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Rubrica: Risponde il teologo

5 Novembre 2008

Come comportarsi con chi chiede l’elemosina?

di Archivio Notizie

Da tempo, durante i miei spostamenti quotidiani da una parte all’altra della città, mi imbatto sempre più di frequente in mendicanti, barboni e zingari che chiedono l’elemosina per strada. E questo è un fatto che si pone non solo per chi cammina a piedi ma anche per chi, in auto, si ferma al semaforo. Sono sempre le stesse facce, sempre le stesse persone che oramai si sono stanziate nelle nostre città «spartendosi» le diverse zone. Dinanzi a chi chiede, anche con insistenza, denaro, la prima reazione è quella del fastidio e dell’indifferenza. Ma mi domando quale in questi casi dovrebbe essere l’atteggiamento corretto da tenere almeno per una persona che si professa cristiana. Esistono delle «regole» nei confronti della carità e dell’elemosina?

Lettera firmata

Risponde don Leonardo Salutati, docente di Teologia MoraleLe due regole che il Signore Gesù ci ha espressamente indicato come fondamentali e dalle quali dipende tutto sono semplici da ricordare: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti» (Mt 22,37-40).

Se poi vogliamo andare un po’ più a fondo troviamo altre indicazioni chiare nei vangeli. L’evangelista Luca ci riporta un insegnamento di Gesù che dice: «Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi» (Lc 6,31-35).

A queste parole si potrà obiettare che però la domanda della lettrice parla di elemosina e non di prestito. Immediatamente di seguito però, Luca riporta un altro insegnamento che ci può ulteriormente aiutare: «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio» (Lc 6,36-38).

Sono parole che richiedono di essere meditate per fare proprio lo spirito con cui Gesù camminava per le strade degli uomini incontrando anche lui i mendicanti, i barboni e gli zingari del suo tempo, verso i quali non poteva non provare quella compassione che è richiesta per entrare nel suo regno e che consiste nel saper accogliere gli affamati, gli assetati, i bisognosi di ospitalità, i nudi da rivestire, gli ammalati e i carcerati (cf. Mt 25,31-46). È tuttavia vero che saper accogliere non significa essere investiti della responsabilità di risolvere i problemi di tutti quelli che incontriamo, non è umanamente possibile, e questo ci scarica dagli eventuali sensi di colpa, però è altrettanto vero che l’incontro con un cristiano dovrebbe lasciare sempre qualcosa di positivo, perché il discepolo di Gesù è chiamato ad imitare il Maestro che non lasciava mai indifferenti coloro che incontrava. Con questo si intende dire che il cristiano non è obbligato a dare sempre qualcosa a chi chiede.

I Padri della Chiesa a tal proposito esortano affinché: «la tua elemosina si bagni di sudore nella tua mano, finché tu non abbia ponderato bene a chi dare», ammonendo che: «se alcuno, infatti, riceve per bisogno è senza colpa; ma se prende senza aver bisogno dovrà rendere conto perché ha preso e a che scopo» (Didachè, SC 248, 1978, 146-147). Tuttavia sempre, in quanto cristiani, dovremmo saper essere accoglienti con un sorriso, con una parola che non giudica e che sa trasmettere pace, valutando cosa lo Spirito Santo ci richiede in quel momento. Madre Teresa di Calcutta e con lei tutta la grande schiera dei santi della carità, ci possono essere di esempio, di ispirazione e, soprattutto, possono intercedere per noi affinché impariamo in ogni occasione a rendere ragione della speranza che è in noi con dolcezza e rispetto (cf. 1Pt 3,15).

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