Tg, due «ammiragli», ma… solo di spot e marchette
di Mauro Banchini
Finisce con un timore, il servizio al TG5 ore 13 sui 300 immigrati in balia di un mare forza sette nel canale di Sicilia: il timore che qualcuno di loro possa portarci «malattie contagiose». E su queste due paroline si attacca il servizio successivo: dedicato, guarda caso, proprio all’influenza che sta decimando le nostre scuole («In particolare al sud»). C’è legame voluto fra i due servizi? Si voleva collegare la nostra salute ai rischi portati dagli immigrati? Non lo sapremo mai. Forse è solo coincidenza.
E così abbiamo già parlato di uno dei 22 pezzi che hanno riempito questo tg «ammiraglio» diretto da Clemente J. (vuol dire Jackie, grazie wikipedia!) Mimun. Che siamo in tv commerciale si capisce bene dall’ultimo pezzo: non è giornalismo ma sono 11 spot (dalle cotolette aia al televisore samsung, dai biscotti ringo al profumatore gled spry, alle bustine puraflor per sgonfiare la pancia riempita dai cioccolatini ferrero rocher).
Come possibile? Lo ammette Paola Rivetta, la conduttrice, riprendendo la linea dopo i 4 minuti di pubblicità collocati non fuori ma dentro il tg. «Il giornale è finito, vi lasciamo con le previsioni del tempo», dice Rivetta confermando che fra news e spot ormai c’è poca differenza. Quanto sia regolare inserire gli spot dentro un tg lo ignoro, ma è già tanto che non abbiano stabilito di inserire «lampi» pubblicitari proprio durante le news. Immaginate la notizia 12: l’uccisione in strada del boss mafioso foggiano («conosciuto come Ciccillo») flashata da un proteggi slip. Magari ci arriveremo presto.
Caratteristica dei pezzi è la rapidità. Il TG1 delle 13,30 di pezzi ne conta uno in meno, ma la rapidità è sempre quella. Molti i pezzi sovrapponibili mentre entrambi i tg (compreso quello, diretto dal mitico Min- zo- lin, del servizio pubblico) tacciono quella che sarebbe destinata a diventare la notizia del giorno: la conferma, in appello, della condanna per corruzione dell’avvocato Mills. È stato corrotto, confermano i giudici, dal premier e questo forse spiega il silenzio: «dettaglio» troppo scomodo per i due direttori. La sentenza arriva a tg terminati, ma sotto un’etica puramente giornalistica e professionale sarebbe stato logico informare sul fatto che si stava attendendo una sentenza così importante. Largo spazio, invece, per la cronaca, compreso il solito computer di Alberto Stasi. Emblematici i dettagli su un fattaccio di nera in Sicilia: giovane donna uccisa per gelosia dal convivente, fatta a pezzi, sepolta e ritrovata in 9 buste di plastica. Non era meglio, per entrambi i tg, mezzo minuto in meno sulla donna squartata e mezzo minuto in più sull’avvocato corrotto?
Ecco un’altra analogia nei due tg: la leggerezza delle rubriche finali di costume. Chiarissima una marchetta in «Tendenze» (TG1) con un servizio sulla bellezza delle donne russe dove si materializza lo stilista Roberto Cavalli. Il TG5 aveva appena contribuito a magnificare il cuoco Theo Penati impegnato nel suo piatto migliore: lo gnocco brianzolo.
Se la cavano velocissimi su notizie importanti il TG1 (8 clandestini, 4 donne e 4 bambini, morti nel mar Egeo) e il TG5 (blitz della Finanza nelle banche svizzere): 15 secondi in un caso, 13 nell’altro. Ma dedicano ampi servizi alla decima edizione del «Grande Fratello», il TG5, e al caso di Elisa, 18 anni, eletta miss Verona: il TG1 ci rende partecipi del fatto che Elisa non potrà partecipare a miss Mondo perché ha un figlio.
Altri servizi farlocchi soprattutto sull’ammiraglia Rai (uno spottone per un film giapponese costato 80 milioni; un altro su una pianista canadese; un pezzo su una gara in Australia fra auto a energia solare). Meno farloccate (oggi?) nell’ammiraglia Mediaset. La politica non merita vederla né da una parte né dall’altra: i pezzi sono costruiti apposta per capirci un tubo (oggi si parla di Bersani, Marrazzo e Rutelli). Con evidente goduria, TG5 apre con gli arresti nel Comune di Firenze e nel Pd.
TG5 dà spazio all’incredibile prima udienza al processo Thyessen, la fabbrica dove morirono 7 operai: udienza saltata perché l’amministratore delegato, che parla benissimo l’italiano, lamenta l’assenza di un traduttore. Il Tg1 ignora la notizia. Utilissimo, nel TG5, anche un altro spazio: un esperto in studio risponde sulle pensioni. Min-zo-lin (che pure dà un buco ai concorrenti sulla liberazione di un ostaggio italiano in Venezuela) risponde rassicurando. A ottobre parola di Confindustria la produzione è tornata a crescere.