Vero o falso? «Urban Legends» l’inutile passatempo

di Mauro Banchini

Con Urban Legends e un bel gelato – nella mezzanotte estiva di Italia 1– la tv è passatempo. Del tutto inutile, ma il tempo passa. Interpretate da attori, passano sei storie: due vere e quattro false. A noi la fatica di indovinare. Un altro pugno di storie («mini legend») sono sintetizzate e la soluzione arriva subito: fra le prime mini storie taroccate una riguardava Mark, camperista che sulle lunghe, deserte, dritte strade dell’Arizona amava azionare il pilota automatico schiacciandosi dolci sonnellini. Finì dritto in mare. Che fosse una bufala era chiaro, ma pure un’altra leggenda (il ladro svedese acciuffato dalla polizia solo perché aveva perso la dentiera e solo perché in Svezia le dentiere sono numerate), anche questa pareva falsa. Ma, grazie alla precisione dei dentisti svedesi, è vera.

Storie per tutti i gusti: il motociclista francese Andrè, durante un nubifragio a Cannes, finisce dentro le fogne compiendo un viaggio nauseabondo alla velocità di 40 km/ora. Salvo solo per via del casco. Puzzolente, la storia, ma vera.

Inquietante e all’apparenza vera, in realtà inventata, la storia di Susanna. Una ragazza ungherese internata per errore nel manicomio di Budapest: riuscì a dimostrare che non era pazza solo 52 giorni dopo. Nell’assai poco organizzato ospedale, i ricoverati in regola risultavano sempre 310 e lei – che in realtà era andata a visitare una cugina – era finita fra i matti solo perché, quel giorno, una matta vera era fuggita: gli infermieri non ci avevano fatto caso. Per loro i conteggi serali tornavano precisi.

Inquietante ma falsa. E false pure le storie del golfista mangiato da un coccodrillo dentro un laghetto in un green californiano mentre cercava la pallina; falsa la ministoria della babysitter drogata che mette nel forno credendola un tacchino la bimba avuta da genitori poco svegli; falsa la storia del motociclista decapitato dalla manovra di un camionista (riesce a farsi giustizia perché – decapitato ma vispo – spaventa il camionista continuando a pilotare la moto e facendogli pure il gesto dell’ombrello).

La storia dei tre hippies (California 1967) che per retta a un guru e intontiti dall’LSD, fissarono il sole a picco per ore diventando ciechi, quella storia è vera o falsa? È un falso totale ma uscì su Newsweek.

Vera, invece, la storia dei due nudisti che nel freddo inverno dello Stato di Washington, annoiati dalla provincia e intontiti da qualche birra, scorrazzarono nudi dentro un bar. Pensando di gabbare furono però gabbati perché un ladro, vestito, gli fregò l’automobile: i due rimasero a zizolare al gelo.

Questa storia me ne ha ricordato un’altra: erano tre o quattro i bontemponi della montagna pistoiese, giovani a metà anni Sessanta, che per fregare la noia erano soliti – dicevano – montare in auto, scendere a Firenze, mostrare ai passanti le «chiappe chiare», urlare alle donne parole non molto tenere.

Si vociferava di tali innocenti bravate senza però che qualcuno portasse le prove. Uno di loro, d’estate con i villeggianti, si faceva passare per «principe» con storie tanto mirabolanti quanto credibili. Adesso, purtroppo, riposa anticipatamente al cimitero. Le sue storie di «principe» – tesori e palazzi compresi – non sfigurerebbero su Italia 1 perché davvero, come diceva Mark Twain, «l’unica differenza fra la realtà e la fantasia è che quest’ultima deve essere credibile».

Nel web c’è un sito www.leggendemetropolitane.net che merita scorribande. È in collaborazione con il Cicap (Comitato italiano controllo affermazioni paranormale): fra licantropi, sirene, vampiri, personaggi e storie misteriose non c’è che l’imbarazzo della scelta. Un esempio cinematografico? Pare che Clint Eastwood sia figlio di Stan Laurel. In effetti è nato il 31 maggio 1930, giorno in cui il mitico Stanlio ebbe un figlio che però visse poche ore. Dicono che Clint somigli a Stanlio. Vero? Falso?