Tg locali, la tv privata quasi meglio della Rai
di Mauro Banchini
Immancabile e implacabile il servizio di apertura in entrambi i tg toscani di martedì scorso nell’edizione serale (22 minuti per il TGR Rai e 29 per quello che unisce tre tv locali e che si chiama TGT): il ministro Matteoli e l’assessore Conti tagliano il nastro per il famoso «corridoio tirrenico». Se ne parla da 34 anni e se ne parlerà ancora per altri cinque anni (tanto dovrebbero durare i lavori per la Livorno-Civitavecchia), ma il ministro post fascista e l’assessore post comunista il nastro tricolore lo tagliano insieme. A unirli le camere tv e i taccuini dei giornalisti. E chissà quante altre «inaugurazioni» dovremo sorbirci da qui al 2014.
Non esistono differenze nel porgere i tg, neppure quelli vestiti al regionale: il servizio pubblico e l’emittente privata hanno una analoga sigla sferzante, un conduttore belloccio in studio (stasera donne) che sta lì solo per collegare i diversi servizi della scaletta; servizi che hanno la stessa caratteristica di tutti i servizi tv che non siano di approfondimento: la rapidità. In pochi secondi, al massimo un minuto e mezzo, si deve «informare» (ma questa mi chiedo può essere definita «informazione»?) su questioni anche complesse, su storie anche delicate. È impossibile farlo, ma il sistema globale è questo e il nostro cervello è da tempo abitato solo da spot e pillole.
Possibile comunque notare una differenza: se il tg Rai continua a dover combattere e spesso a perdere con il vizio che lo accompagna (l’essere troppo fiorentino-centrico), l’altro tg sembra vaccinato contro questa malattia. Giovani e bravi corrispondenti danno voce a quanto accaduto nella cosiddetta periferia. Raccontano storie anche di un certo interesse dando spazio alle persone normali e non solo agli esponenti di un ceto politico che per due secondi di apparizione televisiva farebbe di tutto. Stasera TGT racconta che in una scuola di Massa le maestre, per protestare contro i tagli del ministero, hanno «tagliato» la recita di Natale. Vespaio di polemiche. La corrispondente vorrebbe parlare con le maestre che però temono di apparire in tv. Idem per i genitori contrari, che (sic) «temono ritorsioni». Parlano solo i genitori favorevoli.
Un altro corrispondente, da Prato, intervista un piccolo artigiano messo in crisi da un fallimento pilotato di un suo ex cliente (volto oscurato e voce contraffatta per l’artigiano, come se si temessero, anche in questo caso, chissà quali «ritorsioni»). Da Siena: una postina, che su un motociclo consegnava lettere (o meglio: pubblicità, visto come è ormai composta la «borsa» dei postini), è finita contro un camion ed è morta. Si scopre che nel 2009 di postini così ne sono morti ben 19.
Insomma: il pool dei giovani corrispondenti locali della piccola tv privata non sfigura certo davanti alla corazzata Rai. Può, anzi, perfino dare dei punti in termini di copertura effettiva del territorio. Dalla sua la Rai ha, comunque, l’autorevolezza dell’azienda (proprio oggi la TGR compie 30 anni e da Roma c’è spazio anche per un invecchiato Biagio Agnes sul rapporto fra news regionali e news globali).
Diverse, oltre al nastro tagliato in quel di Cecina, le notizie che si ritrovano in entrambi i tg: il terremoto sentito ad Arezzo, l’inevitabile e implacabile servizio sul maltempo (mi piacerebbe una legge che vietasse di dire «l’inverno è finalmente arrivato per la gioia degli sciatori». Io non scio, ma l’inverno mi piace lo stesso. Dunque?), un aggiornamento sulle richieste danni per il disastro ferroviario di Viareggio, gli indagati per le violenze politiche dello scorso maggio, i 90 mila posti di lavoro persi.
Più paludate e istituzionali le interviste nel tg Rai mentre l’altro tg, almeno stasera, sembra dare uno spazio maggiore a esponenti di base. Leggeri, in entrambi i casi, gli ultimi servizi: inevitabile e implacabile nel tg Rai, quello sulla Fiorentina (perché trasmettere l’intervista con un pallonaro che dice «ci prepareremo nel modo migliore» o «nell’anno nuovo cercherò di migliorare» o «spero di continuare così» o altre deprimenti banalità del genere? Perché tutto questo inutile spazio? Solo perché uno dei portatori di così elevato pensiero si chiama Gilardino e l’altro Jovetic?).
Dall’emittente privata si risponde con due servizi che odorano di comunicati stampa: una mostra (definita, forse troppo prematuramente, «l’evento del secolo») e una sfilata con una modella il cui pregio più grande è, forse, essere «la compagna di Luca Toni».