una stretta correlazione e lo ammetto malvolentieri da cattolico che, purtroppo, prega troppo poco ma in compenso chiacchiera, e scrive, molto di più fra volume del cervello umano e intensità della preghiera. In altri termini: chi prega di più e chi prega meglio, è più capace rispetto agli indifferenti e ai non preganti di affrontare con serenità e intelligenza i fatti della vita.
So che i miei amici dubbiosi, per non dire di quelli para-atei, ci credono poco. Ma stavolta è Voyager a certificarlo. Se non credete ai grandi mistici, a Giacobbo dovete crederci …
Ultimo servizio della prima puntata di venerdì scorso, un ever-green: le Piramidi dell’antico Egitto. Ne avrà fatti 150, Giacobbo, di questi servizi sull’allineamento delle piramidi (in Egitto e altrove) alle stelle di una costellazione che adesso proprio non ricordo. Ma sempre, il ragazzo, riesce a stupirci: stavolta, seguito da tre video camerine, si è addentato di corsa nel ventre della piramide di Cheofe; ne ha scalato le viscere; è salito su scale ripide; si è intrufolato in budelli di neppure mezzo metro. Lo ha fatto per noi, sdraiati sul divano di casa. Lo ha fatto per arrivare alla camera del faraone.
Ma qualcuno, accidenti, doveva esserci arrivato prima: il sarcofago era aperto, vuoto. E dentro un bigliettino: «sì, ma dopo la pubblicità».