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Rubrica: Risponde il teologo

4 Maggio 2004

Come si riconosce la presenza del diavolo?

di Archivio Notizie

A pagina 9 del vostro giornale, in data 11 gennaio, mi ha colpito un titolo «Il diavolo probabilmente ma solo in pochi casi» un titolo che mi ha fatto molto riflettere. Di questo passo anche gli «esorcismi» di Gesù, narrati nei Vangeli, prima o poi saranno messi in dubbio. Epilessia? Malattie psichiche non facilmente individuabili? o cos’altro ancora? Intanto chi ci guadagna è proprio lui, il «falsario», il mentitore, il principe delle tenebre (ma che ora opera anche in pieno giorno)… tanto a lui ben pochi ci credono! Eppure, basta guardarsi intorno. Liturgie deserte, orge sataniche, libertinaggio, domeniche trasformate in deliranti osanna al distruttore delle anime, mass media che adorano il dio quattrino. Nell’articolo poi si parla di «possessione» diabolica soltanto, mentre vari sono i gradi dell’influsso demoniaco, non facilmente qualificabili e tanto meno quantificabili. Certi articoli anziché mettere ordine e luce nelle coscienze servono, per me, solo a creare maggiori dubbi sulla presenza del maligno nel mondo. Ambrogio LocorotondoMarina di Massa risponde PIERO CIARDELLADevo premettere che non ho letto l’articolo a cui ci si riferisce nella lettera. Nonostante ciò mi permetto di annotare alcune riflessioni sull’argomento, a margine dell’appassionato rimprovero del signor Locorotondo. Quando si tratta una materia così delicata, com’è certamente quella del demonio e della sua opera, è necessario comporre con estremo equilibrio verità e prudenza, così da parlare con franchezza dell’opera oscura del Maligno nell’uomo e nel mondo, ma sempre con estrema cautela senza cedere a pericolosi allarmismi. Infatti, se è da biasimare l’eccessivo pudore con cui pastori e teologi spesso tacciono sul Demonio e la sua opera, dall’altra non può essere condiviso l’atteggiamento di chi vede lo «zampino» di Satana ovunque. Il titolo dell’articolo, forse volutamente provocatorio, credo si possa interpretare come un invito a prendere consapevolezza della presenza misteriosa e inquietante del Maligno, riconoscendo, al contempo – come ammettono gli stessi esorcisti -, che tra i casi di presunta possessione, vessazione o infestazione, solo una piccola percentuale risulta, ad un giudizio serio, veramente opera del demonio e non una forma di psicosi da curare con i metodi della scienza.

Riconoscere questo non significa negare l’esistenza del «Falsario» e del suo potere, ma agire con quella necessaria prudenza e rigoroso discernimento che solo la Chiesa, grazie alla preghiera, è in grado di esercitare. Gabriele Amorth, che come si sa non è affatto indulgente coi pastori e i teologi che a suo dire non credono nel diavolo, scrive saggiamente: «In caso di malattie e in particolare di mali psichici, il ricorso ai medici rappresenta la generalità, la prima cosa da farsi; il ricorso all’esorcista è l’eccezione, a cui ci si rivolge solo in presenza di sintomi del tutto particolari. Il mio rammarico è lo scarso ricorso agli psichiatri o il ricorso troppo tardivo ad essi».

In questa direzione si muovono anche importanti documenti ecclesiali, come il Catechismo della Chiesa Cattolica (n.1673), e l’importante nota pastorale dei vescovi toscani: «A proposito di Magia e Demonologia». Quest’ultimo documento, in particolare, dopo aver ben distinto i vari gradi di intervento demoniaco, al n. 16 recita: «Compito fondamentale della Chiesa è di discernere la realtà dell’azione di satana da fenomeni di altro genere e riconoscere volta per volta i casi che rientrano in essa. Può infatti accadere, specie in un ambiente così fortemente caratterizzato dal prevalere di forme di pensiero magico, occultista e superstizioso, che una persona afflitta da psicopatologie più o meno gravi ritenga di essere vittima di influssi o addirittura di possessione satanica, senza che ve ne sia un reale motivo, ma solo per un fenomeno di suggestione».

Il Rituale degli esorcismi invita i pastori alla massima prudenza nel distinguere «rettamente i casi di assalti diabolici da una certa credulità per cui anche dei fedeli ritengono di essere oggetto di maleficio, di mala sorte o di maledizione, che sarebbero inferte da altri sopra di loro». Credo che una risposta secondo verità e prudenza all’accorato richiamo del nostro lettore, possa trovarsi efficacemente in queste parole.

E Pisa si scoprì capitale dell’occulto

A proposito di magia e demonologia (Nota pastorale 1° giugno 1994)

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