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Rubrica: Risponde il teologo

24 Maggio 2011

Chi ha ucciso Osama Bin Laden ha commesso peccato?

di Archivio Notizie

Volevo avere una risposta al seguente quesito: chi ha ucciso Bin Laden ha commesso un peccato? Sono anche io un sacerdote e chiedo un aiuto per poter rispondere a me stesso e ai miei parrocchiani con maggiore conoscenza.

Don Enrico

Risponde don Leonardo Salutati, docente di Teologia moraleCarissimo don Enrico la sua domanda è semplice e diretta, ma la risposta è abbastanza complicata. Infatti non conosciamo esattamente le circostanze di fatto e di diritto che hanno portato alla morte di Bin Laden e neppure è stato detto chiaramente quale ordine fu dato ai soldati: quello di arrestare oppure quello di uccidere il ricercato? Comunque per offrire degli elementi di valutazione alla questione da lei posta ed essendo uno stato sovrano quello che ha compiuto l’operazione, penso possa essere utile richiamare l’insegnamento della Chiesa sulla pena di morte, tenendo presente che gli Stati Uniti sono anche uno dei 43 paesi membri delle Nazioni Unite, e uno dei 7 paesi a democrazia liberale, che ancora mantengono la pena di morte. Come lei ben saprà  la dottrina della Chiesa è passata dal ritenere che l’autorità civile senza peccato può infliggere la pena di morte, purché sia mossa non dall’odio ma dalla giustizia e non proceda senza precauzione ma con prudenza affinché sia conservato il bene comune (Concilio Lateranense IV del 1215), ad una valutazione radicalmente diversa grazie ad uno sforzo di approfondimento e di precisazione della questione che ha trovato la formulazione definitiva nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica del 2005 ai nn. 467-469. In questo documento si ribadisce che la vita è sacra fin dal suo inizio e pur riconoscendo che la legittima difesa, per chi ha responsabilità della vita altrui, può essere anche un grave dovere, tuttavia, essa non deve comportare un uso della violenza maggiore del necessario. Inoltre entrando nel dettaglio della pena da infliggere al reo di un delitto si afferma che oggi, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere il crimine rendendo inoffensivo il colpevole, i casi di assoluta necessità di pena di morte sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti, nella considerazione che i mezzi incruenti (…) corrispondono meglio alle condizioni concrete del bene comune, sono più conformi alla dignità della persona e non tolgono definitivamente al colpevole la possibilità di redimersi.

In conclusione, possiamo dire che l’insegnamento della Chiesa sulla pena di morte è maturato a seguito di una comprensione nuova delle tre «ragioni classiche» che la legittimavano. Infatti la legittima difesa, può oggi esser assicurata con altri mezzi efficaci, più consoni alla dignità della persona, perché l’uomo, anche quando fa il male, mantiene la sua dignità e i diritti inalienabili, che non gli provengono dallo Stato e dalla società, ma dalla stessa natura umana, da Dio. Decretando la pena di morte, dunque, lo Stato va oltre i suoi poteri. Inoltre è stato ormai ampiamente dimostrato che la pena di morte non è un deterrente per la dissuasione del delinquente, ed anche se lo fosse, la vita umana ha valore assoluto e non può mai essere strumentalizzata, neppure in vista di un fine buono, quale il contenimento della criminalità.

Infine, circa il ristabilimento dell’ordine violato, terza motivazione «classica», è evidente che con la pena di morte non si restituisce comunque la vita all’innocente. Uccidere può servire a fare vendetta, non giustizia. La «compensazione» può avvenire solo nella vita, non nella morte, e l’ordine leso si ristabilisce quando il reo si pente e torna sulla buona strada, facendo il bene, non aggiungendo morte a morte. Queste ragioni, che sono alla base dell’insegnamento della Chiesa Cattolica, sono ormai condivise dalla coscienza umana e dalla coscienza cristiana, e spiegano perché la Chiesa dice di no alla pena di morte.

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