«Tutti pazzi per la tele»? Nulla di buono o quasi

di Mauro Banchini

Una cosa mi piacerebbe sapere; quanti soldi hanno preso Mal (quello dei Primitives) e Pamela Anderson (quella dei telefilm sulle bagnine) per farsi vedere nella prima puntata di Tutti pazzi per la tele.

Pomposamente presentato da Antonella Clerici come «una festa della televisione» e tratto da un format che, a occhio e croce, doveva riguardare qualche trasmissione per ragazzi, il programma – iniziato martedì scorso in prima serata su Rai1 – parte con un imbarazzante e imbarazzato Mal a cavallo.

Sia il cantante che il cavallo sono autentici e si intuisce la differenza: il primo ondeggia sopra, il secondo scalcia sotto. Il tutto è condito con un sottofondo musicale che, con acuta originalità, rinvia a «Furia, cavallo del West». Dopo un ingresso così solenne, il mitico Mal – esausto – si mette seduto con gli altri ospiti (su tutti gigioneggia Paolo Bonolis) e non si capisce più cosa ci stia a fare e soprattutto perché debba essere pagato non con i soldi della Clerici, ma con quelli nostri.

Questione analoga per la pettoruta Anderson: ha quarant’anni, sulla pelle gonfiata ne dimostra dieci in più, racconta di essere mamma e questo ci rende felici. Poi sparisce per rientrare, quasi alla fine, con una specie di spogliarello guidato da quel genio del giornalismo che si chiama Luca Giurato.

Anche Giurato come tutti gli altri ospiti della puntata (Lorella Cuccarini e Amanda Lear, Veronica Pivetti e Iva Zanicchi. Arriva perfino l’ottimo Ugo Pagliai), deve essere pagato dal servizio pubblico per dire tre o quattro bischerate in un programma la cui idea è elementare e non certo da oscar dell’innovazione: mostrare la tv degli anni passati; quella che – oggi si dice – era migliore dell’attuale o perché era davvero così oppure, cosa più probabile, perché a una certa età il passato è sempre meglio del presente.

Dimenticavo: c’è anche, conduttore fisso insieme alla Clerici, tale Pistarino. Dovrebbe essere un comico. Il massimo della comicità, almeno nella prima puntata, è quando Pistarino si traveste da Belfagor. In studio ridono tutti, compresi quei poveracci del pubblico, ma è da contratto. Ridono anche all’immancabile quiz nel quale gli ospiti, divisi in due squadre e arbitrati dall’immancabile giornalista, si «sfidano» per indovinare chi, fra le bambine inquadrate, era la Cuccarini.

Sullo schermo riecco Mal che canta (1966) «I tuoi occhi sono fari abbaglianti». Noi, da ragazzi al paese, si completava «quando esci dal Banti» (che era un’osteria locale) aggiungendo «le tue labbra sono rosse di vino» perché faceva rima con «come quelle di Gigi del Campino» (uno a cui gli piaceva bere).

Bello, ricordarsi quando s’era ragazzi. Ma ‘sta cosa – in Rai o in Mediaset – già l’abbiamo vista fare decine, se non centinaia, di volte. E allora uno si chiede che bisogno c’è di un programma come questo? Fanno pure vedere, pescandole però dal mercato straniero, gaffes di giornalisti o cadute di ballerine: tutte cose già viste e riviste. In «Paperissima» o altrove.

E c’è la Clerici (44 anni, simpaticamente amante del cibo, il fidanzato attuale ne ha 12 in meno e l’ha messa incinta mentre lei – dicono le malelingue – l’ha fatto diventare autore di suoi programmi Rai): fa uno spot per una associazione che adotta i poveri bambini africani. 82 centesimi al giorno e la coscienza è salva.

Dunque nulla di buono? Qualche sprazzo, ma bisogna cercarselo col lanternino: Pivetti e Clerici che scendono le scale dell’Ariston a Sanremo super impegnate nel non scivolare; Zanicchi che rifà vent’anni dopo «Il prezzo è giusto»; Lando Fiorini che canta «din don din don amore/cento campane stanno a di’ de no». Ma resta l’interrogativo fondamentale che solo Brunetta – quello che mette sul web i redditi pubblici – può sciogliere: Mal, quello dei Primitives, l’hanno pagato – e quanto – per arrivare a cavallo? Oppure i soldi li hanno dati al cavallo per far finta di chiamarsi Furia?