Su RaiUno la prudenza e il coraggio di «Paolo VI»
di Mauro Banchini
C’è un punto allegorico nella ricostruzione di Lux Vide e Rai Fiction su Giovanni Battista Montini, mandata in prima serata da RaiUno. Siamo nella seconda puntata, dedicata al «papa nella tempesta»: Paolo VI ha un incubo, attraversa folle che lo deridono, gli sputano, gli urlano come a un fallito; nella folla si riconoscono persone amiche; lui è sempre più debole e cade sotto il peso di una croce tremenda. Solo una persona si fa avanti: è un vecchio arabo cristiano che lui, Montini era andato a trovare, nel viaggio in Terrasanta. Il vecchio morente aveva chiesto di vedere il «Santo Padre». Adesso è lui ad aiutare un padre apparentemente sconfitto: lo rialza. Gli mostra l’unica strada possibile: il Calvario. E che Calvario, quello di papa Montini!
Interpretato da un ottimo Fabrizio Gifuni, il papa televisivo attraversa tre lustri di cambiamenti: dal Concilio, che in molti vorrebbero chiudere perché le novità spaventano, all’assassinio di Moro, «uomo buono, mite, saggio, innocente, amico» che «gli uomini delle Brigate Rosse» uccidono nonostante l’appello del vecchio amico.
Come andarono le cose nella realtà, noi lo sappiamo bene. Gli «uomini delle Brigate Rosse» non si fecero intenerire come il Matteo della fiction e Aldo Moro venne ucciso. All’amareggiato Paolo VI non rimase che l’invettiva noi di una certa età ce la ricordiamo bene, così come ci ricordiamo il tono tremante di una voce ormai arrivata alla fine «Signore, tu non hai esaudito la nostra supplica».
È il 1978. L’anno del papa venuto da lontano, a cui il papa venuto da Brescia aveva regalato la prima pietra della chiesa che i comunisti non volevano far costruire.
Paolo VI muore e la fiction lo fa morire sorridente, in mezzo a tanta gente che finalmente lo applaude. E lui, dovendo scegliere fra la Curia e la gente, sceglie di guardare la Curia dalla parte della gente. Non l’opposto. Ma sorride a entrambi.
Una versione tv è per il grande pubblico, non per i raffinati dell’intelletto: è comunque convincente rispetto a un uomo di Chiesa ingiustamente dimenticato. Schiacciato fra il papa buono e il papa polacco, Montini interpretò con coraggio e prudenza il suo ruolo in anni turbolenti. La riduzione esemplifica il coraggio e la prudenza attraverso le due encicliche: quella sull’amore fra i popoli e quella sull’amore fra l’uomo e la donna. La «Populorum Progressio» nasce dai grandi viaggi nel Sud. La prima volta di un papa che prende l’aereo, che vede, con i suoi occhi, ingiustizie da sanare. La «Humanae vitae avrebbe potuto scriverla un papa del secolo scorso», gli sussurra un cardinale amico, invitandolo a non pubblicarla. Ma lui la pubblica.
Coraggio e prudenza usati anche nei confronti dello scisma lefreviano. Al cardinale che lo accusa di «calpestare la tradizione» Montini replica che «la tradizione non è ripetere sempre le stesse cose». Prudenza e coraggio: la fiction trova una frase per collegare un dilemma valido allora e valido sempre. «Questo papa ha deciso da sempre di fidarsi della libertà degli uomini».