TvPrato e  Telesandomenico quando l’integrazione passa dalle tv cattoliche

di Mauro Banchini

Quando il pratese direttore di TvPrato, mi ha anticipato la notizia chiedendo proprio a un pistoiese di diffonderla, sono rimasto enormemente soddisfatto tanto la cosa mi è sembrata bella. Poi ha prevalso il buon senso e mi limito a scrivere un, meno compromettente, plauso per un uso così utile del mezzo televisivo. Anche perché, nel frattempo, è arrivato pure il direttore dell’aretina Telesandomenico, con una testimonianza altrettanto positiva.

Ma torniamo alla notizia pratese: una trasmissione («Ripeti con me») con lezioni di lingua italiana per cinesi e non solo.

L’altro giorno stavo in treno sulla Firenze-Signa divertendomi a guardare le facce, fra l’infastidito e il disgustato, di due brave signore davanti a un «marocchino» (non il classico vucumprà ma una sorta di manager. Almeno all’apparenza) impegnato in una lunga e rumorosa chiacchierata telefonica. Non si rendeva conto, il «marocchino», di urlare. Ma affascinava, parlando di chissà cosa, con suoni all’apparenza deliranti, comunque incomprensibili per il nostro ceppo linguistico. Un po’, insomma, come i cinesi.

Le due vecchiette non erano affascinate. Ce l’avevano con il «marocchino» perché … «non si capisce nulla». Davanti alla mia obiezione sull’atteggiamento che «in Marocco», su un treno affollato di «marocchini», avrebbero davanti a un empolese impegnato in una telefonata con un pratese parlando italiano, le due mi hanno guardato e, nell’ordine, ignorato-compatito-mandato- (a quel paese).

Ed ecco il plauso al direttore di Tv Prato e ai suoi collaboratori. Ma anche a Huang Miao Miao (lo giuro: si chiama proprio Miao Miao), una fra le interpreti dell’iniziativa pensata per far capire come l’integrazione di una fra le comunità meno integrabili – i cinesi – possa passare anche dalla conoscenza della lingua italiana.

Sono dieci puntate da un quarto d’ora l’una. Si racconta di un ragazzo cinese arrivato a Prato: viene accolto da una coetanea cinese che parla italiano (e magari pure il pratese, come capita ormai in tante scuole dove vedi ragazzini, con occhi inequivocabili, smarronare con misteriosi «enno», «tornonno», «andonno»). La ragazza lo aiuta a conoscere città e lingua in modo progressivo e con livelli di conoscenza crescenti: presentazioni, conversazioni alla posta, colloqui con un professore, richiesta di informazioni stradali (non a caso – in una Prato dove la vulgata popolare sostiene che «ci si perde sempre» – chiedere informazioni stradali è considerato il livello massimo di difficoltà).

«Non vogliamo solo insegnare la lingua italiana – spiegano i registi Tersa Paoli e Fabrizio Marini – ma anche aiutare la comunità cinese a familiarizzare con una società molto diversa». Ogni puntata si chiude con un raffronto fra due proverbi, uno cinese e uno italiano: dimostrazione che le culture sono certo diverse ma che esistono, comunque, «curiosi punti in comune». Lodi, al progetto sostenuto da finanziamenti di Regione Toscana, anche dall’amministrazione comunale con l’assessore Giorgio Silli.

E, come già anticipato, non finisce qui. Viene da Arezzo, dall’emittente cattolica Telesandomenico, un’altra bella conferma di quanto bene si possa fare con i media per facilitare l’integrazione fra culture e lingue.

A maggio sarà passato un anno da quando il vescovo Fontana decise di appoggiare l’idea di un «tg etnico». Nacque «week world», un altro prodotto di cui – come toscani, non solo come cattolici toscani – andare fieri: un autentico progetto-pilota che va in onda ogni sabato (repliche la domenica) con sei servizi giornalistici già trasmessi nel corso della settimana e riproposti nelle sei lingue straniere più gettonate in Arezzo e provincia (albanese, arabo, francese, inglese, polacco, rumeno). Gli speaker, in collaborazione con il tecnico-commerciale intitolato a «Buonarroti», sono ragazzi stranieri: esponenti, dunque, delle seconde generazioni.

«Chiesa – ha più volte detto il vescovo di Arezzo – è voce del verbo comunicare, ed è importante farlo partendo dal principio evangelico dell’uguaglianza e utilizzare anche i media per fare Pentecoste».

Ricordate? Parlavano lingue diverse, ma si capivano molto bene fra loro.